KOROR – La presenza di Taiwan alla cerimonia inaugurale del Pacific Islands Forum (PIF) ha provocato una dura reazione della Cina, che ha presentato proteste diplomatiche e promesso “conseguenze” dopo che rappresentanti di Pechino e Taipei si sono ritrovati nella stessa sala a Palau.

Il confronto si è consumato ieri sera al National Gymnasium di Koror, dove leader del Pacifico, delegazioni straniere e rappresentanti dei Paesi partner hanno assistito all’apertura ufficiale del vertice.

Tra il pubblico, insieme al primo ministro Anthony Albanese e agli altri rappresentanti regionali, erano presenti sia funzionari cinesi sia il ministro degli Esteri taiwanese Lin Chia-lung.

Palau è uno dei soli 12 Paesi al mondo che riconoscono diplomaticamente Taiwan anziché la Repubblica Popolare Cinese e Taipei ha sfruttato il vertice per rafforzare i propri contatti nella regione.

L’inviato speciale cinese per il Pacifico Qian Bo ha dichiarato di avere formalmente contestato la presenza taiwanese sia al governo di Palau sia al segretariato del Pacific Islands Forum.

“Abbiamo certamente serie preoccupazioni”, ha affermato.

Interpellato sulle possibili ripercussioni, Qian ha risposto che “ci saranno sempre conseguenze”, aggiungendo che la partecipazione di Taiwan “non avrebbe dovuto verificarsi” ed è stata giudicata da Pechino “molto inappropriata”.

La Cina considera Taiwan una parte inalienabile del proprio territorio e insiste sul principio della “One China”, chiedendo agli altri governi di non riconoscere Taipei come Stato sovrano.

La maggior parte dei Paesi, compresa l’Australia, non intrattiene relazioni diplomatiche ufficiali con Taiwan, pur mantenendo rapporti economici rilevanti.

Non esiste tuttavia alcuna regola del PIF che vieti la presenza di rappresentanti taiwanesi.

Il presidente di Palau Surangel Whipps ha utilizzato il proprio discorso inaugurale per sottolineare l’autonomia politica della regione, in quello che è apparso come un messaggio rivolto alle grandi potenze interessate al Pacifico.

“I nostri partner sono benvenuti a navigare con noi, ma non scelgono la nostra destinazione”, ha dichiarato.

Whipps ha aggiunto che l’agenda del Pacifico deve essere definita “da noi, per noi” e che il Forum deve restare la sede politica nella quale i Paesi della regione determinano le proprie priorità.

All’interno del PIF, Cina e Taiwan godono di status differenti.

Pechino è un “dialogue partner” e può partecipare alle sessioni formali dedicate ai partner esterni, mentre Taipei è classificata come “development partner”, con diritti più limitati.

La distinzione è ora al centro di una revisione interna, e la Cina punta a eliminare qualsiasi riconoscimento formale riservato a Taiwan.

Qian ha annunciato che solleverà nuovamente la questione durante gli incontri con i dialogue partner previsti in giornata.

La disputa ha dominato l’attenzione durante una cerimonia nella quale Whipps aveva indicato nei cambiamenti climatici la principale minaccia alla sicurezza e al benessere delle popolazioni del Pacifico.

Il 55esimo vertice del PIF si svolge inoltre con numerose assenze: non partecipano i leader di Fiji, Kiribati, New Caledonia, Samoa, Solomon Islands e Vanuatu. Kiribati, in particolare, non ha inviato alcun rappresentante politico.