Quando si parla d’Italia in Australia si pensa al cibo, alla moda, al design. Alessandro Lamura, nuovo direttore dell’ufficio ICE di Sydney per Australia e Nuova Zelanda, invita a guardare oltre: “l’Italia non è soltanto lifestyle”. Meccanica, beni strumentali, tecnologia, energia, infrastrutture, aeronautica e aerospazio sono i comparti in cui, dice, “vedo grandi possibilità”.

Il rapporto tra i due Paesi “è già molto positivo - premette il nuovo direttore dell’ICE - ma credo che possiamo e dobbiamo fare molto di più”. La sua lettura è quella della complementarità: “L’Australia ha enormi risorse, capacità di investimento e importanti esigenze di sviluppo infrastrutturale ed energetico, e l’Italia ha imprese con tecnologie e qualità, know-how e capacità di innovazione”. Da qui il messaggio alle aziende italiane: “Non dobbiamo pensare soltanto a quanto possiamo esportare in Australia, ma anche quanto possiamo costruire insieme”.

Sull’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Australia, i cui negoziati si sono chiusi nel marzo scorso e che non è ancora operativo, Lamura parla di “un passaggio molto importante”, capace di creare condizioni più favorevoli allo sviluppo delle relazioni economiche tra Europa e Australia. La progressiva riduzione delle barriere tariffarie, unita a regole più chiare e più prevedibili, secondo Lamura renderà più semplice e conveniente guardare al mercato australiano come sbocco, soprattutto per le piccole e medie imprese, “che spesso hanno maggiori difficoltà ad affrontare mercati lontani e complessi”. Il valore aggiunto, aggiunge, va oltre il taglio dei dazi: l’accordo può favorire maggiore integrazione tra i sistemi economici e stimolare investimenti e partnership lungo le catene del valore.

Nessuna scorciatoia, però. “Un accordo commerciale non rende automaticamente facile un mercato. L’Australia rimane un mercato molto competitivo dove bisogna essere presenti, bisogna conoscere il consumatore e costruire continuamente relazioni”, ha aggiunto Lamura. Ed è qui, spiega, che il ruolo dell’ICE diventa importante: “aiutare le imprese italiane a capire questa opportunità e accompagnarle nel trasformarle in risultati concreti”. L’accordo, in sostanza, è “un ulteriore elemento che rafforza una relazione economica tra l’Italia, l’Europa e l’Australia che ha già una base solida”.

Del legame tra la collettività italiana e il lavoro dell’Italian Trade Agency, Lamura sottolinea: “È un rapporto importantissimo”. Delle prime settimane australiane racconta di essere stato colpito soprattutto dalla comunità italiana: “la vitalità della comunità italiana e quanto sia presente nella società australiana”. Gli italiani, osserva, sono arrivati “in momenti storici diversi, in generazioni diverse”, hanno costruito famiglie, imprese, professioni, hanno costruito una comunità, e “hanno dato un contributo straordinario alla crescita della società australiana”. Una risorsa anche per il lavoro dell’Agenzia, perché chi vive tra i due mondi “può diventare naturalmente un ponte: conosce l’Australia, conosce l’Italia e comprende molto bene le differenze tra i due sistemi”.

All’ICE dal 2011, Lamura ha trascorso cinque anni nella sede di Roma prima di diventare vice direttore a Shanghai, dove è rimasto quattro anni, e poi a Dubai, dal 2020 al 2024, negli anni dell’Expo e di un’intensa attività di promozione del Made in Italy. Rientrato a Roma alla Direzione Centrale Rete Estera, ha letto l’opportunità australiana come “una sfida molto interessante”. Arrivare qui, racconta, “è stato anche un po’ come aprire un nuovo capitolo”: un mercato “geograficamente lontano ma anche sorprendentemente vicino sotto molti aspetti”.

Le comunità incontrate prima erano altra cosa: a Shanghai “numericamente molto ridotta”, fatta soprattutto di imprenditori trasferitisi in Cina dagli anni Novanta; a Dubai, hub imprenditoriale che ha fatto dell’attrazione di investimenti la propria forza, più numerosa e “molto variegata”. Sydney, per numeri e radicamento, è un’altra storia. Resta, comune a tutte le sedi, il metodo di lavoro di Lamura: “Dietro ogni numero di interscambio commerciale ci sono persone, imprenditori, storie, relazioni”. L’obiettivo, dice, è creare quelle relazioni e favorire l’imprenditoria italiana.