BUENOS AIRES – L’ultima edizione del Programma internazionale per la valutazione degli studenti (PISA in inglese) dell’OCSE, diffusa ieri, ha coinvolto più di 760.000 quindicenni in 91 Paesi ed economie, rappresentativi di circa 33 milioni di studenti della stessa età nel mondo durante il 2025.

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD in inglese), è un organismo internazionale che raccoglie e analizza dati, conoscenze e buone pratiche sulle politiche pubbliche che valuta, ogni tre anni, le competenze degli studenti di 15 anni in lettura, matematica e scienze 

Per la prima volta, inoltre, la prova PISA ha valutato anche la capacità degli studenti di apprendere e risolvere problemi nel mondo digitale.

Il quadro generale è tutt’altro che rassicurante. Nei Paesi OCSE, la matematica e la lettura hanno raggiunto i livelli medi più bassi mai registrati dalla prova.  

Tra il 2015 e il 2025 il punteggio medio è diminuito di 22 punti in matematica e di 28 nella lettura, mentre tra il 2022 e il 2025 il calo è stato rispettivamente di 9 e 14 punti. In scienze, invece, la media OCSE è rimasta sostanzialmente stabile nell’ultimo triennio, dopo una lunga fase di diminuzione. 

La novità più interessante di PISA 2025, tuttavia, non riguarda i punteggi. L’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione italiano (INVALSI) ha sottolineato che, in questa edizione della prova, l’OCSE ha utilizzato il concetto di scientific literacy per misurare non semplicemente quanto gli studenti conoscono la teoria, ma come riescono ad applicare quelle conoscenze.  

L’obiettivo è verificare se un quindicenne sappia interpretare fenomeni, analizzare dati, valutare prove e utilizzare informazioni scientifiche per affrontare situazioni della vita reale. 

Con l’edizione 2025, questa prospettiva viene ulteriormente ampliata. La competenza scientifica viene inserita all’interno di una concezione più ampia dell’educazione, che comprende conoscenze, atteggiamenti, motivazione e capacità di agire in modo informato e responsabile. 

Essere preparati scientificamente significa quindi anche saper distinguere un fatto da un’opinione, riconoscere una fonte attendibile, interpretare correttamente un dato, valutare un’affermazione sostenuta da prove e assumere una posizione consapevole di fronte a un problema. 

È una prospettiva particolarmente rilevante in un’epoca nella quale la quantità di informazioni disponibili cresce rapidamente, mentre diventa sempre più difficile distinguere contenuti affidabili, disinformazione e informazioni generate automaticamente. 

PISA 2025 mostra inoltre quanto questo tema sia legato allo sviluppo tecnologico: più di uno studente su quattro nei Paesi OCSE afferma che i propri compagni si distraggono con dispositivi digitali durante la maggior parte o tutte le lezioni. 

Gli studenti che dichiarano di utilizzare l’IA per imparare e che hanno ricevuto indicazioni su come valutarne la qualità tendono ad avere risultati migliori rispetto a quelli che la utilizzano senza questo tipo di orientamento. Al contrario, affidare all’IA la produzione di testi senza sviluppare una capacità critica può indebolire l’apprendimento. 

Anche la lettura assume così un significato nuovo. Il rapporto registra una crescita della cosiddetta hasty reading, la lettura frettolosa nella quale gli studenti arrivano rapidamente a una risposta ma la interpretano in modo errato. La quota di questi lettori è quasi raddoppiata tra il 2018 e il 2025, arrivando al 9%. 

In questo contesto globale, anche i risultati latinoamericani seguono la tendenza al peggioramento delle performance scolastiche, pur con differenze significative tra i diversi sistemi educativi.  

Argentina, Uruguay, Cile, Colombia, Messico, Brasile, Perù, Ecuador, El Salvador, Repubblica Dominicana, Paraguay e Guatemala restano tutti al di sotto della media dei Paesi membri della OCSE nelle principali aree valutate, anche se con traiettorie molto differenti. 

Il dato più preoccupante riguarda l’Argentina, che ha registrato il peggior risultato della propria serie storica in matematica.  

 La distanza non riguarda quindi soltanto le fasce di eccellenza, ma soprattutto la capacità di una parte consistente degli studenti di raggiungere le competenze considerate fondamentali. 

L’OCSE segnala inoltre un aumento della distanza tra gli studenti argentini con risultati migliori e peggiori in matematica e scienze. Tra il 2018 e il 2025 è cresciuta anche la quota di studenti sotto il livello minimo di competenza nelle tre discipline. 

Il caso dell’Uruguay è più articolato. Il Paese ha ottenuto in scienze il miglior risultato della propria storia PISA, con il 64% degli studenti che raggiunge almeno il livello 2. La percentuale resta comunque distante della media OCSE. 

Il miglioramento scientifico convive però con un arretramento nella lettura e con risultati in matematica inferiori alla media internazionale.  

Anche qui la condizione socioeconomica pesa in modo significativo: i ragazzi appartenenti al 25% più favorito hanno ottenuto in scienze 87 punti in più rispetto al 25% più svantaggiato. Il livello socioeconomico spiega il 15% della variazione dei risultati scientifici in Uruguay, contro il 12% della media OCSE. 

Il Cile continua a essere tra i Paesi latinoamericani con i risultati migliori, ma anche il suo sistema educativo mostra segnali di arretramento.  

La matematica e la lettura sono diminuite nell’ultimo periodo, mentre le scienze sono rimaste sostanzialmente stabili.  

Un elemento positivo riguarda invece la riduzione, nell’ultimo decennio, della distanza in scienze tra gli studenti più favoriti e quelli più svantaggiati. 

Anche in Colombia, dove la contrazione è stata più contenuta, ma la prova ha registrato un arretramento in lettura e matematica, mentre le scienze hanno mostrato un lieve miglioramento. Il livello minimo di competenza, tuttavia, viene raggiunto ancora da meno della metà degli studenti in matematica e lettura e solo dalla metà in scienze. 

Il rapporto dell’OCSE sottolinea però che essendoci stata una maggiore partecipazione di adolescenti provenienti da popolazioni precedentemente escluse dal sistema, questo può contribuire ad abbassare le medie, senza rappresentare necessariamente un peggioramento equivalente della qualità dell’istruzione nel Paese. 

Il Messico ha registrato una nuova flessione in matematica e lettura mentre le scienze rappresentano invece una relativa eccezione: il punteggio è salito a 414, quattro punti in più rispetto al 2022. 

Il Brasile ha mantenuto una situazione sostanzialmente stabile, ma su livelli bassi.  L’OCSE parla di una stabilità che si prolunga da oltre un decennio: il problema, quindi, non è soltanto evitare nuovi arretramenti, ma riuscire a produrre un miglioramento strutturale. 

Anche il Perù resta sotto la media OCSE in tutte e tre le discipline.  Il dato più interessante riguarda però il rapporto con la tecnologia. Il 54% degli studenti peruviani dichiara di utilizzare chatbot per imparare almeno una volta alla settimana, contro il 46% della media OCSE.  

L’intelligenza artificiale è quindi già entrata nella vita scolastica, ma il vero interrogativo diventa come insegnare agli studenti a utilizzarla senza trasformarla in una scorciatoia che sostituisce il ragionamento. 

L’Ecuador, alla sua prima partecipazione, si colloca al di sotto della media OCSE in tutte le discipline. 

La componente socioeconomica pesa particolarmente: spiega il 20% della variazione dei risultati scientifici, contro il 12% della media OCSE. Anche l’uso dell’intelligenza artificiale è già significativo: il 52% degli studenti afferma di utilizzarla per imparare almeno una volta alla settimana. 

In El Salvador, che aveva partecipato per la prima volta a PISA nel 2022, la matematica e la lettura sono rimaste su livelli simili, mentre le scienze hanno registrato un miglioramento. Tuttavia, solo il 12% degli studenti raggiunge il livello minimo in matematica, il 29% in lettura e il 35% in scienze. 

La Repubblica Dominicana mostra invece risultati stabili rispetto al 2022, ma molto lontani dalla media OCSE: appena il 9% raggiunge il livello minimo in matematica, il 23% in lettura e il 26% in scienze. Un elemento positivo è la diminuzione, rispetto al 2015, della quota di studenti con basso rendimento in scienze. 

Paraguay e Guatemala si collocano tra i sistemi con le maggiori difficoltà. 

In Paraguay solo il 10% degli studenti raggiunge il livello minimo in matematica, mentre la percentuale è del 24% sia in lettura sia in scienze.  

L’OCSE registra però un aumento della partecipazione alla scuola secondaria, che ha portato nel sistema educativo adolescenti appartenenti a fasce precedentemente escluse. Anche in questo caso, quindi, il dato medio deve essere letto insieme all’ampliamento dell’accesso all’istruzione. 

Nonostante, il dato più grave riguarda l’assistenza  scolastica: il 59% degli studenti ha dichiarato di essere mancato almeno un giorno nelle due settimane precedenti alla prova e la stessa percentuale ha saltato almeno una lezione. 

Il Guatemala è risultato invece il Paese latinoamericano con i risultati più bassi tra quelli partecipanti a PISA 2025. Solo l’8% degli studenti raggiunge il livello minimo in matematica, il 17% in lettura e il 21% in scienze. La condizione socioeconomica spiega il 17% della variazione dei risultati scientifici, una quota superiore alla media OCSE. 

Anche qui emergono però segnali che vanno oltre i punteggi: il 43% degli studenti ha dichiarato di essere mancato almeno un giorno di scuola nelle due settimane precedenti alla prova e il 25% ha riferito di aver subito episodi di bullismo con una frequenza di almeno alcune volte al mese. 

I risultati PISA 2025 suggeriscono quindi una conclusione più complessa di quella che potrebbe emergere da una semplice graduatoria. 

Il problema dell’istruzione contemporanea non consiste soltanto nel recuperare punti in matematica, lettura o scienze. La scuola deve anche riuscire a mantenere gli studenti coinvolti, motivati e capaci di imparare autonomamente. 

L’OCSE sottolinea che gli studenti hanno maggiori probabilità di riuscire quando sentono di appartenere alla comunità scolastica, attribuiscono valore all’istruzione e studiano in ambienti sicuri, adeguatamente dotati di risorse e sostenuti da buone relazioni con insegnanti e famiglie. 

Anche il coinvolgimento familiare sembra indebolirsi: la percentuale di studenti OCSE che dichiarano di essere interrogati almeno una volta alla settimana dai genitori su ciò che hanno fatto a scuola è scesa dal 77% del 2022 al 71% del 2025. 

Secondo le analisi elaborate sulle prove PISA dall’INVALSI, “In questa prospettiva, i risultati dell’indagine non rappresentano soltanto un indicatore di apprendimento, ma anche un’occasione per riflettere sulla capacità dei sistemi educativi di preparare i giovani ad affrontare sfide sempre più complesse.” 

“La domanda di fondo non riguarda infatti solo ciò che gli studenti sanno di scienza, ma quanto siano in grado di utilizzare conoscenze, competenze e atteggiamenti per comprendere il mondo, valutare criticamente le informazioni, prendere decisioni consapevoli e partecipare alla vita sociale,” conclude l’Istituto.