ROMA - Il primo appuntamento unitario del campo progressista alla ripresa dalla pausa estiva ha riunito sul palco della festa di AVS, alla Città dell’altra Economia, i leader dei quattro partiti della coalizione: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Un confronto che ha fatto emergere la consapevolezza delle salite ancora da affrontare per costruire un’alternativa di governo, mentre dalla platea si alzava il grido “Sbrigamose”, ripreso poi in romanesco dallo stesso Bonelli.
Restano ancora da sciogliere i nodi legati al perimetro della coalizione e alla scelta del candidato premier. Se per fare chiarezza sulla leadership e sull’ipotesi delle primarie la strada appare rinviata, anche per via delle incertezze sull’iter della riforma elettorale: “Oggi non dobbiamo dare per scontato che la legge elettorale passi”, ha evidenziato Schlein.
La segretaria del PD lascia aperta la porta a diverse opzioni: “Dobbiamo fare di tutto per non fare passare questa legge elettorale, poi valuteremo se fare un accordo a chi prende un voto in più o se fare le primarie”, ha dichiarato, ricordando come le motivazioni dell’unione vadano oltre le pure dinamiche di partito, “siamo testardamente unitari perché l’unità non ce la ordina il medico, ce la chiedono i nostri elettori”.
Richiamando la celebre metafora di Pierluigi Bersani sul fatto che “la mucca è nel corridoio”, il dibattito continua a scontrarsi con il tema dell’organizzazione interna. “Dopo vent’anni abbiamo la grande opportunità di far vincere di nuovo una alleanza progressista”, ha suonato la carica Schlein, provando a sdrammatizzare le divergenze con una citazione musicale di Daniele Silvestri: “Le cose che abbiamo in comune sono 4.850. Inutile dividerci su quelle tre su cui non abbiamo ancora una posizione comune”.
Dal palco della festa di AVS la perimetrazione dell’alleanza si limita per il momento alle tre sigle rappresentate (PD, M5S e AVS). Assenti i centristi e Riccardo Magi, con le indiscrezioni delle ultime ore che riportano di forti diffidenze sull’asse M5S-Italia Viva per un presunto tentativo di tenere fuori Matteo Renzi dal progetto.
Conte ha smentito manovre dirette ma ha confermato i propri dubbi sulla coerenza del percorso: “Non lavoro contro nessuno, ma mi preoccupo, per esserci passato direttamente, che questo progetto sia solido, coerente, non solo vincente, ma ci dia la possibilità di cambiare il paese. Per fare le cose seriamente serve almeno una legislatura. La garanzia che non ci siano compagni di viaggio che per ragioni opportunistiche pensino di scartare per interessi personali è un tema che deve riguardare tutti”, ha avvertito il leader del M5S.
A tale riguardo, Schlein ha risposto proponendo una visione costituzionale e di ampio respiro: “Io credo non ci sia migliore programma che attuare la costituzione antifascista articolo per articolo. Sarebbe sbagliato fare il perimetro sigla per sigla, nome per nome”.
Sul piano dei contenuti, il leader pentastellato ha rimarcato la necessità di presidiare i temi della sicurezza e dei flussi migratori, per evitare che la destra occupi in modo esclusivo il campo: “Abbiamo grandissime chance di vincere, purché il centrosinistra sappia farsi carico delle preoccupazioni delle persone sul tema della sicurezza e della gestione dei flussi di migranti”, ha spiegato Conte. “Dobbiamo porci con chiarezza il problema dei flussi migratori e del bisogno di sicurezza di tutti i cittadini. Va spiegato loro che nel rispetto della dignità dobbiamo costruire percorsi di garanzia. Se pensiamo soltanto ad altro e cerchiamo di evitare questi temi, c’è il rischio che anche in Italia non riusciremo a vincere, abbiamo grandissime chances ma la battaglia è tutta da vincere”.
Replicando al tema delle politiche migratorie, Schlein ha richiamato l’attenzione sulla situazione internazionale: “Quello che sta accadendo in Germania ci offre anche uno spunto, vuol dire che avevamo ragione a denunciare che quando i Popolari inseguono l’estrema destra, gli elettori votano l’estrema destra. Noi non batteremo le destre rincorrendole nel loro terreno, ma offrendo una proposta alternativa”.
La stesura del programma comune entrerà nel vivo dopo la conclusione di Nova, il percorso di ascolto del M5S che terminerà il 20 settembre. “Dal giorno dopo si parte”, ha confermato Nicola Fratoianni, esortando la mobilitazione dei cittadini sui contenuti.
Tra le misure messe sul tavolo per un ipotetico primo Consiglio dei Ministri compaiono il riconoscimento dello Stato di Palestina (previsto dalla prima risoluzione comune firmata due anni e mezzo fa), le misure sul clima, il salario minimo, il congedo paritario, la patrimoniale caldeggiata da AVS e la cancellazione delle norme repressive del dissenso citata da Conte.
La distanza maggiore all’interno della coalizione continua a riguardare la guerra in Ucraina e il prosieguo delle forniture militari a Kiev, con M5S e AVS contrari a nuovi invii di armi e il PD su posizioni diverse.
“Oggi dopo alcuni anni, abbiamo accumulato tanti morti e tante distruzioni. È questo il modo migliore per difendere la popolazione ucraina? Resto convinto che il negoziato sia il modo migliore. Nella fase iniziale abbiamo votato anche degli aiuti militari, per evitare una asimmetria che portasse a una guerra lampo e a una invasione totale dell’Ucraina. Ma in quella risoluzione c’era l’impegno a imprimere una svolta negoziale. Nella svolta negoziale possiamo tutti riconoscerci”, ha argomentato Conte.
Sul punto, la segretaria del PD ha cercato di ridimensionare la portata delle divisioni rispetto all’azione del governo: “La differenza è solo su un punto, cioè su come pensiamo di sostenere Kiev fino a quando non ci sarà quella svolta negoziale che tutti vogliamo. Abbiamo votato diversamente solo su come sostenere questo sforzo, ma abbiamo una responsabilità talmente grande davanti a noi che dovremmo discutere allo sfinimento e riuscire a trovare anche su questo una sintesi, perché sarebbe imperdonabile dividersi e regalare un’altra vittoria a Giorgia Meloni quando questo governo in questi cinque anni sulla politica estera è stato molto più diviso di noi”.
La serata si è poi conclusa con una foto di gruppo e una cena veloce per i leader presenti, a eccezione di Giuseppe Conte che ha lasciato la festa al termine del dibattito.