ROMA - Per anni il dibattito sul PNRR si è concentrato su una domanda fuorviante: quanti soldi ci ha dato l’Europa? L’Italia dispone del piano più ricco dell’Unione Europea, con 194,4 miliardi di euro tra sovvenzioni e prestiti. Alla scadenza del Piano, il 30 giugno, nelle casse dello Stato erano già entrati circa 166 miliardi, pari all’85% delle risorse complessive. Ricevere i fondi, però, non significa averli spesi né aver completato le opere. Il PNRR va infatti letto su quattro livelli: risorse trasferite da Bruxelles, fondi impegnati con gare e contratti (152 miliardi), spesa effettivamente sostenuta (oltre 113 miliardi) e opere concluse. I progetti formalmente terminati superano quota 50.000, ma valgono appena 3,7 miliardi di euro: soprattutto interventi di piccole dimensioni, come digitalizzazione ed efficientamento energetico.

Le opere strategiche, dalle ferrovie agli ospedali, risultavano invece ancora in corso. Dal punto di vista europeo, l’Italia ha raggiunto circa il 79% delle milestone e dei target previsti, ma restavano da incassare circa 28 miliardi, legati al completamento degli ultimi obiettivi. Il rischio non è la restituzione dell’intero Piano, bensì un definanziamento parziale dei progetti in ritardo. Secondo l’ANCE, gli interventi più critici valgono tra 12 e 15 miliardi di euro. Il PNRR ha sostenuto la crescita economica, ma la sua eredità dipenderà dalla qualità degli investimenti. Dei 194,4 miliardi complessivi, 122,6 sono prestiti da rimborsare. Se infrastrutture e riforme aumenteranno la produttività, il beneficio sarà duraturo; in caso contrario resteranno un debito più elevato e opere incompiute.