MONACO – Proseguono senza sosta le ricerche dell’uomo ritenuto responsabile del violento attentato che martedì sera ha sconvolto il Principato di Monaco. L’esplosione, avvenuta all’ingresso di un edificio residenziale tra Boulevard d’Italie e Rue du Révérend Père Louis Frolla, a pochi metri dal confine con la Francia, ha gravemente ferito l’oligarca ucraino Vadim Ermolaev, la moglie e il figlio tredicenne.
Secondo le autorità monegasche, si è trattato con ogni probabilità di un attacco pianificato. Il ministro di Stato Christophe Mirmand, capo del governo del Principato, ha parlato apertamente di un “atto doloso”, mentre il procuratore generale Stéphane Thibault ha confermato che l’indagine procede con l’ipotesi di tentato omicidio.
L’esplosione si è verificata intorno alle 9pm, proprio mentre diverse persone stavano entrando nel palazzo. Le immagini delle telecamere di sorveglianza mostrerebbero un uomo depositare una borsa all’ingresso dell’edificio per poi allontanarsi rapidamente a piedi in direzione della vicina Beausoleil, sul territorio francese. Pochi istanti dopo, l’ordigno è esploso.
Gli investigatori hanno accertato che all’interno della borsa erano stati collocati esplosivo, bulloni e sfere metalliche, elementi destinati ad aumentare il potenziale distruttivo della deflagrazione.
Immediatamente dopo l’attacco sono stati istituiti posti di blocco lungo le principali vie di collegamento tra Monaco e la Francia, mentre le forze di Polizia dei due Paesi hanno avviato una vasta operazione congiunta per rintracciare il responsabile, che sarebbe riuscito a oltrepassare il confine.
Le condizioni delle vittime restano gravissime. Ermolaev e la moglie sono ricoverati in terapia intensiva all’ospedale del Principato. La donna ha subito l’amputazione di entrambe le gambe ed è ancora in pericolo di vita. Il figlio tredicenne, pur ferito, non sarebbe invece in pericolo di morte.
Al momento il movente dell’attentato resta sconosciuto. Le autorità non escludono alcuna pista, ma evitano di collegare ufficialmente l’attacco alle vicende personali e imprenditoriali dell’oligarca.
Vadim Ermolaev, 58 anni, è una figura controversa. Originario della regione di Dnipro, è considerato uno dei principali imprenditori del settore immobiliare del Paese. Secondo la classifica Forbes del 2021 disponeva di un patrimonio stimato in circa 220 milioni di dollari, che lo collocava tra gli uomini più ricchi dell’Ucraina.
Nel 2019 ha ottenuto la cittadinanza cipriota, rinunciando a quella ucraina, pur continuando a mantenere importanti interessi economici nel Paese d’origine. Attraverso il gruppo Alef ha sviluppato numerosi progetti immobiliari a Dnipro e investito anche nel settore energetico.
Il suo nome è però finito al centro della cronaca quando, nel dicembre 2023, il Consiglio nazionale di sicurezza ucraino, con decreto firmato dal presidente Volodymyr Zelensky, gli ha imposto sanzioni per aver continuato attività commerciali nella Crimea occupata dalla Russia, in particolare nel settore della distribuzione di alcolici.
Ermolaev ha sempre respinto ogni accusa di collaborazione con Mosca.
L’imprenditore è stato inoltre coinvolto in vicende finanziarie internazionali. Era infatti comproprietario della banca estone Versobank, alla quale nel 2018 la Banca centrale europea revocò la licenza per presunte violazioni della normativa antiriciclaggio.
Secondo il quotidiano francese Nice-Matin, l’istituto sarebbe finito sotto osservazione dopo il transito di miliardi di euro provenienti da clienti non residenti.
Negli ultimi anni Ermolaev viveva prevalentemente tra la Costa Azzurra e il Principato di Monaco, dove, secondo fonti citate dalla stampa ucraina, si era trasferito dopo l’inizio della guerra. Kiev lo aveva inserito anche nell’elenco delle personalità considerate fuggite dal Paese durante il conflitto.
Secondo indiscrezioni riportate dal sito di notizie online Ukrainska Pravda, una delle ipotesi investigative prende in considerazione un possibile coinvolgimento della criminalità organizzata, con collegamenti ad attività illecite nella regione di Dnipro. Si tratta tuttavia di informazioni che non hanno ancora trovato conferma ufficiale.
Il procuratore generale di Monaco ha escluso, almeno per il momento, la matrice terroristica dell’attacco, ribadendo che gli elementi raccolti fanno pensare a un’azione mirata contro una persona specifica.
L’attentato ha scioccato il Principato, tanto che in una nota ufficiale il principe Alberto II ha definito l’esplosione “un crimine efferato” e “uno shock per l’intera comunità monegasca”, assicurando che le autorità continueranno a lavorare con determinazione per individuare i responsabili.
“La sicurezza della nostra comunità è sempre stata una priorità e continuerà a esserlo, qualunque siano le minacce”, ha dichiarato il sovrano.
Per il ministro di Stato del Principato di Monaco, Christophe Mirmand, si tratterebbe di un episodio senza precedenti nella storia recente del Principato, tradizionalmente considerato uno dei luoghi più sicuri d’Europa.