SYDNEY - Elon Musk è stato accusato da un esperto di odio online di aver contribuito ad alimentare l’antisemitismo globale tramite la gestione di X, la piattaforma precedentemente nota come Twitter.

Andre Oboler, amministratore delegato dell’Online Hate Prevention Institute, ha riferito oggi alla Commissione reale sull’antisemitismo che X presenta alcuni dei tassi più elevati di post critici verso gli ebrei. Ha aggiunto che la piattaforma è stata generalmente difficile da trattare, in particolare dall’Australia.

Secondo Oboler, l’acquisto di Twitter da parte di Musk nel 2022 ha portato al licenziamento quasi immediato di circa l’80% del personale addetto a trust and safety, cioè alle funzioni interne incaricate di ridurre abusi, minacce e contenuti dannosi. Da allora, ha sostenuto, l’antisemitismo sulla piattaforma è aumentato.

Musk ha in passato respinto le accuse di antisemitismo o razzismo personale. Le contestazioni si erano intensificate nel 2023, dopo un suo post considerato favorevole a una teoria complottista sugli ebrei.

Il gruppo guidato da Oboler ha lavorato con una definizione ampia di antisemitismo, comprendente anche l’antisionismo. Il ricercatore ha detto che il suo team ha individuato una correlazione tra attivismo pro-palestinese e retorica dannosa, precisando però che una cosa non implica automaticamente l’altra.

Oboler ha chiarito di non sostenere che tutte quelle attività siano antisemite. Ha però affermato che una parte dell’antisemitismo tende ad agganciarsi a quelle mobilitazioni: quando l’attivismo diminuisce, si riduce anche lo spazio nel quale quella retorica può crescere.

Il terzo blocco di audizioni pubbliche della commissione reale è iniziato lunedì e si concentra sul trattamento degli ebrei nei media tradizionali e sui social. ABC e SBS compariranno più avanti, insieme a decine di ebrei australiani che hanno subito forme di odio online. Oggi, sono stati ascoltati esperti di social media, estremismo e propaganda digitale.

Martedì, l’inchiesta aveva già ricevuto indicazioni su come la retorica d’odio si diffonde. Matteo Vergani, professore associato alla Deakin University, ha spiegato che gli utenti coinvolti in teorie complottiste antiebraiche hanno maggiori probabilità di pubblicare materiale contenente discorsi d’odio.

Vergani ha invitato a intervenire sui “cluster” d’odio, cioè gruppi e reti di contenuti e utenti, invece che sui singoli post. Cercare di rimuovere un messaggio alla volta, ha detto, equivale a svuotare il mare con un cucchiaio.

Secondo Vergani, una struttura stabile per seguire l’odio online permetterebbe interventi più efficaci e meno costosi, senza ricorrere a censura o misure pesanti. Il nodo, per la commissione, è capire se le piattaforme siano ancora in grado di contenere l’odio che distribuiscono.