L’ordine esecutivo firmato dal Presidente ipotizza l’esistenza di una rete di organizzazioni fra loro coordinate con l’obiettivo di realizzare il rovesciamento delle istituzioni democratiche mediante azioni violente. Secondo il tycoon: “tali sforzi, designati al conseguimento di obiettivi politici attraverso la coercizione e l’intimidazione, rappresentano una forma di terrorismo domestico”.
Il decreto ha sollevato molte perplessità fra gli esperti, che sostengono che il Presidente non ha il potere di decidere se un’organizzazione sia o meno terroristica e sottolineano che, non esistendo negli USA un’organizzazione denominata “Antifa”, il decreto, diretto in modo generico verso tutte le espressioni dell’antifascismo, rappresenta un rischio per la libertà di espressione garantita dalla costituzione.
Negli USA esiste una miriade di gruppuscoli anarchici e socialisti, ispirati all’antifascismo, nati per contrastare il crescente suprematismo bianco e razzista, ma si tratta di una galassia di piccole realtà indipendenti, che non fanno rete. Indubbiamente alcuni di questi gruppi sostengono la necessità di azioni anche violente ma non per questo classificabili come terroristiche. Inoltre, si tratta, in larga maggioranza, di organizzazioni prive di qualsiasi tipo di struttura militare e capacità operativa.
Gruppi, insomma, che spesso si limitano a organizzare riunioni, scrivere e far circolare documenti, infiammare talvolta la retorica nella rete. Difficile immaginare che possano fare il salto ideologico ed organizzativo che le porterebbe a minacciare l’esistenza dello Stato. Qualcuno si è allora chiesto quale fosse l’utilità di un decreto che criminalizza l’antifascismo.
Secondo l’ADL (Anti Defamation League), il termine “Antifa” viene oggi spesso utilizzato in modo improprio, per etichettare chiunque protesti contro l’azione del governo; durante la prima presidenza Trump sarebbe infatti diventato un termine popolare tra i conservatori per definire chiunque avesse tendenze politiche di sinistra o liberal. Un modo per bollare chiunque fosse all’opposizione, secondo una ricerca effettuata dalla rivista Politico. Nel 2020 La stessa ADL, analizzando le statistiche, rivelò che negli ultimi decenni erano stati perpetrati centinaia di omicidi politici attribuiti a gruppi o individui di estrema destra, mentre in un solo caso si era verificato un omicidio per il quale gli inquirenti avevano sospettato, ma non accertato, la matrice antifascista. Nello stesso periodo la SPLC (Southern Poverty Law Center), sosteneva che: “gli attivisti antifascisti erano stati occasionalmente coinvolti in schermaglie e reati contro la proprietà privata, ma il rischio che impiegassero violenza letale impallidiva rispetto alla minaccia posta dall’estrema destra”. I dati disponibili, quindi, sembrano escludere che l’antifascismo possa rappresentare un rischio per la sicurezza degli Stati Uniti e polizia e giudici sono sempre stati in grado di reprimere e perseguire efficacemente le azioni violente, occasionalmente messe in atto dai gruppi antagonisti della galassia “Antifa”, utilizzando gli strumenti già a disposizione. Il decreto trumpiano appare sproporzionato alla realtà dei fatti. Allora perché emetterlo?
La prima risposta è arrivata pochi giorni fa dal Texas, dove, con la conclusione del processo di primo grado a otto manifestanti anti ICE, la repressione è passata alla sua fase operativa. Gli imputati, fra cui un maestro elementare, un insegnante universitario, un impiegato delle poste e un ingegnere, sono stati processati per una manifestazione organizzata a luglio 2025 davanti a un centro di detenzione per migranti. Le accuse andavano dal danneggiamento di proprietà federale, per aver rotto telecamere di sorveglianza e imbrattato i muri con bombolette spray, al tentato omicidio, per un manifestante, ex-marine, che aveva ferito un vigilante alla spalla a colpi d’arma da fuoco. Reati che hanno comportato condanne pesantissime e totalmente sproporzionate, grazie all’uso dell’aggravante del “terrorismo domestico”, consentita dal decreto.
Si va così dai cento anni di carcere comminati all’uomo che ha ferito la guardia giurata agli incredibili trent’anni affibbiati a un certo Daniel Rolando Sanchez-Estrada, che non era nemmeno presente alla manifestazione ed era accusato solo del possesso di alcuni pamphlet che, secondo la corte, rappresentavano una forma di propaganda sovversiva, libretti che l’imputato avrebbe cercato di nascondere, “inquinando le prove”. Secondo Mark Bray, docente di storia della Rutgers University, l’accusa rivolta agli imputati di essere una “cellula dell’antifa” sarebbe completamente infondata ed un modo invece di associare la resistenza al terrorismo, chiara indicazione della direzione intrapresa dalla repressione, nell’America sempre più autoritaria di Donald Trump.
Presto sul banco degli imputati finiranno anche quindici attivisti che hanno tentato di denunciare la campagna di terrore scatenata dall’ICE a Minneapolis: sono accusati di stalking, associazione a delinquere e intralcio alla giustizia per aver seguito e documentato su video i rastrellamenti degli agenti ICE e, anche su di loro, incombe l’aggravante terroristica che potrebbe riflettersi in pene sproporzionate. Una minaccia che riguarda anche Don Lemon e Georgia Fort, due giornalisti accusati di aver seguito e ripreso un’azione di protesta diretta contro un predicatore evangelico che, a Minneapolis, collaborava attivamente con le squadre addette alle deportazioni. “L’amministrazione Trump ha scelto di mettere nel mirino questi attivisti per incutere nelle persone la paura di scendere in piazza a manifestare”, ha affermato Mark Bray, autore di una pubblicazione sull’antifascismo che lo ha fatto finire nelle liste di proscrizione dell’estrema destra, costringendolo a fuggire all’estero all’indomani dell’omicidio di Charlie Kirk.
Il decreto di Trump sembra insomma essere soprattutto uno strumento di repressione del dissenso, un altro passo verso la costruzione di una società sempre più autoritaria, dove chi si oppone diventa un terrorista e l’opinione avversa può trasformarsi in reato.
Che la democrazia statunitense stia scivolando verso forme sempre più illiberali dovrebbe non solo indignarci ma anche allarmarci, per via della fascinazione che il trumpismo MAGA esercita a livello globale, influenzando i sovranismi che, ovunque nel mondo delle democrazie liberali, si stanno pericolosamente radicando.
“Designo l’Antifa come organizzazione terroristica interna”, conclude Trump nel suo decreto, criminalizzando chiunque si opponga alla sua visione del mondo, ed è una deriva autoritaria che potrebbe attecchire ovunque.
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