MILANO - Il Tribunale di Milano ha condannato in primo grado Ilaria Salis per il recesso anticipato dai rapporti di collaborazione con due suoi assistenti, ritenendo insussistente la giusta causa.  

La sentenza, emessa dalla sezione Lavoro, prevede un risarcimento complessivo di 300.900 euro per i mancati guadagni fino alla scadenza dei contratti, oltre a 10mila euro di spese legali. 

I due ex collaboratori, assistiti dagli avvocati Francesca Verdura, Tiziana Laratta e Sergio Romanotto, avevano lavorato con l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra dopo la sua elezione al Parlamento europeo nel giugno 2024. I contratti avevano durata fino alla fine del mandato parlamentare, prevista per il 16 luglio 2029, con retribuzioni mensili di 2.900 e 3.000 euro. 

Le mansioni riguardavano attività di supporto politico e organizzativo, dallo sviluppo di progetti per valorizzare il ruolo della parlamentare europea alla gestione di campagne ed eventi, fino all’assistenza nei rapporti con le autorità e alla consulenza strategica. 

La collaborazione si era però interrotta nel febbraio 2025. A una collaboratrice era stato comunicato il recesso anticipato per il “venir meno del rapporto fiduciario” e per una situazione definita di “incompatibilità ambientale e personale”, mentre a un altro assistente era stato revocato l’incarico con effetto immediato per “manifesta insoddisfazione” sui contenuti della collaborazione. 

Secondo il giudice, spettava alla datrice di lavoro provare la sussistenza della giusta causa. Salis, rimasta contumace nel giudizio di primo grado, non avrebbe però assolto a questo onere, e da qui la decisione di dichiarare insussistente la giusta causa dei recessi impugnati e di riconoscere il risarcimento agli ex collaboratori. 

L’eurodeputata contesta integralmente la decisione e ha annunciato di avere già presentato appello. “La decisione di interrompere la collaborazione con i due assistenti non è stata arbitraria, improvvisa né priva di motivazioni”, afferma Salis, sostenendo che fosse diventata necessaria “per tutelare il corretto esercizio del mio mandato parlamentare, le risorse pubbliche affidate alla mia responsabilità e, in ultima analisi, le persone che rappresento”. 

Salis solleva anche un problema legato alla notifica degli atti. A suo dire, il giudizio di primo grado si sarebbe svolto “in mia assenza e a mia insaputa”, nonostante fossero note le modalità per raggiungerla, dalla posta elettronica alla Pec. “Confido che il giudizio di appello possa fare piena chiarezza sulla vicenda”, aggiunge. 

Nicola Fratoianni, leader di Sinistra italiana, invita ad attendere il nuovo grado di giudizio. “Sono sempre per il rispetto delle sentenze e, a maggior ragione, dei diritti dei lavoratori”, afferma. “Salis ha detto di confidare che il giudizio di appello possa fare piena chiarezza. Aspettiamo l’esito”, ha aggiunto. 

I legali degli ex collaboratori, invece, difendono la decisione di primo grado. “Per noi parla la sentenza”, dichiarano, auspicando che la Corte d’appello confermi “la regolarità della procedura di notifica” e l’assenza di una legittima ragione a sostegno dei recessi.