Melbourne torna sul podio delle città più vivibili del pianeta. Dopo gli anni difficili segnati dalla pandemia e dai lunghissimi lockdown che l’avevano fatta conoscere in tutto il mondo per motivi ben diversi dalla qualità della vita, la capitale del Victoria riconquista il terzo posto nel Global Liveability Index dell’Economist Intelligence Unit, confermandosi la città australiana con il miglior punteggio.
A dominare la classifica pubblicata il 7 luglio è ancora una volta Copenhagen, che ottiene 98 punti su 100 grazie a valutazioni perfette in stabilità, infrastrutture e istruzione. Alle sue spalle si piazza Vienna con 97 punti, mentre la capitale del Victoria, anch’essa a quota 97, supera Zurigo e torna così tra le prime tre città più vivibili del mondo.
Un risultato che va oltre il semplice ranking. È il riconoscimento di un modello urbano che continua a distinguersi per servizi, efficienza e qualità della vita, pur dovendo fare i conti con le sfide tipiche delle grandi metropoli contemporanee.
L’indice elaborato dall’Economist Intelligence Unit prende in esame oltre trenta indicatori suddivisi in cinque macroaree: stabilità (25%), sanità (20%), cultura e ambiente (25%), istruzione (10%) e infrastrutture (20%). È proprio l’equilibrio tra questi elementi a premiare Melbourne, città capace di coniugare un sistema sanitario e scolastico di alto livello, un ricco patrimonio gastronomico, la cultura del caffè – considerata tra le migliori al mondo – e un calendario di eventi internazionali che richiama visitatori da ogni continente.
“È un risultato di cui tutti gli abitanti possono andare fieri. La nostra città è conosciuta in tutto il mondo per la sua vivibilità – commenta il sindaco Nick Reece –. Melbourne è stata eletta per sette volte la città più vivibile al mondo e il terzo posto conquistato quest’anno rappresenta un altro grande risultato”.
L’entusiasmo del primo cittadino, tuttavia, non è condiviso in maniera unanime. Tra gli esponenti della comunità italiana c’è chi riconosce le qualità della città, ma invita a guardare anche alle criticità emerse negli ultimi anni.
Sylvia Randazzo, storica presidente del San Marco in Lamis Social Club di Carlton, punta l’attenzione su un problema molto concreto: quello dei parcheggi.
“Adoro Melbourne e penso che sia una città bellissima, probabilmente una delle migliori al mondo. Allo stesso tempo, però, per noi il problema dei parcheggi continua a rappresentare una grande difficoltà. Negli ultimi anni la situazione è peggiorata e temo che sia destinata a diventare ancora più complicata”.
Una complessità che, spiega, pesa soprattutto sugli anziani che frequentano il sodalizio.
“La maggior parte dei nostri soci è anziana e, soprattutto durante l’inverno, questo problema rende più difficile partecipare alle attività del club. Io stessa devo uscire ogni due ore per spostare l’auto. Inoltre, molte donne vengono da sole e dover raggiungere parcheggi più lontani o uscire ripetutamente per spostare la macchina può diventare anche un problema di sicurezza”.
Ed è proprio sul tema della sicurezza che Randazzo riflette osservando l’evoluzione della città negli ultimi decenni.
“Melbourne non è più la città di un tempo: è cambiata moltissimo. Quando sono arrivata qui ricordo che si lasciavano davanti alla porta le bottiglie vuote del latte insieme ai soldi per il lattaio. Lo stesso accadeva con il fornaio che consegnava il pane. Oggi sarebbe impensabile lasciare del denaro fuori casa. È un esempio banale, ma fa capire quanto sia cambiata la società”.
Un’impressione condivisa anche da Frank Di Iorio, presidente dell’Abruzzo Club di Brunswick.
“Mi sorprende che sia stata indicata come la terza città più vivibile al mondo, perché esistono molte altre città meravigliose. Melbourne è certamente una grande città, ma credo che oggi presenti diversi problemi che ne compromettono la vivibilità”.
Tra questi indica soprattutto il degrado percepito nel centro cittadino.
“Nel CBD, dove lavoro come avvocato, c’è una forte presenza di graffiti e di persone senza fissa dimora. Inoltre, quando si cammina per le strade del centro, si avverte una certa sensazione di insicurezza”.
Di tutt’altro avviso è invece l’esperienza di chi lavora nella ristorazione. Francesco Rota, chef di Trattoria Emilia, noto ristorante emiliano nascosto tra le caratteristiche viuzze del centro di Melbourne, sottolinea la straordinaria capacità di intervento dell’amministrazione.
“Negli anni abbiamo avuto qualche problema, soprattutto legato alla pulizia. Da undici anni combattiamo contro l’abitudine di alcune persone di fumare nella stradina e gettare i mozziconi a terra. Dopo le nostre segnalazioni, tuttavia, il Comune è intervenuto prontamente”.
Sul fronte della sicurezza, il suo giudizio resta positivo.
Pur ammettendo che episodi spiacevoli possano verificarsi come in qualsiasi grande città, Rota ritiene Melbourne ancora nettamente più sicura rispetto a molte realtà europee, citando città come Milano, Roma o Parigi.
Arrivato da Modena nei primi anni Duemila in cerca di migliori condizioni di lavoro nel settore della ristorazione, racconta di essersi sentito accolto fin dal primo giorno.
Oggi vede una città profondamente cambiata, ma in costante evoluzione. I grandi cantieri che interessano Melbourne, dal Metro Tunnel al futuro collegamento ferroviario con l’aeroporto, sono per lui il segnale di una metropoli che continua a investire sul proprio futuro.
Tra i punti di forza individua senza esitazioni il calendario degli eventi internazionali.
“L’Australian Open e la Formula 1 sono appuntamenti straordinari, capaci di richiamare visitatori da ogni parte del mondo”.
Se ristoranti e pub rappresentano uno dei simboli della città, istruzione e sanità costituiscono invece il vero fiore all’occhiello della classifica. Entrambi i settori hanno infatti ottenuto il punteggio massimo nel rapporto della rivista inglese.
“L’elevata qualità della vita si riflette anche nell’eccellenza del sistema educativo – commenta Kristie Satilmis, preside della Brunswick South Primary School –. I nostri insegnanti non si limitano a formare gli studenti sul piano accademico, ma coltivano ogni giorno quel senso di inclusione e appartenenza che rende la città così speciale”.
La multiculturalità resta difatti uno degli elementi più apprezzati anche da chi è arrivato nella metropoli più recentemente. Come Vincenzo Aiello, trent’anni, in città da due anni. “Penso che questa sia davvero una città multiculturale e accogliente, dove ognuno può trovare il proprio spazio e costruire la propria dimensione. Offre tante opportunità. L’unica nota dolente è che qui tutto chiude molto prima rispetto all’Italia, ma alla fine ci si abitua”.
Ne emerge il ritratto di una città dinamica, internazionale e capace di reinventarsi, senza però essere immune dai problemi che accompagnano la crescita delle grandi metropoli: parcheggi sempre più difficili da trovare, una percezione della sicurezza diversa rispetto al passato e il fenomeno dei senzatetto nel centro cittadino.
Del resto, la città perfetta non esiste e anche il concetto stesso di vivibilità rimane, almeno in parte, molto soggettivo. C’è chi privilegia l’efficienza dei servizi, chi guarda alla sicurezza, chi alla qualità dell’offerta culturale o alle opportunità lavorative.
Un dato, però, appare difficilmente contestabile. Melbourne, capitale australiana della cultura urbana, è riuscita a lasciarsi alle spalle gli anni più bui della pandemia, quando era diventata il simbolo del lockdown più lungo e severo al mondo. Solo pochi mesi fa anche Time Out l’aveva incoronata migliore città del mondo, segnale di una reputazione internazionale ormai pienamente recuperata.
“Un traguardo ben lontano da dove ci trovavamo soltanto pochi anni fa, durante la pandemia – osserva il sindaco Reece –. Questo riconoscimento riflette tutto ciò che Melbourne sa fare bene: un sistema sanitario di livello mondiale, un’istruzione eccellente, trasporti efficienti, una straordinaria vita culturale, un ambiente pulito, splendidi parchi e una città sicura e accogliente”.