ondiali appena conclusi negli Stati Uniti – con la Spagna che festeggia in un mare di bandiere rosse e molte altre nazionali costrette a rimandare i propri sogni –, per qualcuno il viaggio è appena cominciato. Per i più piccoli, infatti, il grande palcoscenico dello sport più amato continua a brillare.
E tra i protagonisti di questa nuova avventura c’è un giovanissimo talento di Melbourne che, a soli 9 anni, ha già imparato cosa significhi rappresentare il proprio Paese con una fascia sul braccio.
Si chiama Nicholas Parianos, difensore centrale dei Melbourne City FC High Performance Kangaroos, ed è stato scelto per guidare l’Australia alla Youth World Cup di New York, il torneo che fino al 26 luglio riunisce 48 nazioni e le migliori promesse del calcio mondiale Under 10 e Under 12.
Un riconoscimento arrivato dopo appena tre anni dal suo ingresso nel mondo del pallone, ma costruito, giorno dopo giorno, con dedizione, disciplina e una maturità che sorprende per la sua tenera età. Non soltanto qualità tecniche, ma anche leadership, spirito di squadra e capacità di trascinare i compagni hanno convinto gli allenatori ad affidargli la fascia di capitano.
“La convocazione mi ha colto di sorpresa, ma sono davvero orgoglioso di me stesso”, racconta Nicholas ai nostri microfoni.
Dietro quella fascia c’è una storia fatta di sacrifici e di tanta passione. Complice un padre che il calcio lo ha sempre respirato e vissuto, Nicholas è cresciuto praticamente con un pallone tra i piedi. “Quando ero molto piccolo mi portava agli allenamenti e alle partite. È stato lui a farmi innamorare di questo sport”, spiega il giovane difensore.
A confermarlo è anche la madre Melissa, che ha visto nascere quella passione fin dai primi passi. “È sempre stato così. Fin da piccolissimo aveva un pallone vicino. Questo traguardo è il risultato del suo impegno e della sua voglia di migliorarsi continuamente”.
Cinque allenamenti alla settimana, la scuola, le partite della domenica e persino la scuola di greco il sabato. Una routine intensa che Nicholas affronta con sorprendente naturalezza. Il talento, del resto, va coltivato con pazienza e costanza, e lui sembra averlo capito molto presto.
Il suo modello? Anzi, i suoi modelli. Da una parte l’eleganza senza tempo di Paolo Maldini, dall’altra la grinta di Sergio Ramos. “Mi piace che non restino soltanto in difesa, ma partecipino anche al gioco”, spiega ancora Parianos.
La fascia di capitano, però, non significa soltanto guidare la squadra sul terreno di gioco. Significa soprattutto saper essere un punto di riferimento. E Nicholas ha già una visione precisa del leader che vuole diventare.
“Vorrei aiutare i miei compagni a organizzarsi in campo e incoraggiarli. Se qualcuno sbaglia un passaggio, gli direi semplicemente di riprovarci e di continuare a impegnarsi”.
E anche Melissa non ha dubbi. “È un leader nato. È gentile, empatico e ama condividere ogni successo con la squadra”. Per lui, infatti, il gruppo viene sempre prima del singolo.
Ma questo spirito è sicuramente qualcosa che ha ereditato nel suo DNA mediterraneo.
Da parte materna scorre sangue italiano, con nonni originari di Prato e della Calabria; dal lato paterno arrivano invece le origini greche. Nicholas studia entrambe le culture, parla soprattutto greco e conserva un legame speciale con l’Italia.
Non sorprende, allora, che quando gli si chiede dove si immagini tra dieci anni, il sogno si colori tutto d’azzurro.
“Mi piacerebbe giocare nell’Olympiacos e un giorno rappresentare l’Italia ai Mondiali”.
Per ora, però, il presente si chiama New York. L’Australia dovrà affrontare Mongolia, Stati Uniti e Paraguay in un girone che promette emozioni e sfide di alto livello. Nicholas non nasconde l’entusiasmo: vuole confrontarsi con i migliori giovani calciatori del mondo, imparare, crescere e, naturalmente, provare a vincere.
In fondo, anche i sogni più grandi cominciano sempre da un primo passo. E quello del piccolo capitano di Melbourne è già partito con il piede giusto.
“Il duro lavoro ripaga sempre. Bisogna continuare a impegnarsi e non smettere mai di divertirsi, perché è così che i sogni possono diventare realtà”, conclude.