MILANO - La notizia, trapelata dal ritiro dell’Austria negli Stati Uniti, ha del clamoroso: Ralf Rangnick, stanco di aspettare una chiamata di Cardinale che ancora non è arrivata, avrebbe interrotto la trattativa con il Milan per concentrarsi solo sul Mondiale, accettando anche la proposta delle Federcalcio austriaca di firmare il rinnovo del contratto.

Troppo il tempo passato tra i primi colloqui con Cardinale, Calvelli e Ibrahimovic, e una risposta definitiva da parte del club, ancora in alto mare tra casting e scelte non ancora definitive a ogni livello. E sì che Cardinale aveva visto in lui l’uomo ideale cui affidare il ruolo di capo dell’area tecnica, evidentemente accettando anche le sue numerose richieste (dalla scelta dell’allenatore a quello dell’intero staff, passando per il controllo dell’area scouting e la gestione del settore giovanile).

Ma i giorni sono passati, Rangnick è partito con l’Austria per il Mondiale e Cardinale non si è più fatto vivo, facendo perdere la pazienza al tedesco, e confermando quanto detto nei giorni scorsi dal presidente della federcalcio austriaca Josef Proll, assai fiducioso circa la possibilità di trattenere l’allenatore.

“Sono molto ottimista sul fatto che sceglierà l’Austria - aveva detto -. Noi lo vogliamo e lui conosce i punti chiave dell’offerta di rinnovo. Io e lui sappiamo su cosa possiamo contare l’uno sull’altro perché comunichiamo in modo molto aperto”.

Ciò che evidentemente non ha saputo fare Cardinale, che adesso dovrà ricominciare da capo. O quasi, perché la scelta dell’allenatore sembrava prescindere dall’arrivo di Rangnick, con Glasner ancora favorito su Jaissle e Amorim (nelle ultime ore ci sono stati contatti anche con Arbeloa).

Ma anche per il tecnico austriaco c’è il fattore tempo da considerare: basta poco perché anche lui dica basta e metta il numero di Cardinale tra quelli delle chiamate indesiderate.