CANBERRA - Più di mille ricercatori italiani lavorano oggi in Australia e oltre cento sono le collaborazioni attive tra atenei dei due Paesi. Sono i numeri da cui è partita la Conferenza sullo stato e le prospettive della ricerca italiana in Australia, organizzata giovedì scorso dall’Ambasciata d’Italia a Canberra in occasione della IX Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo.
All’incontro hanno partecipato oltre cinquanta ricercatori provenienti da università e centri di ricerca di tutto il Paese, insieme ai rappresentanti delle principali istituzioni scientifiche australiane. All’evento ha partecipato anche il Console Generale d’Italia a Sydney, Gianluca Rubagotti. Il tema centrale della giornata è stato il valore delle collaborazioni internazionali nei progetti di ricerca, in particolare in vista dei loro possibili sviluppi tecnologici e industriali.
Nel suo intervento d’apertura, l’Ambasciatore d’Italia, Nicola Lener, in carica dal gennaio di quest’anno, ha sottolineato come scienza e ricerca rappresentino oggi uno dei tratti distintivi della presenza italiana in Australia e un terreno di collaborazione tra i due Paesi destinato a crescere ulteriormente.
La prima parte della conferenza, moderata dall’Addetto Scientifico dell’Ambasciata, Marco Lazzarino, si è articolata in due sessioni. Nella prima sono intervenute Anna-Maria Arabia, già amministratrice delegata dell’Australian Academy of Science, la professoressa Ute Roessner, Ad dell’Australian Research Council, principale ente finanziatore della ricerca in Australia, e Nishant Shandilya, responsabile per Australia e Nuova Zelanda di EURAXESS Worldwide. Al centro del confronto, i vantaggi della collaborazione internazionale per il sistema australiano e le prospettive aperte dall’avvio dei negoziati per l’associazione dell’Australia al programma Horizon Europe, il principale fondo di ricerca dell’Unione Europea, annunciato il 24 marzo dal primo ministro Anthony Albanese e dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e formalizzato a fine marzo.
La seconda sessione si è invece concentrata sul rapporto tra ricerca e trasferimento tecnologico, con gli interventi di Kylie Walker, CEO dell’Australian Academy of Technological Sciences and Engineering (ATSE), Michele Troni, responsabile degli investimenti del fondo Significant Ventures con sede nella capitale australiana, e Roberto Di Procolo, responsabile della divisione elicotteri di Leonardo Australia. La discussione si è concentrata sulle modalità per tradurre i risultati della ricerca in sviluppo industriale, anche grazie a progetti di cooperazione internazionale.
Nella seconda parte della giornata sono stati i ricercatori italiani a prendere la parola, presentando brevemente i propri progetti, spesso condotti in collaborazione con istituzioni a loro volta italiane. I temi hanno spaziato dalla linguistica all’astrofisica, dalla matematica alla biomedicina, dallo spazio alla biologia marina. Diversi gli interventi dedicati all’intelligenza artificiale, affrontata sia sul piano tecnologico sia su quello etico.
La conferenza si è inserita in una cornice istituzionale già ben definita: la cooperazione scientifica tra Italia e Australia poggia su un accordo bilaterale firmato a Canberra nel 2017 ed entrato in vigore nel 2021. I protocolli esecutivi che daranno applicazione concreta all’accordo, finanziando progetti di ricerca congiunti tra i due Paesi, sono attualmente in fase di definizione.