BRISBANE – È rientrata ricaricata e ancora più innamorata dell’Italia, Neave David Stern, dopo il viaggio di quattro settimane a Cividale del Friuli, in Friuli-Venezia Giulia, dove è approdata grazie alla borsa di studio ricevuta dal Premio StuditaliA. Il riconoscimento, promosso dal Consolato Italiano a Brisbane e dal dipartimento dell’Istruzione del Queensland, premia dal 1994 i migliori studenti di italiano dell’Anno 12.
Neave, che ha vissuto il mese italiano con grande consapevolezza e intensità, ha ricordato come in Anno 7 avesse selezionato la lingua in maniera quasi casuale: “Ho scelto l’italiano perché mi sembrava interessante e l’insegnante mi piaceva”. Poi, con il passare del tempo, si è resa conto che le veniva facile e che il suo accento era buono.
“Per quando ero in Anno 11, avevo smesso di ascoltare la musica inglese e guardavo solo film italiani o doppiati in italiano”, ha sottolineato raccontando come si sia velocemente appassionata alla materia in quel periodo. Neave, che ha frequentato la Cairns State High, si è quindi lentamente ritrovata circondata da persone di origine italiana, tra gli studenti in scambio e i colleghi della gelateria in cui lavorava. Un richiamo quasi naturale, che nel 2025 l’ha portata in Italia per ben due volte.
Prima di andare a Cividale del Friuli, infatti, la studentessa era stata selezionata per partecipare al Summit Next Gen AI, la prima conferenza internazionale promossa dal ministero dell’Istruzione e del Merito dedicata all’integrazione dell'Intelligenza Artificiale nella didattica. Un evento che ha riunito a Napoli oltre 6mila tra studenti, docenti ed esperti provenienti da più di 40 Paesi per laboratori immersivi.
Un’occasione a cui la studentessa, sebbene fosse in Anno 12, non ha voluto rinunciare. Il viaggio in Italia “era per me una priorità”, e la forte motivazione l’ha aiutata ad organizzare meglio lo studio.
“Era un’occasione unica nella vita - ha sottolineato - e davanti a questa prospettiva riesci a gestire tante cose. Sono molto contenta di come ho fatto tutto”. Che Neave sia una ragazza con le idee chiare è palese, visto che, nonostante la giovane età, non ha dubbi sui prossimi passi. Ha appena iniziato a studiare medicina a Brisbane, e dopo la laurea intende conseguire una specializzazione in ginecologia a Milano e infine un Master in Australia, per poter praticare la professione dei suoi nonni, con l’obiettivo di “partecipare all’avanzamento della medicina e dell’assistenza sanitaria per le donne”.
Intanto, la studentessa si perde tra le memorie delle settimane cividalesi, un’esperienza autentica che l’ha immersa nella lingua e nella cultura. Ha sperimentato la vita di una tipica adolescente italiana, frequentando le classi del Convitto Nazionale Paolo Diacono di Cividale, che l’ha anche ospitata insieme ai residenti e agli altri studenti australiani in visita alla scuola.
Neave ha apprezzato il cibo del Convitto, anche se ha ricordato divertita alcuni dei suoi coetanei italiani lamentarsi della qualità dei pasti.
E poi quei pomeriggi, dopo scuola, spesso passati al bar chiacchierando davanti a una cioccolata calda, o le ore dedicate allo shopping con i suoi compagni. I momenti belli sono quelli rimasti impressi nella memoria, ma non sono mancate alcune piccole difficoltà da affrontare, in particolare durante la prima settimana, quando “dal punto di vista sociale è stato un po’ difficile”, ha detto, riferendosi al fatto di essere stata inserita in una classe della quinta superiore, dove “i ragazzi erano tutti amici, si conoscevano dalla seconda media”.
Il tempo per farsi conoscere era poco, ma “già dalla seconda settimana le cose sono andate meglio e ci frequentavamo anche dopo scuola”.
In classe, la sfida principale era seguire le lezioni in italiano, soprattutto quando si trattava di materie che Neave non aveva mai affrontato, ma anche l’inglese - ha ammesso - a volte l’ha messa in crisi: “Quando facevamo letteratura, i miei compagni mi guardavano cercando da me le risposte. Io, però, se si trattava di testi classici e complessi come quelli di Shakespeare, non ne avevo idea”.
“Ma - non ha dubbi - una delle cose che mi ha maggiormente scioccato sono state le interrogazioni: per me era davvero incredibile dover assistere alle pene dei miei compagni di fronte agli insegnanti e al resto della classe. Mi sentivo male soprattutto per chi non riusciva a farle bene”.
Con l’idea di tornare al più presto a far visita a tutti gli amici che ha trovato durante i suoi viaggi, Neave ha riflettuto su quello che quelle settimane le hanno regalato: “Sicuramente una lingua arricchita e una maggior sicurezza nel parlarla, ma anche tanti piccoli aspetti culturali. Ad esempio una delle cose che voglio comprare per l’inverno, sono un bel paio di ciabatte”.