TORINO - Per la seconda volta nel giro di pochi giorni ha incassato un “no” Mario Roggero, l’orefice detenuto a Bollate per espiare una condanna definitiva a 14 anni e nove mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo appena dopo l’assalto alla sua gioielleria di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo.

Dopo il rigetto del Tribunale di Sorveglianza torinese, l’istanza “fotocopia” per ottenere il differimento dell’esecuzione della pena legata alla richiesta di grazia è stata dichiarata ancora una volta inammissibile.

Ciò significa che il gioielliere di 72 anni, che in aula ha spiegato di aver cominciato a rielaborare quanto accaduto il 28 aprile di cinque anni fa e di aver capito che forse avrebbe potuto essere “meno impulsivo e più riflessivo”, resta in carcere. In due pagine, il presidente Marcello Bortolato e la giudice Carmen D’Elia, senza entrare nel merito, hanno spiegato perché a loro avviso la richiesta è irricevibile. Innanzitutto si tratta di un “istituto applicabile esclusivamente nell’ipotesi in cui l’esecuzione della pena non sia ancora iniziata” mentre in questo caso la richiesta è stata presentata quando il gioielliere “era detenuto”.

Inoltre è già intervenuta la magistratura del capoluogo regionale piemontese: in quella sede l’istanza, respinta lunedì scorso e che può essere soggetta alle “ordinarie regole d’impugnazione”, è stata “avanzata correttamente” quando l’orefice era ancora libero. In più il collegio, replicando “alle argomentazioni addotte dalla difesa”, sostenuta dagli avvocati Sergio Novani e Stefano Marcolini, ha sottolineato che tale istituto “è di carattere eccezionale, come si evince dal limitato spazio temporale entro cui il beneficio può essere concesso”, ossia sei mesi. Pertanto, “in considerazione della ratio che lo sorregge - si osserva nell’atto - deve trovare applicazione solo in relazione a soggetti ancora liberi. In caso contrario, la norma si presterebbe ad utilizzi ‘impropri’”. Per coloro che sono detenuti è possibile, invece, adottare “altri istituti” che “possono comportare il differimento della pena cosiddetto ‘secco’ o nelle forme della detenzione domiciliare”.

Che è stata chiesta dai difensori, ma come subordinata al differimento dell’esecuzione della pena. Mentre i legali stanno lavorando al ricorso per Cassazione contro l’ordinanza di Torino, sul caso non è mancato l’intervento della politica. Con la Lega che ribadisce “l’impegno al suo fianco, sia in Parlamento con le nostre proposte sia con la raccolta fondi” organizzata anche “domenica a Pontida per aiutare a sostenere le sue spese legali”. E con il Consiglio comunale di Siena che ha approvato una mozione dei consiglieri del Carroccio a sostegno della richiesta di concessione della grazia. Prerogativa riservata solo al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.