MOSCA - Gli attacchi dell’Ucraina contro raffinerie e infrastrutture industriali russe stanno provocando danni effettivi all’economia del Paese. A confermarlo è stato lo stesso presidente Vladimir Putin durante una riunione del Consiglio per lo sviluppo strategico e i progetti nazionali tenutasi a Mosca.
“I dati statistici indicano che l’andamento dell’economia, sebbene nel complesso modesto, resta positivo”, ha dichiarato il leader del Cremlino. “È evidente che il ritmo dell’attività economica risente di una serie di fattori, tra cui le pressioni esterne e gli attacchi terroristici contro impianti industriali e infrastrutture”. Pur escludendo ricadute esiziali, Putin ha ammesso apertamente l’impatto dei raid: “Naturalmente, questi attacchi non hanno avuto, né avrebbero potuto avere, conseguenze critiche. Tuttavia, ci causano dei danni: è evidente, e ne siamo pienamente consapevoli”.
Le conseguenze sulla produzione energetica hanno già spinto la Russia a importare carburante per saturare il mercato interno. Come riferito dall’agenzia di stampa statale Tass, il vicepremier Alexander Novak ha annunciato l’adozione degli atti normativi necessari a consentire la produzione di carburanti di classe inferiore (conformi agli standard Euro 2, 3 e 4), evitando tuttavia di menzionare la contrazione della capacità di raffinazione causata dalle azioni militari ucraine. Per stabilizzare il settore, a fine luglio Mosca aveva già introdotto un nuovo divieto temporaneo all’esportazione di benzina, diesel e altri carburanti valido fino a fine gennaio 2027. Novak ha inoltre ricordato che, nonostante le riserve accumulate fossero sufficienti per la domanda interna, un’ondata di acquisti dettata dal panico ha generato un’impennata delle richieste stimata tra il 20% e il 30%.
La scarsità di prodotto si sta riflettendo direttamente sui consumatori. Come riportato dal Guardian, le stazioni di servizio della capitale hanno reintrodotto tetti massimi ai rifornimenti. Un operatore del servizio clienti di Gazprom Neft ha precisato che presso gli impianti automatizzati di Mosca la vendita di benzina e diesel è limitata a 40 litri per cliente; nelle stazioni tradizionali del medesimo marchio il diesel resta illimitato, mentre la benzina è fissata a un massimo di 60 litri a veicolo. Anche Lukoil ha applicato restrizioni a Mosca e nella regione circostante adducendo tra i motivi l’elevata domanda, la manutenzione imprevista degli impianti e la necessità di garantire operatività alle proprie stazioni. Rosneft, maggior produttore di petrolio del Paese, ha a sua volta contingentato le vendite di benzina in tutta la rete nazionale a 30 litri per veicolo, mantenendo invece la vendita del diesel senza limiti.
Sul fronte politico e diplomatico, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha escluso immediate riaperture negoziali durante un briefing con la stampa: “Al momento, vista la posizione del regime di Kiev, non ci sono motivi di ottimismo riguardo a una soluzione pacifica in Ucraina. Le dinamiche sul fronte sono ben note. L’operazione militare speciale continua”. Peskov ha poi denunciato l’operato di alcune cancellerie occidentali, affermando che “rimane un nucleo di paesi in Europa che sta aumentando il proprio coinvolgimento in questa guerra, il loro coinvolgimento diretto, tecnologico, tecnico e così via. Ad esempio, il Regno Unito”.
Interpellato sui contatti internazionali, il portavoce ha chiarito che i negoziatori Usa Steve Witkoff e Jared Kushner “sono sempre ospiti graditi a Mosca, sempre interlocutori graditi per le loro controparti russe, con le quali sono in costante contatto di lavoro, e per il presidente Putin”, precisando tuttavia che al momento non vi è una data fissata per la loro visita. Peskov ha infine escluso un colloquio diretto tra Vladimir Putin e l’inviato del Vaticano Paul Richard Gallagher: pur senza un incontro a livello di presidenza in agenda, il Cremlino ha confermato che tra le parti “ci saranno dei contatti”.
MOSCA - Gli attacchi dell’Ucraina contro raffinerie e infrastrutture industriali russe stanno provocando danni effettivi all’economia del Paese. A confermarlo è stato lo stesso presidente Vladimir Putin durante una riunione del Consiglio per lo sviluppo strategico e i progetti nazionali tenutasi a Mosca.
“I dati statistici indicano che l’andamento dell’economia, sebbene nel complesso modesto, resta positivo”, ha dichiarato il leader del Cremlino. “È evidente che il ritmo dell’attività economica risente di una serie di fattori, tra cui le pressioni esterne e gli attacchi terroristici contro impianti industriali e infrastrutture”. Pur escludendo ricadute esiziali, Putin ha ammesso apertamente l’impatto dei raid: “Naturalmente, questi attacchi non hanno avuto, né avrebbero potuto avere, conseguenze critiche. Tuttavia, ci causano dei danni: è evidente, e ne siamo pienamente consapevoli”.
Le conseguenze sulla produzione energetica hanno già spinto la Russia a importare carburante per saturare il mercato interno. Come riferito dall’agenzia di stampa statale Tass, il vicepremier Alexander Novak ha annunciato l’adozione degli atti normativi necessari a consentire la produzione di carburanti di classe inferiore (conformi agli standard Euro 2, 3 e 4), evitando tuttavia di menzionare la contrazione della capacità di raffinazione causata dalle azioni militari ucraine. Per stabilizzare il settore, a fine luglio Mosca aveva già introdotto un nuovo divieto temporaneo all’esportazione di benzina, diesel e altri carburanti valido fino a fine gennaio 2027. Novak ha inoltre ricordato che, nonostante le riserve accumulate fossero sufficienti per la domanda interna, un’ondata di acquisti dettata dal panico ha generato un’impennata delle richieste stimata tra il 20% e il 30%.
La scarsità di prodotto si sta riflettendo direttamente sui consumatori. Come riportato dal Guardian, le stazioni di servizio della capitale hanno reintrodotto tetti massimi ai rifornimenti. Un operatore del servizio clienti di Gazprom Neft ha precisato che presso gli impianti automatizzati di Mosca la vendita di benzina e diesel è limitata a 40 litri per cliente; nelle stazioni tradizionali del medesimo marchio il diesel resta illimitato, mentre la benzina è fissata a un massimo di 60 litri a veicolo. Anche Lukoil ha applicato restrizioni a Mosca e nella regione circostante adducendo tra i motivi l’elevata domanda, la manutenzione imprevista degli impianti e la necessità di garantire operatività alle proprie stazioni. Rosneft, maggior produttore di petrolio del Paese, ha a sua volta contingentato le vendite di benzina in tutta la rete nazionale a 30 litri per veicolo, mantenendo invece la vendita del diesel senza limiti.
Sul fronte politico e diplomatico, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha escluso immediate riaperture negoziali durante un briefing con la stampa: “Al momento, vista la posizione del regime di Kiev, non ci sono motivi di ottimismo riguardo a una soluzione pacifica in Ucraina. Le dinamiche sul fronte sono ben note. L’operazione militare speciale continua”. Peskov ha poi denunciato l’operato di alcune cancellerie occidentali, affermando che “rimane un nucleo di paesi in Europa che sta aumentando il proprio coinvolgimento in questa guerra, il loro coinvolgimento diretto, tecnologico, tecnico e così via. Ad esempio, il Regno Unito”.
Interpellato sui contatti internazionali, il portavoce ha chiarito che i negoziatori Usa Steve Witkoff e Jared Kushner “sono sempre ospiti graditi a Mosca, sempre interlocutori graditi per le loro controparti russe, con le quali sono in costante contatto di lavoro, e per il presidente Putin”, precisando tuttavia che al momento non vi è una data fissata per la loro visita. Peskov ha infine escluso un colloquio diretto tra Vladimir Putin e l’inviato del Vaticano Paul Richard Gallagher: pur senza un incontro a livello di presidenza in agenda, il Cremlino ha confermato che tra le parti “ci saranno dei contatti”.