GINEVRA - Solo il 3% dei terreni agricoli della Striscia di Gaza rimane accessibile e non danneggiato. A lanciarne l’allarme è l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), citando un’analisi di immagini satellitari condotta insieme al Centro satellitare delle Nazioni Unite (UNOSAT) su dati raccolti a fine giugno 2026. Il rapporto rileva che, da ottobre 2025 (momento in cui è entrata in vigore una fragile tregua tra Israele e Hamas), l’area di terreno agricolo accessibile e intatta è scesa da 601 a 448 ettari, registrando una contrazione del 25,5%.
Complessivamente, il 27% dei terreni agricoli su tutta la Striscia resta fisicamente accessibile, ma la quasi totalità di questa superficie ha subito danni pesanti. Altri 3.643 ettari risultano infatti troppo danneggiati per essere coltivati senza un importante intervento di bonifica. La situazione appare particolarmente drammatica nella regione di Rafah, nel sud del territorio, dove più del 97% dei terreni coltivabili è ormai inaccessibile.
In declino anche la disponibilità di serre, scesa del 17,3% da ottobre 2025 a soli 224 ettari accessibili e non danneggiati. Secondo la Fao, questa progressiva riduzione dell’accesso è dovuta principalmente all’espansione verso ovest della cosiddetta “Linea Gialla”, la linea di demarcazione che separa la zona del cessate il fuoco dall’area sotto il controllo diretto dell’esercito israeliano.
A questa drammatica perdita di territorio si sommano le gravi difficoltà operative per chi lavora la terra. Oltre all’impossibilità di raggiungere i propri appezzamenti, agricoltori e allevatori affrontano un’acuta carenza di fertilizzanti, sementi, carburante, mangimi e forniture veterinarie, ostacoli aggravati dai blocchi alle frontiere e dalle restrizioni sulle importazioni di beni agricoli imposte dall’esercito israeliano.
“Senza un’azione urgente per ripristinare un accesso sicuro e fornire agli agricoltori il sostegno di cui hanno bisogno, le opportunità di ripristinare la produzione alimentare locale continueranno a ridursi”, ha dichiarato Rein Paulsen, direttore dell’Ufficio Emergenze e Resilienza dell’agenzia Onu, descrivendo un “quadro allarmante”. Di fronte a questo scenario, le Nazioni Unite continuano ad avvertire regolarmente del rischio di un collasso totale dei sistemi alimentari nel territorio palestinese.
L’attuale crisi si inserisce nel contesto del conflitto iniziato il 7 ottobre 2023, quando l’attacco sferrato dal gruppo armato palestinese Hamas contro Israele ha causato la morte di 1.221 persone (secondo un conteggio dell’Afp basato su dati ufficiali israeliani) e il sequestro di 251 ostaggi poi portati a Gaza. La campagna militare di rappresaglia condotta da Israele ha provocato la morte di oltre 73.000 persone, secondo i dati del ministero della Salute del territorio gestito da Hamas, ritenuti affidabili dalle Nazioni Unite.
Sebbene un cessate il fuoco sia entrato in vigore a ottobre 2025, i progressi verso la fine definitiva della guerra si sono arenati e le forze israeliane controllano attualmente quasi il 70% del territorio. Un impatto devastante per un settore che, prima dell’ottobre 2023, rappresentava circa il 10% dell’economia di Gaza e garantiva i mezzi di sussistenza a oltre 560.000 persone.