MOSCA - La Russia non accetterà alcun “congelamento” delle operazioni militari in Ucraina senza che prima vengano affrontate quelle che Mosca definisce le “cause profonde” della guerra. A ribadirlo è stato il viceministro degli Esteri russo Mikhail Galuzin in un’intervista rilasciata all’agenzia statale Tass. “Come ha ripetutamente affermato il presidente russo Vladimir Putin, nessun ‘congelamento’ è possibile senza affrontare le cause profonde di questa crisi”, ha dichiarato Galuzin, aggiungendo che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky avrebbe “perso ogni contatto con la realtà” e starebbe “cercando di intensificare il conflitto”.
Le affermazioni del diplomatico giungono mentre gli Stati Uniti valutano di riattivare gli sforzi di pace attualmente in fase di stallo, ipotizzando anche un possibile accordo per fermare gli attacchi aerei reciproci tra i due Paesi.
Galuzin ha criticato apertamente la posizione di Washington, definendo la politica statunitense “contraddittoria” e sostenendo che gli Stati Uniti non possano considerarsi un “mediatore imparziale”. Il rappresentante del ministero degli Esteri russo ha argomentato che “la continua fornitura di armi statunitensi al regime di Kiev, la fornitura di intelligence e altri tipi di assistenza parlano da soli, e sono incompatibili con il desiderio di pace”, precisando che “stiamo sollevando tutte queste questioni nei nostri contatti in corso con Washington”.
Le parole di Galuzin arrivano in un momento in cui, secondo quanto riferito da fonti a conoscenza dei piani, gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner dovrebbero recarsi a Kiev e a Mosca con nuove proposte elaborate da Washington per riavviare i negoziati. Un funzionario Usa ha spiegato che la Casa Bianca ritiene sempre più plausibile che sia Mosca sia Kiev abbiano ragioni sufficienti per prendere in considerazione una tregua sugli attacchi aerei.
Sul piano diplomatico resta tuttavia un profondo solco tra le parti, dal momento che l’Ucraina sostiene che il congelamento della linea del fronte attuale rappresenti la base più realistica per un cessate il fuoco, mentre la Russia continua a pretendere il ritiro delle forze ucraine da parti del Donbas come condizione per un accordo, una proposta che Kiev rifiuta con decisione.
Nel frattempo, le ostilità sul campo continuano a intensificarsi. L’Ucraina ha intensificato gli attacchi contro le infrastrutture militari, i nodi logistici e gli obiettivi strategici in profondità nel territorio russo. Da parte sua, Galuzin ha denunciato gli attacchi “terroristici” contro le infrastrutture energetiche russe, auspicando “che ciò susciti una risposta adeguata da parte della comunità internazionale, compresi gli Stati Uniti, che hanno influenza sul regime di Kiev, e i Paesi europei”. Parallelamente, la Russia ha intensificato i raid con missili e droni sulle città ucraine, colpendo ripetutamente Kiev e altri centri abitati.
Mosca continua, comunque, a dare priorità agli sviluppi bellici rispetto alla diplomazia. Già a giugno il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov aveva chiarito che il corso della guerra sarebbe dipeso unicamente dall’andamento dei combattimenti: “Tutto dipende non dai colloqui, ma dalle azioni dei nostri eroi sulle linee del fronte”.