MADRID - La crisi migratoria della fine di luglio a Ceuta accende uno scontro politico e diplomatico ai vertici delle istituzioni spagnole, dividendo il Congresso e incrinando i rapporti con il Marocco. 

Intervenendo al Parlamento, il primo ministro Pedro Sánchez ha respinto le accuse di una regia di Rabat nell’afflusso di migranti, un tema al centro del dibattito nazionale da un mese. “Nessuno ha fornito al governo spagnolo prove concrete che il Marocco abbia pianificato o orchestrato” l’evento, ha dichiarato il premier.  

Sánchez ha ribadito che nessuna istituzione di polizia o diplomatica, “né il servizio diplomatico, né la Commissione europea, né alcun organismo internazionale, ha presentato al governo spagnolo prove concrete che il Marocco ha pianificato o eseguito l'incidente”, precisando, già dal 31 agosto, che nessun servizio di intelligence partner ha sollevato dubbi circa il coinvolgimento delle autorità marocchine. 

La difesa del governo arriva dopo le indiscrezioni pubblicate da El Español su un documento di polizia attribuitagli dal Cenif (il Centro n azionale di i ntelligence spagnolo ). Il testo metteva in luce un “dispiegamento di forze significativamente inferiore al solito” e la “permissività” degli agenti marocchini.

Di fronte a queste rivelazioni, il ministero dell'Interno è intervenuto per chiarire che “non è stato emesso alcun rapporto che attribuisca la responsabilità dell'assalto a un governo, un'agenzia o un individuo, dato che, a oggi, la mente dietro dell'assalto rimane sconosciuta”. Contestualmente, il ministro Fernando Grande-Marlaska ha chiesto al direttore generale della Polizia di riferirgli sui contenuti del documento citato dalla stampa. 

Pur scagionando il governo marocchino sul piano operativo, Sánchez ha censurato le prese di posizione ufficiali di Rabat: “Abbiamo sentito due ministri del Marocco rilasciare dichiarazioni inaccettabili su Ceuta e Melilla. Due dichiarazioni che abbiamo ovviamente respinto categoricamente e per le quali, tengo a informarvi, abbiamo convocato l'ambasciatrice del Marocco lo scorso 21 agosto”. 

Dietro la crisi, diversi analisti intravedono pressioni politiche legate alla visita di Sánchez in Algeria, storica rivale di Rabat. Il quadro si inserisce nel complesso dossier del Sahara Occidentale, territorio conteso tra il Marocco e il Fronte Polisario (sostenuto da Algeri). Nel 2022 la Spagna ha abbandonato la storica neutralità per appoggiare il piano di autonomia di Rabat, suscitando la reazione algerina. 

In questo scenario, il premier ha annunciato cambi di passo e nuove misure di sicurezza. Pur mantenendo i rapporti di vicinato, “la collaborazione della Spagna con il Marocco sarà diversa” tramite la revisione dei meccanismi di allerta precoce. Sul fronte europeo e internazionale, Madrid richiederà una presenza permanente di Frontex a Tarajal e una missione specifica di Europol per il monitoraggio dell’immigrazione irregolare a Ceuta.  

Infine, per riaffermare la presenza dello Stato, il governo ha promosso la visita di Re Felipe VI a Ceuta e Melilla “nelle prossime settimane”. Ricordando che l'ultima visita reale risale al 2007, Sánchez ha rimarcato che “Ceuta ha bisogno del sostegno dello Stato più che mai” e che il monarca trasmetterà “l'assoluto impegno dello Stato nei confronti di queste due città autonome”. 

Sul fronte opposto, fonti governative di Rabat citate da El País hanno confermato che il ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita, ha informato l’omologo spagnolo José Manuel Albares dell’apertura di un’indagine interna sull’accaduto.

“Siamo rivedendo tutti i meccanismi di coordinamento e allerta precoce che condividiamo con lo Stato marocchino e implementeremo ulteriori misure di sicurezza per garantire che la situazione del 30 luglio non si ripeta”, ha spiegato Pedro Sánchez. 

Dura la replica del leader del Partito Popolare (PP), Alberto Núñez Feijóo, che ha chiesto le dimissioni immediate di Sánchez per “incompetenza o complicità”. Secondo Feijóo, l'arrivo dei migranti è stato “un’operazione che è partita dal Marocco, è stata avallata dal Marocco, e ci sono indicazioni che il Marocco l’abbia coordinata e che il governo ne fosse a conoscenza perché era stato avvertito”. 

Rivolgendosi direttamente al premier dal podio, Feijóo ha prospettato implicazioni giudiziarie: “Non pensare nemmeno di dare la colpa ad altri per il caos che hai causato. Ci sono responsabilità politiche e legali in questo? Sì. Guardami: pagherai per questo, in tribunale e alle urne”. Il leader del PP ha inoltre sollevato sospetti sui rapporti con Rabat, chiedendo a Sánchez: “Cosa sa il Marocco di te?”. 

Lo scontro parlamentare fa seguito alla manifestazione svoltasi a Madrid davanti al municipio, dove circa 50mila persone si sono radunate su convocazione della Federazione dei comuni e delle province. Tra slogan contro il premier e contestazioni sulla gestione dei confini, la piazza ha visto la partecipazione di Feijóo (insieme al sindaco José Luis Martínez-Almeida) e del leader di Vox, Santiago Abascal. 

Abascal ha definito l'accaduto parte di una “guerra ibrida che il Marocco sta conducendo contro la Spagna con l’incoraggiamento, l’aiuto, la complicità e il silenzio del presidente del governo spagnolo, che è un traditore”, chiedendo che il premier venga processato per tradimento. Feijóo ha chiuso accusando l’esecutivo di aver nascosto la verità sui dati di polizia: “Chi ci ha mentito, con i rapporti della polizia in mano, sono stati l’intero Consiglio dei ministri e il primo ministro. Questo è un evento senza precedenti nella nostra storia”.