Ci sono terre che non si abbandonano mai davvero. Restano addosso come il profumo del ginepro dopo una passeggiata tra le rocce levigate dal vento, nei riflessi rosa delle saline al tramonto o nel blu profondo di un mare che sfuma lentamente nel cielo. La Sardegna è una di queste. Un’isola antica e schiva, aspra e generosa allo stesso tempo, che custodisce i suoi segreti con la stessa tenacia delle torri nuragiche che da millenni ne dominano il paesaggio.
Questa terra è la culla del lungo viaggio umano e poetico di Lino Concas, nato nel 1930 nel piccolo paese minerario di Gonnesa, nel cagliaritano. Un cammino che l’ha portato nel 1963 dall’altra parte del mondo, fino a Melbourne. Ma se il corpo ha attraversato gli oceani, l’anima non ha mai reciso il legame con la propria isola. Anzi, proprio la poesia è diventata il filo invisibile che continua a unire Sardegna e Australia, memoria e presente. Due popoli accomunati – agli occhi del poeta – da un profondo rapporto con la patria e da una storia di resistenza.
È stato questo il cuore pulsante di ‘Pasta and Poetry’, l’incontro organizzato dalla Società Dante Alighieri di Melbourne, lo scorso 8 luglio, nella raccolta atmosfera dell’University Cafe di Carlton. Una serata in perfetto stile da salotto letterario, dove, complice una tavola imbandita con pasta preparata per l’occasione, poesia e convivialità si sono intrecciate davanti a un pubblico di appassionati.
Ad aprire l’incontro è stato il presidente della Società Dante Alighieri, Dominic Barbaro, seguito dall'introduzione di Gabriella Gomersall-Hubbard, che ha accompagnato il pubblico in un viaggio attraverso oltre sessant’anni di produzione poetica.
“Lino occupa un posto di rilievo nella poesia italo-australiana, non solo per la qualità dei suoi versi, ma anche per la straordinaria ricchezza della sua produzione”, ha ricordato Gomersall-Hubbard. La prima raccolta, Brandelli d’anima, risale infatti al 1965. Da allora Concas ha pubblicato undici libri di poesie tra Italia, Australia e Spagna, ricevendo numerosi riconoscimenti internazionali.
La relatrice ha poi rivelato che, proprio quella sera, il poeta le aveva consegnato la sua più recente pubblicazione, testimonianza di una creatività che continua a sorprendere anche a novantasei anni.
Una domanda, però, la incuriosiva da tempo.
“Lino, perché scrivi poesie?”
Una risposta semplice, intensa, ha aperto la strada a un dialogo sul significato stesso della poesia e sul tema che attraversa l'intera sua opera: il rapporto con la terra d'origine e con quella che lo ha accolto.
Per questo motivo, la prima lettura è stata affidata a Hanno rubato la mia terra, componimento nel quale Concas guarda all'Australia attraverso gli occhi del popolo aborigeno. La sua non è soltanto un'ammirazione per la cultura dei First Nations, ma anche una riflessione sul dolore provocato dalla colonizzazione e sulla perdita della propria identità.
“Nel corso della sua produzione poetica – ha spiegato Gomersall-Hubbard – Lino ha saputo costruire un ponte ideale tra queste due terre”.
Quel legame riaffiora anche nella poesia Donna – Nannawaya, dove il termine della lingua dei popoli del Golfo di Carpentaria significa ‘donna’. Nei versi, il poeta si lascia affascinare dalla spiritualità aborigena fino a identificarsi con essa. “Baciami nella tua notte, Nannawaya. Custodiscimi nella tua ombra”, recita uno dei passaggi più evocativi della composizione, in cui la voce poetica si fa preghiera e appartenenza.
Il secondo momento della serata ha riportato invece il pubblico nel cuore della Sardegna con Ho fatto un sogno, una delle liriche più intime di Concas.
Prima della lettura, Gabriella ha invitato gli ospiti a soffermarsi sulla ricchezza linguistica del testo, nel quale il poeta conserva parole della tradizione sarda come maggese, cercine e sa lissia, termini che evocano mestieri, gesti quotidiani e consuetudini ormai quasi scomparse.
“Sono parole che raccontano un mondo e una cultura”, ha osservato.
Attraverso immagini delicate, il poeta torna con la memoria al paese dell'infanzia, ai paesaggi che lo hanno formato e agli affetti che continuano ad accompagnarlo. Tra le immagini più suggestive spicca quella del fenicottero rosa che si posa nella terra dei nuraghi per riportare i sogni dell'autore fino al suo villaggio.
Nella parte conclusiva della serata, lo sguardo si è allargato ancora.
“Lino non è un osservatore passivo della realtà – ha sottolineato Gomersall-Hubbard introducendo la poesia Datemi questo sogno –. È un poeta che prende posizione, denuncia le ingiustizie e, attraverso la poesia, dà voce alla speranza, alla libertà e alla dignità dei popoli che soffrono”.
La lettura, affidata a Paolo Baracchi, vicepresidente dell’associazione di Melbourne, ha chiuso idealmente un percorso che dalla memoria personale approda ai grandi temi universali. A concludere l'incontro è stato lo stesso Baracchi, che ha ringraziato il poeta, i relatori e il pubblico, invitando tutti a continuare a coltivare l'amore per la poesia e per la cultura italiana.
L'appuntamentoè ora fissato per domenica 9 agosto alle ore 13, all'Abruzzo Club, dove la Società Dante Alighieri celebrerà il 130mo anniversario della propria fondazione, una delle più antiche realtà dantesche nate al di fuori dell'Italia.