Uno starnuto arriva senza preavviso. Il singhiozzo, invece, può presentarsi quasi come un ospite indesiderato che decide di restare più del previsto. Sono due fenomeni comunissimi, spesso innocui e talvolta perfino buffi. Ma che cosa succede davvero nel nostro corpo quando starnutiamo o singhiozziamo? E soprattutto: quando è il caso di preoccuparsi? Partiamo da una rassicurazione: nella stragrande maggioranza dei casi, starnuti e singhiozzo non indicano una malattia seria. Sono risposte automatiche del nostro organismo, messe in moto da stimoli molto diversi. Tuttavia, quando diventano particolarmente frequenti, persistenti o si accompagnano ad altri sintomi, possono essere il segnale che vale la pena approfondire.

Lo starnuto è una reazione riflessa che serve soprattutto a proteggere le vie respiratorie. Basta che qualcosa irriti la mucosa del naso (polvere, pollini, fumo, profumi intensi, particelle presenti nell’aria) perché una complessa sequenza di segnali nervosi entri in azione. Il cervello coordina una rapida inspirazione seguita da una violenta espirazione, durante la quale l’aria viene spinta fuori attraverso naso e bocca. È il modo con cui l’organismo cerca di liberarsi dell’irritante. Non sorprende quindi che gli starnuti siano particolarmente frequenti durante un raffreddore o in presenza di un’allergia. In questi casi la mucosa nasale è infiammata e più sensibile, e il riflesso può essere ripetuto molte volte. E perché alcune persone starnutiscono tre, quattro o dieci volte di seguito, mentre altre si fermano al primo? Non esiste un numero ‘normale’ di starnuti consecutivi. Può dipendere dalla quantità e dal tipo di irritante, dalla sensibilità individuale e dalla causa che li ha provocati. Esiste persino una particolare forma di starnuto legata alla luce intensa, soprattutto quando si passa improvvisamente dal buio alla luce del sole. È il cosiddetto riflesso fotico dello starnuto, un fenomeno curioso e benigno che interessa una parte della popolazione. Insomma, uno starnuto dietro l’altro può essere fastidioso, ma di per sé non è generalmente motivo di allarme.

La situazione cambia se gli starnuti sono molto frequenti e persistono nel tempo, soprattutto se accompagnati da naso chiuso o che cola, prurito agli occhi, lacrimazione e altri disturbi respiratori. In questi casi, per esempio, potrebbe esserci un’allergia oppure una forma di rinite. Anche alcuni farmaci o sostanze irritanti possono provocare starnuti ricorrenti. Il consiglio, quindi, non è preoccuparsi per ogni raffica di starnuti, ma osservare il contesto. Se il problema dura settimane, interferisce con il sonno o con le normali attività quotidiane, oppure compare insieme a difficoltà respiratorie o altri sintomi importanti, è opportuno parlarne con un medico.

Se lo starnuto coinvolge soprattutto il naso e le vie respiratorie, il protagonista del singhiozzo è il diaframma, il principale muscolo della respirazione, situato alla base del torace. Normalmente il diaframma si contrae e si rilassa in modo ritmico per permettere all’aria di entrare e uscire dai polmoni. Durante il singhiozzo, invece, si verifica una contrazione involontaria e improvvisa. Subito dopo, la glottide, una struttura situata nella laringe, si chiude rapidamente, producendo quel caratteristico ‘hic’ che tutti conosciamo. Perché succede? Le cause più comuni sono decisamente poco drammatiche: mangiare troppo o troppo velocemente, bere bevande gassate, consumare alcol, ridere molto, subire un cambiamento improvviso di temperatura oppure avere lo stomaco particolarmente disteso. Anche emozioni e stress possono avere un ruolo. In altre parole, non serve necessariamente una malattia perché il nostro diaframma decida di improvvisare una piccola orchestra.

Il singhiozzo comune dura generalmente pochi minuti e tende a scomparire spontaneamente. Ma esiste una forma molto meno frequente in cui le contrazioni persistono a lungo. È soprattutto la durata a fare la differenza. Un singhiozzo che non passa e continua per giorni non dovrebbe essere semplicemente ignorato. Ancora più importante è quando il disturbo interferisce con il sonno, l’alimentazione, la respirazione o la vita quotidiana. Un singhiozzo persistente può infatti essere associato a un’irritazione dei nervi coinvolti nel riflesso del singhiozzo, a problemi gastrointestinali o, più raramente, a condizioni che interessano il sistema nervoso centrale o altre parti dell’organismo. Anche alcuni farmaci possono favorirlo. Questo non significa che un singhiozzo prolungato sia automaticamente il sintomo di qualcosa di grave. Significa, più semplicemente, che quando il fenomeno diventa persistente è il momento di cercarne la causa, invece di limitarsi ad aspettare che passi.

A prima vista sembrano fenomeni completamente diversi. In realtà condividono un elemento fondamentale: sono riflessi involontari, cioè risposte automatiche dell’organismo a determinati stimoli. Il corpo umano è pieno di questi meccanismi. Tossire, sbattere le palpebre, deglutire e vomitare sono altri esempi di risposte che ci permettono di proteggerci o di mantenere in equilibrio alcune funzioni fondamentali. Il problema nasce quando un riflesso normalmente utile diventa eccessivo, persistente o compare senza una causa evidente. È proprio in questi casi che la frequenza e la durata diventano informazioni importanti per il medico. Quindi dobbiamo preoccuparci? La risposta breve è: di solito no. Starnutire ripetutamente durante la stagione dei pollini o dopo aver respirato polvere è generalmente un fenomeno benigno. Allo stesso modo, un episodio di singhiozzo dopo una cena abbondante raramente ha un significato preoccupante.

A meritare attenzione sono soprattutto i casi che persistono, si ripetono in modo insolito o si associano ad altri sintomi. Difficoltà respiratorie, dolore importante, alterazioni neurologiche, febbre persistente o un peggioramento generale sono, per esempio, segnali che richiedono una valutazione medica. Il principio è semplice: non bisogna trasformare ogni starnuto in un sospetto diagnostico, ma nemmeno ignorare un sintomo che cambia radicalmente rispetto al proprio comportamento abituale. Forse è proprio questa la lezione più interessante che possiamo ricavare da due fenomeni apparentemente banali. Il nostro corpo dispone di sistemi automatici straordinariamente efficienti, ma anche questi possono ‘incepparsi’. Nella maggior parte dei casi si tratta soltanto di un piccolo inconveniente destinato a passare. In una minoranza di casi, invece, la persistenza del disturbo può essere un indizio da non trascurare. E così, la prossima volta che qualcuno starnutirà per la quinta volta consecutiva o che l’“hic” arriverà al momento meno opportuno, possiamo sorridere. Sapendo però che, quando un fenomeno comune diventa troppo frequente o troppo lungo, ascoltare il proprio corpo è sempre una buona idea.