La prima cosa che ha notato è stata la corrente. Era nell’acqua con la compagna Joyce Verduyn, vicino al Cliff Club di Uluwatu, a Bali. Faticavano a stare fermi anche toccando il fondo. “Oggi non è la giornata giusta per nuotare”, ha detto. Sono usciti, hanno cominciato a camminare sulla spiaggia.

È in quel momento, con la coda dell’occhio, che Stefano Massasso ha visto la testa di una persona molto più al largo. Una sola. “Mi sono chiesto subito: ma com’è possibile che stia nuotando lì? Noi avevamo quasi difficoltà a stare fermi”. Ha guardato meglio. La donna agitava le braccia, andava giù, riemergeva.

“Ho detto alla mia ragazza: io vado” e si è lanciato di corsa, tagliandosi anche i piedi sui coralli per la fretta e ha iniziato a nuotare verso quella testa che spariva e riappariva. Quando l’ha raggiunta, lei gli si è aggrappata addosso, in panico, spingendolo sott’acqua. “Era una signora russa di 60 anni, agitatissima. Le dicevo continuamente ‘relax, relax’. Sono riuscito a prenderla da dietro, in posizione da salvataggio”.

Le correnti, intanto, li portavano via. Massasso ha smesso di combatterle. “Inutile continuare a lottare contro le correnti, perdi solo le energie”. Sapeva che la compagna, da riva, aveva già dato l’allarme. “Mi sono detto: in qualche modo qualcuno verrà a breve, l’importante è stare a galla”. Sono andati alla deriva insieme fino al lato opposto della spiaggia, dove finalmente è arrivato un soccorritore.

Tra Uluwatu e quella zona di costa i bagnini non ci sono, racconta Stefano, non è zona da surf, è una spiaggia molto lunga, e l’unico ad accorgersi è stato un uomo che è arrivato quando ormai erano fuori dalla corrente di risacca. “Ci ha aiutato a farle fare gli ultimi passi e a prenderla in braccio. Aveva già bevuto parecchio”.

La donna era una madre. La sua famiglia, dalla spiaggia, guardava senza poter entrare. “Se lei non fosse più tornata, quei figli non potevano andare in acqua a riprenderla, perché non sapevano nemmeno nuotare in quelle condizioni. Era uscita dal punto dove toccava ed era andata in affanno per le correnti”.

Non è la prima volta che a Massasso capita una scena così. La notte tra il 25 e il 26 luglio 2020, ad Asti, stava rientrando a casa in macchina. Sul ponte sul Tanaro, nello specchietto retrovisore, ha visto una giovane donna scavalcare la ringhiera. “Si è gelato tutto in un attimo. Ho bloccato l’auto, ho fatto inversione”. A terra, accanto alla ringhiera, lei aveva lasciato le scarpe, una borsetta e un messaggio.

“Le ho detto: guarda, ho qua le chiavi della macchina, un portafogli. Se vuoi andare da qualche parte ti porto. Se vuoi dei soldi te li dò. Se vuoi un telefono per chiamare qualcuno, te lo dò”. Lei ha esitato. A un certo punto si è girata appena, e Massasso l’ha afferrata. È riuscito a portarla al sicuro mentre arrivava una pattuglia delle Volanti e l’ambulanza.Per quel gesto, qualche giorno dopo, il sindaco astigiano Maurizio Rasero gli ha consegnato il Sigillo della Città. Due episodi, due continenti, a distanza di anni. Può trattarsi forse di una coincidenza, gli chiediamo? “Mi guardo sempre attorno – dice - cerco di anticipare il pericolo dove c’è. Lo vedo prima degli altri, me lo dicono in tanti. Magari alle due di notte, uno passa in macchina e quella persona lì non c’è più”.

Massasso ha 36 anni ed è originario di Isola d’Asti, nel Monferrato. Ha studiato enologia e agricoltura in Italia, perché la sua è una famiglia di viticoltori, l’azienda è Vigneti Brichet di Massasso e Figli. Nel 2008 si è trasferito a Londra per lavorare in ristorazione e hotel. È rientrato ad Asti e poi nel 2014 si è spostato a Sydney. Da qualche anno importa anche i vini della cantina di famiglia. “Vedere i tuoi prodotti apprezzati dall’altra parte del mondo crea un ponte tra le mie origini e questo paese, dove sono arrivato per caso e dove sono ancora. Più che un business, è una cosa personale, emotiva. Quando cresci in un ambiente con tradizioni e valori, vuoi dare una continuità a quello che è stato fatto prima di te. Non vuoi che una cosa partita dai nonni, passata dai genitori, finisca un giorno con te. È la stessa attenzione: guardare anche agli altri, non sempre a se stessi”. Infine, aggiunge una cosa, sulla compagna: “Sapere che lei era sulla spiaggia, che aveva chiamato i soccorsi, mi ha tolto un peso. Se fossi stato da solo, forse mi sarebbe mancata quella sicurezza”.