TEHERAN – I contatti tra Iran e Stati Uniti per porre fine a otto mesi di guerra stanno proseguendo attraverso mediatori, nonostante i colloqui degli ultimi giorni non abbiano prodotto una svolta.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha dichiarato che le consultazioni restano “molto intense” e che Teheran ha già presentato condizioni e proposte, aggiungendo che l’esito dipenderà dalla “razionalità politica di Washington”.

La mediazione del Qatar è proseguita anche ieri, con emissari arrivati a Teheran per discutere con Araqchi una nuova versione della bozza di accordo tra Stati Uniti e Iran.

Secondo fonti iraniane, la proposta presentata da Teheran a settembre resta la base del confronto, ma sarebbe stata abbreviata per consentirne l’attuazione in tempi più rapidi.

Il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei ha spiegato che il piano in sette punti è stato “condensato” e potrebbe essere applicato nell’arco di due giorni, senza però modificarne i principi fondamentali.

La proposta prevede la fine del blocco statunitense dei porti iraniani, la riapertura dello Stretto di Hormuz, una deroga americana per le esportazioni petrolifere dell’Iran, la cancellazione delle nuove sanzioni e successivi colloqui su altri dossier.

A settembre, Donald Trump aveva respinto il piano originario, ma ieri ha affermato che Teheran vuole raggiungere un accordo e che una soluzione “potrebbe arrivare”, senza fornire ulteriori dettagli.

L’Iran ha ribadito che un ritorno ai negoziati sul programma nucleare sarebbe possibile soltanto dopo la verifica dell’adempimento di tutte le condizioni poste da Teheran.

Baghaei ha inoltre escluso che durante i colloqui sia stata discussa la possibilità di trasferire all’estero le scorte iraniane di uranio altamente arricchito.

Il rischio di una nuova escalation resta comunque elevato.

Fonti iraniane ritengono ancora più probabile un nuovo attacco statunitense rispetto a un’intesa, mentre Teheran ha promesso una risposta energica in caso di ripresa delle operazioni militari.

Cina e Russia hanno espresso forte preoccupazione per questa prospettiva.

Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha invitato tutte le parti a privilegiare soluzioni politiche, mentre Mosca ha chiesto un’intensificazione degli sforzi diplomatici.

Sul fronte energetico, i prezzi del petrolio sono scesi di quasi il 4 per cento sulle speranze di un’intesa, ma i rischi restano evidenti dopo che venerdì una nave qatariota per il trasporto di gas naturale liquefatto è stata colpita nel Golfo da ordigni non identificati.