FIRENZE - Un ragazzo tunisino di 15 anni, immigrato in Italia da circa tre anni, è stato portato in custodia cautelare nell’istituto penale minorile di Firenze, con l’accusa di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale.
La misura è stata disposta dal gip del tribunale per i minorenni di Firenze, Giuditta Merli, su richiesta della procura dei minori guidata da Roberta Pieri, dopo che il giovane avrebbe ricominciato a frequentare online ambienti riconducibili all’estremismo islamista radicale.
Il ragazzo, infatti, era già stato destinatario nell’ottobre 2025 di una misura di collocamento in comunità per lo stesso reato, successivamente revocata, e aveva affrontato un periodo di messa alla prova concluso nel marzo 2026.
Secondo quanto riferito dalla polizia di Stato, la Direzione centrale della polizia di prevenzione aveva segnalato alla Digos di Firenze che il minorenne aveva ripreso a utilizzare piattaforme web e nuovi contatti telefonici per interagire con account di presunti affiliati all’Isis.
L’attività investigativa è nata nell’ambito della cooperazione di intelligence svolta dal Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa), insieme alle agenzie Aise e Aisi.
Durante una perquisizione gli investigatori hanno sequestrato il cellulare del ragazzo, all’interno del quale sarebbero state trovate immagini riferibili a noti terroristi islamici.
Secondo la polizia, nei messaggi analizzati sarebbero emersi “particolari inquietanti”. In alcune conversazioni il giovane “si è dichiarato pronto ad agire”, ricevendo indicazioni “sulla tipologia di luogo da scegliere per compiere l’azione” e mostrando interesse “alla ricerca di armi”.
Nel provvedimento cautelare il gip sostiene che il ragazzo sia “un soggetto pericoloso capace di commettere atti gravi”, ritenendo che non abbia modificato “le proprie pericolose convinzioni ideologiche”. Secondo il giudice il minore avrebbe proseguito “l’opera di proselitismo anche durante il regime di messa alla prova” e, se non “opportunamente contenuto”, potrebbe “concretamente compiere azioni di grave violenza in danno della collettività”.