WASHINGTON - I toni di riconciliazione e unità, tradizionalmente associati al 4 luglio, finiscono in soffitta nella narrativa di Donald Trump, già in modalità elettorale in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.
Parlando dall’iconico Mount Rushmore, in South Dakota, il tycoon ha esortato gli americani a difendere le libertà immaginate 250 anni fa dai Padri fondatori della “più grande Repubblica” mai creata, proteggendole da quella che ha definito la minaccia “comunista” rappresentata dai democratici progressisti e dai “nuovi arrivati nel nostro Paese”, che, a suo dire, attaccando “la nostra identità” dovrebbero essere espulsi.
Un collegamento tra la retorica anticomunista e i temi dell’immigrazione che hanno sostenuto la sua rielezione nel 2024, ma che si scontra con le parole di Leone XIV, il quale, pur dichiarandosi orgoglioso delle sue origini americane, ha affermato di sentirsi “figlio di una grande nazione plasmata dagli immigrati”.
In vista del voto di novembre, il tycoon è tornato su uno dei temi su cui sta insistendo maggiormente: dipingere i democratici progressisti come comunisti e presentarli come una minaccia esistenziale per gli Stati Uniti.
Il suo intervento è arrivato poco dopo quello pronunciato in occasione del 250° anniversario dell’indipendenza dal sindaco di New York, Zohran Mamdani, che ha difeso gli immigrati in un discorso interpretato come una critica aperta a Trump e al movimento Maga. Il presidente Usa ha anticipato i temi del discorso che terrà sul National Mall, annunciato come particolarmente lungo, in una Washington stretta da un caldo afoso che ha costretto gli organizzatori ad annullare la grande parata.
Nei giorni scorsi, l’evento era stato presentato come “il più spettacolare comizio di Trump di sempre”. I repubblicani temono di perdere il controllo di almeno uno dei due rami del Congresso nelle elezioni di metà mandato e, per questo, hanno iniziato ad attaccare i successi ottenuti dall’ala sinistra del Partito democratico. La scorsa settimana, a New York e in Colorado, quattro candidati progressisti, tra cui tre socialisti democratici, hanno infatti vinto primarie particolarmente combattute.
“Decidiamo e giuriamo, affinché tutti possano sentirci, che i cittadini degli Stati Uniti sconfiggeranno rapidamente il comunismo. Li spazzeremo via e continueremo a costruire un Paese più grande, migliore e più forte che mai. Non saremo mai un Paese comunista!”, ha esclamato Trump. Subito dopo il presidente è passato al tema politico più immediato: “Possiamo perdere le elezioni di metà mandato solo se permettiamo a noi stessi di perderle”.