WASHINGTON - Fuoriprogramma durante la conferenza All-In a Los Angeles, dove il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è collegato in diretta telefonica durante l’intervento dell’amministratore delegato di Nvidia, Jensen Huang. Sorpreso dall’inattesa chiamata, l’amministratore delegato dell’azienda di chip ha attivato il vivavoce su richiesta del presidente per far sentire la conversazione al pubblico, fornendo a Trump la platea per una difesa ad oltranza del settore dell’intelligenza artificiale. 

“Vi dico che è tutta una bufala. I data center sono fantastici, rendono le persone ricche. Rendono ricchi anche gli Stati. L’AI è più grande di Internet”, ha affermato Trump, respingendo le critiche e le richieste di ridimensionamento del comparto provenienti in modo sempre più bipartisan da diverse parti politiche e industriali. 

Facendo riferimento ai timori sui rischi esistenziali legati alle nuove tecnologie, il presidente statunitense ha rassicurato la platea: “Queste persone stanno facendo il gioco della Cina. Non permetteremo che questo accada. I robot non conquisteranno il mondo. Non succederà“. Un’affermazione condivisa sul palco da Huang, che ha risposto: “Ha ragione, non permetteremo che questo accada, signor presidente”.  

Prima di riagganciare, il capo della Casa Bianca ha poi scherzato sulle capacità tecniche del manager: “La cosa fantastica di Jensen è che riesce a creare il chip per computer più complesso del mondo, ma non sa come attivare il vivavoce per me”. 

L’incursione di Trump all’evento di Los Angeles fa seguito a giornate complicate per il settore dell’AI, segnato dai recenti appelli di diversi dirigenti delle aziende tecnologiche che hanno chiesto di rallentarne lo sviluppo. Dal suo profilo Truth Social, il presidente è tornato sull’argomento equiparando gli allarmi sulla sicurezza alle vicende politiche che lo hanno coinvolto in passato: “L’AI che conquista il mondo, distrugge l’umanità e provoca ogni altra cosa negativa è una bufala”, ha scritto, paragonando tali timori alle indagini sui suoi presunti legami con la Russia e alla procedura di impeachment per il caso Ucraina durante il suo primo mandato. 

Ribadendo la necessità di tutelare il primato tecnologico statunitense, Trump ha poi aggiunto sempre su Truth: “L’unico motivo per cui è in corso il boom dell’AI e dei data center è che gli Stati Uniti sono in netto vantaggio rispetto a qualsiasi altro Paese. Non uccidete la gallina dalle uova d’oro!”. 

Le parole del tycoon, incentrate sulla necessità di battere la concorrenza cinese, arrivano in parallelo alle durissime reazioni registrate a Pechino. La Cina ha infatti respinto gli appelli urgenti dei leader tecnologici statunitensi a “rallentare deliberatamente il ritmo” di miglioramento dei modelli di IA, liquidando gli avvertimenti sui rischi come “allarmismo” e come parte di una “strategia da Guerra Fredda” pensata per ostacolare il progresso della superpotenza rivale, anziché per tutelare l’umanità. 

A scatenare le proteste cinesi è stato in particolare l’appello di Dario Amodei, cofondatore e CEO di Anthropic, che chiedeva a Washington di limitare la vendita di tecnologie chiave alla Cina avvertendo che un “vantaggio cinese nel settore rappresenterebbe un grave pericolo per gli Stati Uniti e per il mondo”. Il messaggio è giunto a pochi giorni di distanza dalle accuse mosse da alcune agenzie statunitensi contro le principali aziende cinesi del settore, imputate di aver copiato sistematicamente i modelli di AI all’avanguardia ideati da società Usa; addebiti che Pechino ha puntualmente respinto. 

Durante un consueto briefing con la stampa riportato da NBC News, il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun ha risposto ufficialmente alle sollecitazioni di Amodei dichiarando: “L’allarmismo, il confronto e la competizione malevola non faranno altro che ostacolare il processo di governance globale dell’IA, senza servire gli interessi di nessuno”. Toni ancora più aspri sono giunti dal quotidiano statale Global Times, che ha definito la proposta di un rallentamento “una ‘strategia da Guerra Fredda’ applicata al settore dell’AI”. 

Mentre la Casa Bianca respinge le preoccupazioni legate alla sicurezza e al controllo dei modelli, le autorità cinesi hanno espresso una posizione differente sul tema della gestione dei rischi. Il ministro per la Sicurezza di Stato, Chen Yixin, ha affermato sulla rivista statale China Cyberspace che la Cina deve “accelerare la creazione di un sistema per la prevenzione e il controllo dei rischi di sicurezza legati all’AI”, facendo appello a un “impegno nella cooperazione internazionale”. 

La marcata divergenza nell’approccio alla governance e allo sviluppo dell’intelligenza artificiale rappresenterà con ogni probabilità uno dei temi centrali del prossimo incontro bilaterale tra il presidente cinese Xi Jinping e Donald Trump, in programma per il 24 settembre a Washington.