WASHINGTON - Dopo la sconfitta elettorale alle Midterm, che ha sancito il ritorno dei Democratici al controllo sia della Camera sia del Senato, Donald Trump torna a sollevare pesanti ombre sulla regolarità della consultazione. “Le nostre elezioni sono truccate, non potete immaginare quanto”, ha accusato il presidente parlando dalla Casa Bianca, subito dopo aver firmato il provvedimento che designa come monumenti nazionali la Cabinet Room e lo Studio Ovale, costruito nel 1909. 

La vittoria della sponda democratica preannuncia l’avvio di una serie di indagini parlamentari sugli affari del Presidente, mentre nel Partito Repubblicano esplode una dura resa dei conti interna che vede al centro delle polemiche il segretario della Guerra, Pete Hegseth. 

Nonostante diversi esponenti del GOP spingano per il suo siluramento, Hegseth resta difeso da Trump e respinge le pressioni al passo indietro, scaturite anche dalle posizioni del vicepresidente JD Vance, il quale ha individuato nella guerra in Iran e nel caro benzina le cause principali della disfatta elettorale dei Repubblicani. “Resisto e combatto. L’impeachment non ha funzionato con il presidente Donald Trump. Non funzionerà neppure con me”, ha dichiarato il capo del Pentagono, finito nel mirino del “fuoco amico” del partito. 

Nel frattempo, partono le prime manovre tattiche in vista del 2028. Il segretario di Stato Marco Rubio ha confermato che la sua priorità rimane “lavorare con il Presidente”, dicendosi tuttavia pronto a sostenere un’eventuale candidatura alla Casa Bianca di JD Vance. 

Sullo sfondo dei dossier internazionali, Trump ha voluto rivendicare la prontezza difensiva statunitense, affermando che gli Usa sono “armati fino ai denti” e pronti, all’occorrenza, a portare a termine le operazioni belliche. “In questo momento stiamo costruendo più armi per le nostre forze armate di quante ne abbiamo mai costruite prima e siamo pronti e perfettamente equipaggiati”, ha scandito, ribadendo: “Se dovessimo portare a termine il resto dell’operazione in Iran, siamo assolutamente pronti e armati fino ai denti”.  

In merito al conflitto in Europa orientale, il presidente ha invece prospettato un’intesa ad ampio raggio con Mosca: “Ci sarà un accordo. Sarà un grande accordo e riguarderà molto più dell’Ucraina. Potrei addirittura dire che potrebbe coinvolgere l’intera Europa. Sarà un accordo grande, bellissimo, tutti ne saranno entusiasti”. 

Alle tensioni politiche per la Casa Bianca si aggiungono inoltre i problemi giudiziari. Il giudice distrettuale Tanya Chutkan ha infatti bloccato per due settimane il progetto di costruzione di un imponente arco trionfale a Washington fortemente voluto da Trump, sospendendo il via libera concesso da una commissione pubblica per esaminare i ricorsi presentati contro la legittimità dell’opera. 

L’esito del voto ha scatenato immediate onde d’urto sui mercati finanziari, con una giornata di vendite che ha spazzato via i guadagni realizzati nel rally post-elettorale. La Borsa di New York ha chiuso in profondo rosso: l’indice tecnologico Nasdaq è affondato del 5,52%, segnando la peggiore seduta percentuale dall’aprile 2025, mentre l’S&P 500 e il Dow Jones hanno ceduto rispettivamente il 4,36% e il 3,44%. 

Il tracollo ha travolto in particolare le cosiddette “Magnifiche Sette”, i colossi dell’high-tech statunitense, che in un solo giorno hanno perso complessivamente circa 1.130 miliardi di dollari di valore di mercato. Tesla ha guidato la classifica dei ribassi con un tonfo del 10,8%, seguita da Nvidia che ha registrato un forte calo del 9,3%. 

In contrazione anche Meta, in flessione del 4%, e Microsoft, scesa del 3,6%. Alphabet e Amazon hanno entrambe chiuso in calo del 2,2%, mentre Apple ha contenuto le perdite all’1,5%. 

Complessivamente, Tesla e SpaceX, le aziende guidate da Elon Musk, sostenitore dell’accelerazione sull’IA e tra i principali artefici della vittoria di Trump nel 2024, hanno visto evaporare 420 miliardi di dollari di capitalizzazione. 

Gli analisti di mercato hanno attribuito la forte ondata di vendite, concentrata soprattutto sui titoli legati all’intelligenza artificiale, ai chip e alle infrastrutture, al timore che la maggioranza democratica al Congresso possa introdurre severe regolamentazioni e ostacolare l’espansione dei data center. Le strutture di elaborazione dati hanno incontrato un’aspra opposizione bipartisan nei territori e molti dei candidati risultati vincitori alle Midterm hanno promesso moratorie e freni al settore.