ROMA - Non si arresta la scia di caos e apprensione che dal 3 novembre sta travolgendo il traffico aereo europeo. A ventiquattr’ore da una giornata segnata da almeno 27 falsi allarmi (dei quali 10 hanno interessato direttamente l’Italia), una nuova raffica di minacce anonime ha costretto le autorità di diversi Paesi ad attivare procedure d’emergenza, dirottamenti e ispezioni a terra.
La prima criticità della giornata ha riguardato un aereo Ryanair decollato da Roma e diretto a Lisbona. Il velivolo è atterrato intorno alle 8:00 (ora locale) all’aeroporto Humberto Delgado della capitale portoghese, dove è scattato un immediato dispositivo di sicurezza a seguito di una telefonata giunta alla polizia di pubblica sicurezza (PSP) da parte di un agente, la cui identità è stata verificata dalla polizia giudiziaria. Come confermato successivamente dalle forze dell’ordine e rilanciato dalle emittenti locali, le bonifiche sull’aeromobile (destinato a effettuare il volo di ritorno verso la capitale italiana) si sono concluse con esito negativo, rivelandosi l’ennesimo falso allarme.
Poco dopo, un secondo episodio ha interessato direttamente il territorio italiano. Un volo Wizz Air partito da Praga e diretto a Roma Fiumicino è stato deviato d’urgenza verso l’aeroporto di Venezia. Secondo quanto appreso da fonti aeroportuali, la segnalazione dell’ordigno sarebbe giunta tramite una mail indirizzata allo scalo della capitale ceca.
Proprio l’aeroporto “Václav Havel” di Praga è finito al centro di una dura offensiva: la portavoce dello scalo, Denisa Hejtmankova, ha confermato che ben otto collegamenti (tre in arrivo da Danimarca, Spagna e Regno Unito e cinque in partenza verso Paesi Bassi, Cipro, Romania, Italia e Regno Unito) sono stati presi di mira da allarmi bomba. Tra questi si registra anche il volo della compagnia rumena Tarom diretto a Bucarest con 102 passeggeri a bordo, che ha lanciato il codice di emergenza 7700 prima di atterrare in sicurezza a Otopeni, dove l’allarme è rientrato dopo le verifiche del Servizio rumeno di informazioni (SRI). La polizia ceca ha precisato che gli interventi di controllo hanno provocato ripercussioni minime sulle operazioni aeroportuali.
Nuovi allarmi si sono registrati anche nell’Europa settentrionale e centrale. In Danimarca, la polizia di Copenaghen è intervenuta nuovamente presso lo scalo cittadino a seguito di minacce dirette al traffico aereo, che hanno portato al dirottamento di un volo.
Contestualmente, in Francia, l’ufficio del primo ministro Sébastien Lecornu ha reso noto che quattro velivoli in sorvolo sul territorio nazionale sono stati raggiunti da minacce di bomba. Tutti gli aerei sono atterrati in sicurezza e sono stati sottoposti alle ispezioni degli artificieri, mentre la magistratura transalpina ha aperto un’inchiesta coordinata per risalire alla matrice delle intimidazioni.
Mentre le autorità dei vari Paesi cercano di contenere le ripercussioni sui voli, emergono dettagli importanti sulle indagini investigative riguardanti la giornata di ieri. Secondo quanto appreso da fonti qualificate, l’ondata di minacce inviata via e-mail agli scali di Fiumicino, Malpensa e all’Enac porta la firma dei cosiddetti “Combattenti dello Stato maschile”.
Il messaggio, scritto in italiano e recante l’oggetto “Segnalazione di una minaccia”, è riconducibile a un’organizzazione guidata da Vladislav Pozdnyakov, blogger ed ex personal trainer russo. Ispirato all’ideologia incel (involuntary celibate) e connotato da posizioni radicalmente omofobe, razziste e misogine, il gruppo “Stato Maschile” (Muzhskoye gosudarstvo) è stato fondato nel 2016 sulla piattaforma VKontakte ed è già stato inserito in Russia tra i movimenti estremisti e terroristici illegali.
Come ricostruito da inchieste internazionali come quelle condotte da Bellingcat, la struttura ideologica del movimento sostiene una visione suprematista bianca ed etnonazionalista, promuovendo la sottomissione della figura femminile al ruolo esclusivo di moglie e madre e definendo le istanze femministe e le comunità LGBTQ+ come elementi di degrado sociale. Attorno a questa piattaforma, Pozdnyakov ha strutturato una rete organizzata che negli anni si è dotata di propri simboli ufficiali e che ora si trova al centro dell’attenzione degli apparati di intelligence e sicurezza europei.