MILANO - La Procura di Milano ha deciso di non presentare ricorso contro la scarcerazione di Youssef Siher, il ricercatore trentenne che amministrava i canali social del “Movimento 17 ottobre”. Il 28 ottobre la giudice per le indagini preliminari Tiziana Landoni non aveva convalidato il fermo, ritenendo insufficienti gli indizi a carico dell’indagato.
Gli inquirenti hanno scelto di concentrarsi sulla prosecuzione delle indagini, alla ricerca di nuovi elementi e sulla ricostruzione della rete di contatti del giovane, che resta indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata durante manifestazioni pubbliche.
L’inchiesta è condotta dalla Polizia postale e dalla Digos, sotto il coordinamento del procuratore Marcello Viola e del pubblico ministero Francesca Crupi.
Secondo la giudice, Siher avrebbe organizzato forme di protesta contro il governo utilizzando toni duri e un linguaggio volgare, ma senza incitare alla violenza o alle devastazioni avvenute a Milano il 17 e 18 ottobre.
La Procura richiama invece una sentenza della Cassazione secondo cui il reato di istigazione può configurarsi anche quando un messaggio esercita un’influenza tale da indurre altre persone a commettere reati. Il telefono del trentenne resta sotto sequestro, ma gli investigatori non hanno potuto accedervi perché l’indagato non ha fornito il codice di sblocco.
Intanto, la Prefettura di Milano ha disposto controlli rafforzati nei confronti della giudice Landoni, destinataria di insulti e minacce dopo la decisione sulla scarcerazione. La misura, richiesta dal presidente del Tribunale Fabio Roia, prevede una vigilanza più intensa nei pressi dell’abitazione della magistrata e nei luoghi che frequenta abitualmente, con passaggi delle pattuglie di polizia e carabinieri.
Non si tratta di una vera e propria scorta, ma del primo livello di protezione, che potrà essere innalzato qualora emergano minacce specifiche. La decisione è stata ratificata dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Nel frattempo, il Tribunale del Riesame, chiamato a rivalutare le misure cautelari, ha disposto la revoca dei provvedimenti restrittivi per sei dei 35 minorenni arrestati nell’ambito delle vicende legate alle proteste.
Per tre di loro è stato revocato l’obbligo di permanenza in casa, mentre altri tre non dovranno più restare nelle comunità in cui erano stati collocati.