WASHINGTON - Donald Trump dovrà convivere da gennaio con un Congresso integralmente a guida democratica. “Sono pronto a collaborare”, ha dichiarato il presidente all’indomani della netta sconfitta incassata dai repubblicani nelle elezioni di metà mandato. Tuttavia, l’assetto politico nella capitale si preannuncia complesso e denso di ostacoli, con la gestione economica e la politica estera a fare da terreno di scontro principale.
A spingere milioni di statunitensi a votare in massa per i candidati democratici è stato il disagio economico causato dalle politiche della Casa Bianca, accompagnato dal desiderio di una drastica inversione di rotta. Secondo gli exit poll condotti da Nbcnews, oltre l’80% degli elettori ha espresso un voto di protesta contro l’aumento dei prezzi della benzina, dei beni alimentari e dei costi dell’assistenza medica. Tra le cause dell’inflazione, l’opinione pubblica individua l’escalation militare contro l’Iran e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz, fattori che hanno fatto impennare i prezzi degli idrocarburi. Al contempo, le rilevazioni della Cnn evidenziano come quasi un terzo dell’elettorato attribuisca le difficoltà economiche a ragioni strutturali legate alla misura cardine di Trump: l’imposizione dei dazi commerciali.
Il nuovo Congresso che si insedierà il 3 gennaio sarà chiamato a fornire risposte immediate. I candidati democratici usciti vincitori in storiche roccaforti del GOP (dal Texas al Kansas, dalla South Carolina all’Iowa) hanno infatti basato la propria campagna sulla promessa di contrastare l’inflazione. Dal canto loro, i repubblicani hanno tentato di mobilitare la propria base agitando lo spettro del socialismo e rivolgendo accuse di estremismo a figure emergenti come Abdul El Sayed, eletto in Michigan e divenuto il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti.
“I cittadini statunitensi hanno scelto i democratici perché vogliono vedere un cambiamento drastica di direzione, questo è esattamente quello che gli daremo”, ha dichiarato Hakeem Jeffries, destinato a diventare il primo Speaker della Camera afroamericano, confermando l’impegno prioritario a combattere “il caro vita che sta devastando la vita degli Usa”.
Sebbene l’agenda legislativa debba fare i conti con il potere di veto rivendicato da Trump, i democratici avranno i numeri per approvare a maggioranza sia alla Camera sia al Senato, con l’eventuale sostegno di moderati repubblicani, norme tese a limitare l’autorità presidenziale sui dazi e sulla prosecuzione del conflitto in Iran. Nel dibattito interno si fa strada anche l’ipotesi di cancellare i tagli alla sanità introdotti con il One Beautiful Bill (che hanno colpito Medicaid, Medicare e la rete di assicurazioni istituita dall’Obamacare), la cui entrata in vigore era stata posticipata al 1° gennaio nel tentativo, rivelatosi inefficace, di evitare ricadute elettorali.
Qualora il Presidente decidesse di esercitare il veto su tali provvedimenti, la maggioranza dem non disporrebbe della quota dei due terzi necessaria a superarlo. L’approvazione delle leggi rappresenterebbe tuttavia una leva di pressione politica da utilizzare contro la Casa Bianca.
La tornata elettorale ha aperto la strada a una nuova generazione di esponenti democratici promotori di agende orientate a profonde riforme economiche e sociali. “Penso che siamo stati eletti per fare le cose, io ho promesso di mettere i soldi fuori dalla politica, riportare i soldi nelle tasche e approvare Medicare for all”, ha affermato il neo-senatore Abdul El Sayed, rilanciando la proposta di un sistema sanitario pubblico universale.
Parallela è la traiettoria di James Talarico, ex insegnante di scuola media eletto senatore in Texas (primo democratico a conquistare il seggio dal 1988), il quale ha incentrato la propria campagna sulla lotta alle disuguaglianze economiche. La sua piattaforma, che intercetta il 69% degli elettori dem convinti che il sistema economico favorisca i ceti più abbienti, propone l’eliminazione dei tagli fiscali per i super ricchi approvati da Trump, l’introduzione di programmi di assistenza finanziaria per l’acquisto della prima casa e l’istituzione di asili pubblici gratuiti per i bambini di 3 e 4 anni.