ROMA - La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha difeso la scelta del governo di indicare Trifone Altieri, detto Nuccio, esponente della Lega ed ex parlamentare, alla presidenza dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac).
La designazione ha suscitato forti critiche delle opposizioni, che contestano l’opportunità di affidare a un esponente politico la guida di un organismo indipendente incaricato, tra l’altro, di vigilare sulla trasparenza degli appalti pubblici.
L’eurodeputata del Partito democratico (Pd) Irene Tinagli ha definito la scelta “un fatto gravissimo”, sostenendo che non si fosse mai verificata la nomina di un politico alla guida di un’autorità chiamata a controllare anche l’operato della politica.
Secondo la parlamentare, la vicinanza di Altieri al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, solleva interrogativi sull’indipendenza dei controlli, soprattutto in una fase caratterizzata da importanti investimenti pubblici, dal Ponte sullo Stretto al Piano Casa.
L’eurodeputata ha criticato anche la nomina di Elisabetta Pellegrini, stretta collaboratrice di Salvini al ministero, a commissaria per il terzo pilastro del Piano Casa, con ampi poteri di deroga ad alcune normative e di competenze nella prevenzione e nel monitoraggio della corruzione.
Anche il Movimento 5 Stelle ha attaccato la decisione, definendola “un atto irresponsabile e indecente del governo Meloni”. I parlamentari pentastellati delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia sostengono che la scelta comprometta l’autonomia dell’Anac e si inserisca in una più ampia politica di indebolimento degli organismi di controllo.
Il deputato Agostino Santillo, vicepresidente della commissione Ambiente, ha chiesto il ritiro della nomina, ricordando i rischi di infiltrazioni criminali nel settore degli appalti, e difendendo il lavoro del presidente uscente Giuseppe Busia ricordando la sua elezione nel 2024 alla guida del Network for Integrity, una rete internazionale impegnata nella promozione dell’integrità pubblica.
Critiche sono arrivate anche da Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva-Casa Riformista, che ha contestato altre designazioni riconducibili alla Lega, tra cui quelle di Alberto Bagnai all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, l’Antitrust, e del deputato Giulio Centemero alla Consob, l’organismo che vigila sui mercati finanziari.
Secondo il deputato, l’assegnazione di incarichi in autorità indipendenti a figure legate ai partiti rischia di compromettere la funzione stessa di questi organismi, istituiti per garantire controlli autonomi rispetto al potere politico.