KIEV - Un appello drammatico e d’urgenza per evitare il collasso dello scudo aereo ucraino. Il presidente Volodymyr Zelensky ha inviato una lettera di cinque pagine alla Casa Bianca, indirizzata al presidente statunitense Donald Trump e distribuita ai vertici del Congresso (tra cui lo speaker della Camera Mike Johnson) tramite l’ambasciatrice ucraina a Washington, Olha Stefanishyna.  

Nel documento, datato 26 maggio e visionato dal Kyiv Independent, il leader ucraino ammette la quasi totale dipendenza dell’Ucraina dagli alleati occidentali per la difesa dai raid di Mosca. Pur avendo sviluppato un efficiente sistema autoctono per l’intercettazione dei droni a lungo raggio, Zelensky ha riconosciuto che quando si tratta di intercettare i vettori balistici la nazione si affida quasi esclusivamente agli Stati Uniti, esortando Trump e il Congresso a rimanere vigili e a garantire la fornitura vitale di intercettori Patriot PAC-3 e altri sistemi analoghi. 

L’offensiva russa sta mettendo a durissima prova le scorte ucraine. L’Aeronautica militare di Kiev ha riferito che durante il massiccio attacco combinato nella notte del 24 maggio le forze di Mosca hanno lanciato ben 90 missili e 600 droni, devastando la capitale in quello che è stato registrato come uno dei peggiori bombardamenti dall’invasione su vasta scala del 2022.  

Già a metà aprile Zelensky aveva dato mandato formale al comandante dell’Aeronautica, Mykola Oleshchuk, di contattare d’urgenza i partner internazionali che avevano promesso batterie Patriot, avvertendo che le riserve di munizioni erano scese a un livello critico. La pressione militare del Cremlino si è ulteriormente inasprita dopo che l’intelligence di Kiev ha preso di mira una centrale di comando per droni russi nell’Oblast occupato di Luhansk, attacco che Mosca ha invece denunciato come il bombardamento di un dormitorio civile. Per ritorsione, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, durante un colloquio telefonico con il segretario di Stato Usa Marco Rubio, ha annunciato imminenti raid massicci contro i “centri decisionali” di Kiev, invitando esplicitamente Washington a evacuare il personale dell’ambasciata statunitense nella capitale ucraina. 

La lettera inviata a Trump riflette inoltre la profonda preoccupazione ucraina per i gravi ritardi accumulati nell’acquisizione di armamenti tramite il programma PURL (Prioritized Ukraine Requirements List), lo strumento che consente agli alleati della NATO di finanziare l’acquisto di armi prodotte negli Stati Uniti. Zelensky ha sottolineato che l’attuale ritmo delle consegne non è più al passo con la reale minaccia sul campo, ribadendo però che l’efficacia dei Patriot nelle mani dei soldati ucraini dimostra che la maggior parte dei missili russi può essere fermata se si dispone delle munizioni necessarie.  

Un alto funzionario della presidenza ucraina, protetto dall’anonimato, ha confermato la complessità della situazione, spiegando che reperire missili intercettori sul mercato globale è diventato estremamente difficile a causa della saturazione delle linee di produzione e dell’enorme volume di ordini prioritari destinati ai paesi del Golfo Persico.  

La crisi in Medio Oriente ha infatti aggravato la carenza di munizioni difensive per Kiev, poiché gli alleati degli Stati Uniti nell’area hanno impiegato quantità massicce di razzi per proteggere i propri siti strategici. Il momento politico è particolarmente delicato per le relazioni tra Ucraina e Stati Uniti. Donald Trump è tornato alla Casa Bianca promettendo una rapida risoluzione diplomatica del conflitto, ma gli sforzi della sua amministrazione per riavviare i negoziati tra Kiev e Mosca sono stati rallentati dalle concomitanti tensioni regionali tra Stati Uniti, Israele e Iran, oltre che dallo stallo bilaterale sui punti chiave di un eventuale accordo di pace.  

Di fronte al congelamento dei colloqui diplomatici, entrambe le parti hanno preferito intensificare i raid a lungo raggio. Per tentare di sbloccare la situazione sul fronte europeo, Zelensky ha affrontato la questione anche in una conversazione telefonica con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, concentrandosi sul coordinamento internazionale per potenziare le capacità antibalistiche dell’Ucraina prima che l’annunciata nuova ondata di attacchi russi possa compromettere definitivamente la tenuta del Paese.