Un mondo di valori che sembrano smarrirsi nel rumore frenetico della contemporaneità, dove bellezza, grazia ed eleganza riaffiorano invece con delicata intensità tra le pieghe di uno spartito e prendono vita delicatamente sui tasti di un pianoforte. È da questa visione raffinata e profondamente umana dell’arte che prende forma il percorso di Ida Pelliccioli, pianista bergamasca cresciuta in Francia, artista poliedrica e anima cosmopolita approdata in Australia per una nuova tournée che intreccia musica, poesia, cultura e introspezione. 

Reduce da concerti tra Queensland, Canberra e Melbourne, la musicista ha concluso il suo tour ad Adelaide con tre appuntamenti differenti, tra cui un originale progetto che unisce vino e musica sotto il patrocinio del Consolato d’Italia. Un viaggio artistico che riflette perfettamente la sua personalità curiosa, colta e profondamente sensibile.

“Questo nuovo repertorio è centrato sul tema dell’introspezione – racconta Pelliccioli –. Ho scelto pagine intime di compositori come Sibelius, Fauré, Busoni, Janáček, Ravel e Respighi. Sono opere nate in momenti particolari della loro esistenza, brani che rivelano una complessità emotiva intensa anche senza ricorrere necessariamente a virtuosismi grandiosi”.

Dietro ogni programma musicale, spiega la pianista, si cela un lungo lavoro di studio e ricerca. Non soltanto tecnica, ma anche culturale e filosofica. “Penso che un interprete debba essere informato su ciò che suona. Trascorro molto tempo a studiare i compositori e a creare collegamenti tra le opere, così da costruire un filo conduttore che dia senso tanto al pubblico quanto a me stessa”.

Una concezione quasi artigianale dell’interpretazione, vissuta con rispetto assoluto nei confronti della partitura. “Noi musicisti classici abbiamo il privilegio straordinario di essere in contatto con la musica dei geni”, osserva. “C’è già così tanto significato nello spartito che non dobbiamo aggiungere molto. Il lavoro più importante è comprendere il suono, le particolarità sonore di ogni epoca e di ogni compositore”.

Classe, raffinatezza, introspezione: parole che ritornano spesso nel racconto dell’artista, la quale vede nella musica classica un linguaggio universale e più attuale che mai. “La grande arte è senza tempo e proprio per questo rimane contemporanea. Veicola valori fondamentali come la bellezza, l’eleganza, la pace. Valori che forse il nostro mondo moderno sta lentamente dimenticando”.

Nata in Italia da madre croata e trasferitasi in Francia all’età di cinque anni, Pelliccioli ha costruito un percorso ricchissimo di contaminazioni culturali. Diplomata tra Nizza, Parigi e Londra, ha parallelamente conseguito due master alla Sorbona – uno in Letteratura italiana e uno in Storia dell’antica Grecia – coltivando una visione dell’arte nutrita da discipline differenti.

“La curiosità è sempre stata parte di me – confida –. Più conoscenze si hanno, più un artista riesce a percepire certe sfumature della musica. Alcuni aspetti intellettuali delle opere forse non emergerebbero senza studi che vadano oltre la sola formazione musicale”.

E infatti il suo universo creativo si estende ben oltre il pianoforte. Ida Pelliccioli scrive poesia lirica in quattro lingue – italiano, croato, inglese e francese – e negli ultimi anni si è avvicinata anche all’enologia, trasformando una semplice passione in un nuovo progetto artistico multisensoriale.

“Ho iniziato a studiare vino quasi per curiosità, attraverso una certificazione internazionale, ma poi è nato spontaneamente un legame tra l’arte della vinificazione e il linguaggio musicale dei compositori che interpreto – spiega –. Così sono nati i concerti enologici, dove musica e degustazione dialogano tra loro aprendo una nuova dimensione dell’ascolto”.

Un’idea originale che il pubblico australiano sembra aver accolto con entusiasmo crescente. Del resto, quella con l’Australia è ormai una relazione consolidata. “Questa è la mia terza visita e negli anni si è creato un rapporto sempre più personale con il pubblico. Molte persone tornano ai concerti, alcune sono diventate amiche. Dopo le esibizioni ci fermiamo a parlare, condividiamo emozioni, spesso in italiano. È bellissimo”.

E proprio il legame con l’Italia continua a occupare un posto centrale nella sua identità artistica e personale. “L’Italia è sempre nel cuore della mia vita. Il rapporto con le mie radici è fondamentale, così come quello con la lingua italiana. Anche vivendo altrove, quel legame rimane fortissimo”.

Per Pelliccioli, la musica è un rifugio, uno spazio di libertà e una necessità dell’anima. “L’arte – conclude la pianista – è una pausa necessaria nel nostro mondo stressante. La musica è il luogo dove posso esprimere molto più di ciò che le parole riescono a dire. È un vettore di bellezza e di raffinatezza che ci riporta all’essenza stessa della nostra umanità”.