Per quasi settant’anni è stato testimone privilegiato della storia del calcio. Ha raccontato le imprese di Pelé, le magie di Diego Armando Maradona e i trionfi di Lionel Messi. Ha attraversato epoche, generazioni e rivoluzioni del pallone senza mai perdere la passione che lo ha reso una delle voci più autorevoli del giornalismo sportivo.

Oggi Enrique Macaya Márquez, a 91 anni, torna a essere protagonista grazie a un traguardo che sembra destinato a rimanere nella storia: aver seguito e raccontato 18 Coppe del Mondo.

Un primato assoluto che gli è valso l’omaggio della Confederazione Sudamericana di Calcio (Conmebol), che ha voluto celebrare il leggendario cronista argentino dopo la sua presenza ai Mondiali del 2026, organizzati da Stati Uniti, Messico e Canada.

Attraverso i propri canali ufficiali, l’organismo che governa il calcio sudamericano ha sottolineato non solo l’eccezionalità del record, ma anche il valore di una carriera dedicata a raccontare emozioni, successi e momenti indimenticabili del gioco più amato al mondo.

“Orgoglio sudamericano. Con 18 Coppe del Mondo seguite, Enrique Macaya Márquez continua a fare la storia e stabilisce un record unico nel giornalismo sportivo mondiale. Una vita dedicata a raccontare ricordi ed emozioni del calcio, generazione dopo generazione. Passione, percorso e lascito”, ha scritto la Conmebol nel messaggio pubblicato sui social.

Parole che hanno trovato immediatamente eco tra tifosi, colleghi e protagonisti del mondo sportivo, tutti concordi nel riconoscere il contributo straordinario di un professionista che ha accompagnato intere generazioni di appassionati.

Ma il riconoscimento va oltre i numeri. Macaya Márquez rappresenta un modo di fare giornalismo fondato sulla competenza, sulla memoria e sul rispetto per il racconto sportivo. In un mestiere profondamente cambiato nel corso degli anni, è riuscito a restare attuale senza rinunciare alla propria identità.

La sua avventura mondiale iniziò in Svezia nel 1958. Da allora non ha saltato nemmeno un’edizione del torneo più importante del pianeta. Cile 1962, Inghilterra 1966, Messico 1970, Germania 1974, Argentina 1978, Spagna 1982, Messico 1986, Italia 1990, Stati Uniti 1994, Francia 1998, Corea del Sud-Giappone 2002, Germania 2006, Sudafrica 2010, Brasile 2014, Russia 2018, Qatar 2022 e infine il Mondiale del 2026.

Un viaggio lungo quasi sette decenni, durante i quali non si è limitato a osservare gli eventi, ma li ha raccontati e tramandati, trasformandoli in memoria collettiva per milioni di persone.

Per questo motivo l’omaggio della Conmebol assume un significato particolare. È il riconoscimento a una carriera eccezionale, ma anche un tributo al giornalismo sportivo che custodisce e tramanda la storia del calcio.

Mentre nuove generazioni di cronisti raccolgono il testimone, Macaya Márquez continua a rappresentare un esempio di dedizione e amore per il proprio lavoro. E forse il suo record più grande non sono le 18 Coppe del Mondo raccontate, ma la capacità di conservare, dopo quasi 70 anni, lo stesso entusiasmo del primo giorno.