Il conto alla rovescia sembra ormai iniziato. Dopo giorni di riflessioni, contatti e valutazioni, la Nazionale italiana si prepara a conoscere il suo nuovo commissario tecnico. La scelta della Federazione sembra indirizzata verso Andrea Pirlo, il nome che ha preso definitivamente quota dopo il mancato accordo con Pep Guardiola, il grande sogno inseguito dalla nuova area tecnica azzurra.
Il tecnico catalano, dopo dieci stagioni straordinarie alla guida del Manchester City, ha deciso di prendersi una pausa e dedicare più tempo alla famiglia e alla propria vita privata. Un passo indietro che ha costretto la Figc a cambiare strategia, orientandosi verso un profilo diverso ma comunque legato a una precisa idea di calcio.
E così, dopo aver tentato la strada del fuoriclasse assoluto della panchina, l’Italia sembra pronta ad affidarsi a un altro uomo che il calcio lo ha interpretato ai massimi livelli: Andrea Pirlo. L’ex centrocampista di Milan, Juventus e della Nazionale campione del mondo nel 2006 è diventato la priorità della dirigenza federale, il candidato individuato per guidare il nuovo corso azzurro.
Dietro questa scelta c’è soprattutto la convinzione di Paolo Maldini e Leonardo, chiamati a costruire una nuova identità tecnica per la Nazionale. Il rapporto tra Maldini e Pirlo è uno degli elementi che hanno favorito la candidatura dell’ex regista: insieme hanno condiviso anni importanti al Milan, conquistando tutto ciò che era possibile vincere, dalla Champions League ai campionati italiani, fino ai successi internazionali.
Non si tratta quindi soltanto di una scelta legata al nome o al passato da calciatore. Pirlo viene considerato una figura capace di interpretare una determinata filosofia calcistica, basata sul possesso palla, sulla qualità tecnica e sulla valorizzazione dei giocatori più talentuosi. Proprio per questo Maldini aveva già valutato il suo profilo in passato, arrivando a pensarlo anche per la panchina del Milan nel 2023.
Il progetto immaginato dalla Figc avrebbe un respiro quadriennale, con l’obiettivo principale rappresentato dal Mondiale del 2030. La Federazione sembra voler evitare soluzioni temporanee e costruire un percorso più lungo, affidando la squadra a un tecnico che possa accompagnare una nuova generazione di calciatori italiani.
Pirlo rappresenterebbe una soluzione particolare: non è un allenatore cresciuto all’interno della struttura federale, ma non è nemmeno un tecnico già affermato a livello internazionale come Guardiola, Carlo Ancelotti o altri grandi nomi accostati alla panchina azzurra. È un profilo intermedio, con una storia da campione e un percorso ancora in evoluzione come allenatore.
La sua carriera in panchina, infatti, è stata caratterizzata da esperienze molto diverse tra loro. La prima grande occasione è arrivata alla Juventus, quando nel 2020 il club bianconero decise di affidargli la guida della prima squadra dopo l’esperienza nel settore giovanile. Una scelta coraggiosa, arrivata senza una lunga gavetta, che portò comunque alla conquista della Supercoppa italiana e della Coppa Italia, anche se non riuscì a garantire continuità nei risultati.
Successivamente Pirlo ha maturato esperienza all’estero con il Karagümrük in Turchia e poi con lo United FC negli Emirati Arabi, squadra con cui ha ottenuto la promozione nella massima serie. Un percorso fatto di successi e difficoltà, ma che secondo la Federazione gli ha permesso di crescere e sviluppare una maggiore consapevolezza del ruolo.
Prima dell’annuncio ufficiale, però, resta ancora da completare il passaggio fondamentale: la risoluzione del contratto con lo United FC. Finché l’accordo con il club emiratino non sarà chiuso, non sarà possibile procedere alla firma con la Figc e alla presentazione ufficiale del nuovo commissario tecnico.
La possibile nomina di Pirlo ha inevitabilmente aperto un confronto nel mondo del calcio italiano. La scelta viene vista da alcuni come una scommessa, mentre altri la considerano una decisione coerente con la volontà di costruire qualcosa di nuovo.
Tra i commenti più significativi è arrivato quello del ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi. Abodi ha sottolineato come ogni scelta comporti un rischio, ma che la valutazione debba essere fatta sulla logica del progetto e non soltanto sul nome dell’allenatore.
“Le scommesse sono sempre un azzardo, bisogna cercare di fare delle scelte che abbiano un senso logico e sarà soltanto il campo a stabilire quanto questa possa essere una scommessa o una scelta lungimirante”, ha spiegato il ministro, ribadendo il proprio sostegno alla Nazionale.
Abodi ha inoltre evidenziato un aspetto spesso sottovalutato: il commissario tecnico da solo non può risolvere tutti i problemi del calcio italiano. Secondo il ministro, sarà fondamentale il contributo dell’intero sistema, a partire dai club di Serie A, perché la crescita della Nazionale passa anche dalla qualità del lavoro quotidiano nei campionati e nei settori giovanili.
Il ministro ha invece espresso qualche perplessità sulla gestione pubblica della trattativa con Guardiola, ritenendo rischioso comunicare un possibile accordo prima di avere una ragionevole certezza della sua conclusione. Una situazione che ha alimentato aspettative altissime, poi inevitabilmente ridimensionate dal rifiuto del tecnico spagnolo.
Con Pirlo, invece, la situazione appare molto più definita. I contatti si sarebbero intensificati immediatamente dopo il no di Guardiola e la trattativa potrebbe chiudersi rapidamente. L’obiettivo della Federazione sarebbe quello di arrivare all’annuncio prima del Consiglio Federale, così da presentare il nuovo progetto e iniziare ufficialmente il lavoro in vista dei prossimi impegni.
La Nazionale, infatti, non può permettersi tempi troppo lunghi. Il calendario incombe e il debutto in Nations League contro il Belgio si avvicina. Dopo le difficoltà degli ultimi anni, culminate con la mancata qualificazione al Mondiale, l’Italia ha bisogno di ritrovare stabilità, identità e fiducia.
La domanda principale riguarda proprio il tipo di strada da intraprendere. La Federazione avrebbe potuto scegliere la via del grande nome internazionale, seguendo l’esempio di altre nazionali europee. Il Portogallo ha puntato su allenatori di grande esperienza, la Germania ha cercato profili di massimo livello e la Francia ha continuato a essere associata a tecnici di prestigio come Zidane.
Un’altra strada, però, è quella dei progetti costruiti nel tempo. Gli esempi recenti di Luis de la Fuente con la Spagna e Lionel Scaloni con l’Argentina dimostrano che anche allenatori meno celebrati possono raggiungere risultati straordinari se inseriti in un contesto organizzato e sostenuti da una visione chiara.
È proprio questo il modello che Maldini e Leonardo sembrano voler proporre. L’obiettivo non è soltanto trovare un allenatore capace di vincere una partita importante, ma individuare una figura che condivida una filosofia e possa lavorare in sintonia con la direzione tecnica.
“Serve un ct che ragioni più o meno come noi. Ci sono tanti tipi di tecnici che possono essere vincenti: bisogna trovare armonia di pensiero tra allenatore e direzione tecnica”, è il principio alla base del nuovo progetto. Pirlo sembra rispondere a questo identikit. La sua esperienza da calciatore gli garantisce credibilità nello spogliatoio, mentre il percorso da allenatore gli ha permesso di confrontarsi con realtà differenti e sviluppare una propria idea tattica.
Naturalmente, non mancano i dubbi. Una parte del calcio italiano avrebbe preferito affidarsi a un allenatore già pronto, magari uno tra Roberto Mancini e Antonio Conte, due figure che conoscono bene l’ambiente azzurro e hanno già dimostrato di saper ottenere risultati importanti.
Anche alcuni dirigenti di Serie A hanno espresso perplessità sulla durata del progetto ipotizzato dalla Federazione. Un ciclo molto lungo potrebbe richiedere pazienza e risultati progressivi, elementi non sempre facili da ottenere quando si guida una Nazionale, dove la pressione è costante e ogni competizione può diventare un giudizio definitivo.
Il paragone con il passato è inevitabile. Nel 2014 Carlo Tavecchio scelse Antonio Conte, reduce dai tre scudetti consecutivi con la Juventus, puntando su un allenatore già affermato e capace di garantire immediatamente entusiasmo e competitività. Oggi la Figc sembra invece voler seguire una strada differente.
Il tentativo di arrivare ai migliori tecnici disponibili, comunque, è stato fatto. Guardiola era il grande obiettivo, ma sarebbero stati valutati anche altri profili di altissimo livello come Ancelotti. La candidatura di Pirlo, quindi, non nasce semplicemente dall’assenza di alternative, ma da una precisa scelta strategica.