ROMA - Ore di attesa, le ultime forse di valutazione, anche se la decisione finale sembra essere vicina. Andrea Pirlo è pronto per sedere sulla panchina della Nazionale italiana.

È lui il piano B della Figc dopo il ‘no’ di Pep Guardiola, che dopo dieci stagioni a Manchester ha scelto di dedicare più tempo agli affetti.

Ecco, quindi, che a balzare in pole è un altro ex maestro del centrocampo. Il rapporto tra Pirlo e Maldini è fortissimo. Da compagni di squadra hanno vinto tutto, Paolo pensò a lui addirittura per la panchina del Milan nel 2023.

È la nuova priorità del direttore tecnico azzurro, il primo degli umani in una classifica dettata dopo il rifiuto del leggendario Pep. Il progetto sarebbe quadriennale, in ottica Mondiale 2030. Pirlo è però ancora sotto contratto con lo United Fc, squadra di Dubai, ma è pronto ad archiviare l’esperienza negli Emirati che lo ha visto conquistare la promozione in massima serie con il club fondato nel 2019.

La rescissione non è arrivata e di conseguenza non è ancora tempo di annunci di qualsiasi tipo. Resta vivo il dibattito, che coinvolge inevitabilmente anche la politica. “Le scommesse sono sempre un azzardo, bisogna cercare di fare delle scelte che abbiano un senso logico e sarà soltanto il campo a stabilire quanto questa possa essere una scommessa o una scelta lungimirante dal momento che l’accordo dovrebbe essere quadriennale”, ha detto a Sky Tg24 il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, sottolineando di essere “il primo supporter del ct e degli azzurri”.

“Per me la Nazionale è la squadra del cuore, quindi mi auguro solo che la scelta del presidente Malagò, di Maldini e Leonardo possa portare i risultati sperati. Sappiamo che si tratta di un percorso, del resto Pirlo ha un suo cammino da allenatore dove ha dimostrato il suo valore, mi auguro che sappia dimostrarlo ulteriormente. Poi sarà anche un problema di sistema, tutti dovranno dare un contributo a partire dai club di Serie A, perchè nulla succede solo per la capacità dell’allenatore, non è una questione di cognomi, ma di organizzazione”, ha spiegato Abodi che non risparmia una stoccata definendo “un azzardo” la scelta di esporsi sul dialogo con Guardiola senza avere certezza dell’ok del tecnico catalano.

“Credo che aprire ad un’opzione del genere, anche nella comunicazione, o hai una ragionevole percentuale di certezza di arrivare al risultato, oppure è meglio tenerla per sè in maniera discreta”, le sue parole.

Nel caso di Pirlo il sì non sembra in discussione. Anzi. C’è però da lavorare per completare il Club Italia. Sullo sfondo va strappato il sì anche di altre figure, già accennate da Malagò dopo l’assemblea di Lega A di giovedì scorso. C’è un capo delegazione e un team manager da nominare e all’orizzonte c’è un consiglio federale (martedì, ore 12).

Resta da capire se sarà solo la classica riunione tra componenti o qualcosa di più.