BOLOGNA - L’autopsia sul corpo di Abderrahim Fakir lascia aperti diversi interrogativi sulle cause della morte del quarantaduenne deceduto il 19 luglio al Pilastro, durante un intervento della polizia. Secondo quanto si apprende da diverse fonti, dall’esame sarebbero emersi la presenza di sangue vivo nei polmoni e segni di schiacciamento.
I consulenti dovranno ora stabilire se lo schiacciamento sia compatibile con un eccessivo uso della forza quando l’uomo era ancora in vita oppure se possa essere sopravvenuto dopo il decesso, durante le manovre rianimatorie.
Allo stesso modo, dovrà essere chiarito se la presenza di sangue nei polmoni sia legata a una causa tossicologica, a una compressione eccessiva o ad altri fattori che saranno valutati dai consulenti.
L’esame autoptico, durato circa sei ore, si è concluso nel pomeriggio. La Procura di Bologna, che procede per omicidio colposo, ha affidato ai consulenti 90 giorni di tempo per completare gli accertamenti. Sono previsti esami istologici e tossicologici, oltre alla verifica della correttezza delle manovre rianimatorie eseguite dai sanitari.
Nel fascicolo risultano iscritti nel registro 45-bis, quello delle annotazioni preliminari, i due poliziotti intervenuti e i quattro operatori della Croce Rossa presenti in via Svevo. Non sono formalmente indagati, ma coinvolti nella procedura prevista dalle nuove norme per i casi in cui un fatto di reato appare commesso in presenza di una possibile causa di giustificazione.
L’avvocato della famiglia Fakir, Fabio Anselmo, parla di un possibile “quadro asfittico da compressione”, pur invitando ad attendere le conclusioni peritali. Di segno opposto la valutazione dell’avvocato Gabriele Bordoni, difensore dei due agenti, secondo cui l’autopsia “non ha fatto emergere alcunché riferibile ad una azione eccessiva o violenta”.
Il medico legale Benedetto Vergari, consulente dei quattro volontari della Croce Rossa, invita alla cautela. “È stato un esame molto complesso, bisogna attendere gli esiti degli approfondimenti eseguiti”, ha detto, richiamando il rispetto per l’accaduto e il segreto professionale.
I magistrati hanno già acquisito il video girato da un residente e i filmati delle bodycam dei due agenti. La Procura sta inoltre raccogliendo decine di altri video realizzati dai residenti del Pilastro per ricostruire l’intera sequenza dell’intervento.
Nei giorni scorsi la squadra mobile ha perquisito l’abitazione di Fakir, sequestrando pc e cellulari.
Prima della morte, Fakir era stato seguito anche dai servizi sanitari. Dopo un accesso al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Bologna il 20 giugno per un problema di tipo psichiatrico, il quarantaduenne era stato inviato al Centro di salute mentale, dove era stato visitato e gli era stata confermata una terapia. Un nuovo appuntamento era stato fissato per i primi giorni di agosto.
Sul caso è intervenuto anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Ospite a “L’aria che tira” su La7, il ministro ha detto che dai video emerge un approccio dei poliziotti “con la delicatezza che ci vuole in questi casi” e ha invitato ad attendere le indagini della magistratura.
Il ministro ha inoltre annunciato l’arrivo nei prossimi mesi di cinquemila bodycam come prima dotazione per le forze di polizia, con una progressiva estensione nei casi in cui sarà ritenuto opportuno documentare gli interventi.