ROMA - Prosegue alla Camera la discussione sul disegno di legge che rivede le modalità di accesso, valutazione e reclutamento del personale ricercatore e docente universitario. Il testo, già approvato dal Senato nel dicembre scorso, punta a superare l’attuale sistema basato sull’Abilitazione scientifica nazionale, in vigore da 15 anni.
L’Asn è finora il titolo necessario per poter partecipare ai concorsi da docente indetti dagli atenei, una sorta di porta d’ingresso alle carriere accademiche. Con la riforma verrebbe sostituita da un sistema di “requisiti di produttività e qualificazione scientifica”, da fissare con decreto ministeriale entro 90 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento. I criteri saranno differenziati per gruppo scientifico-disciplinare e per fascia, ordinario o associato.
Il ddl introduce anche una prova didattica obbligatoria in tutti i concorsi, per verificare concretamente le capacità di insegnamento dei candidati. È prevista, inoltre, la discussione delle pubblicazioni davanti alla commissione giudicatrice.
Cambia anche la composizione delle commissioni. Per ridurre il peso delle scelte interne agli atenei, i commissari saranno in larga parte membri esterni sorteggiati da liste nazionali, e dovranno rispettare gli stessi requisiti di produttività scientifica previsti per i candidati.
Le università manterranno autonomia nei concorsi, ma con maggiori responsabilità nelle scelte. Gli atenei potranno indicare nei bandi un profilo coerente con le proprie esigenze strategiche, ma saranno sottoposti a nuovi controlli successivi. Dopo tre anni dall’entrata in ruolo, i neoassunti saranno valutati dall’Anvur, l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario, sia per l’attività scientifica sia per quella didattica.
L’esito della valutazione inciderà sui finanziamenti degli atenei, in particolare sulle quote premiali del Fondo di finanziamento ordinario. Il provvedimento punta anche a favorire una maggiore mobilità tra università: professori e ricercatori a tempo indeterminato in servizio da almeno cinque anni potranno trasferirsi in un altro ateneo, con l’accordo delle università coinvolte e nel rispetto degli equilibri finanziari.
Secondo i promotori della riforma, l’Abilitazione scientifica nazionale si è trasformata negli anni in una patente di idoneità, mentre la chiamata effettiva è rimasta affidata ai concorsi locali dei singoli atenei.