MONTEVIDEO - Il Ministero della Salute Pubblica (Msp) dell’Uruguay ha avviato un’approfondita indagine epidemiologica in seguito alla notizia che una coppia di cittadini olandesi, deceduta a causa di un focolaio di hantavirus scoppiato a bordo della nave da crociera MV Hondius, aveva soggiornato nel Paese durante il proprio itinerario sudamericano. 

Le autorità uruguaiane hanno ricevuto la comunicazione ufficiale attraverso il Centro Nazionale di Collegamento, il canale formale per le emergenze sanitarie internazionali. Secondo la ricostruzione del Ministero della Salute argentino, i turisti erano entrati in Argentina il 27 novembre e, dopo aver percorso il Paese in auto, avevano attraversato il confine con il Cile il 7 gennaio. Tra quella data e l’imbarco sulla MV Hondius, avvenuto il 1° aprile a Ushuaia, la coppia ha viaggiato “a zigzag” tra Cile, Argentina e Uruguay, transitando in diverse zone dove è endemico il ceppo Andes. 

Nonostante il passaggio sul territorio nazionale, la Ministra della Salute uruguaiana ha voluto rassicurare la cittadinanza in conferenza stampa: “Sulla base del tempo trascorso dai turisti nel Paese, posso garantire che essi non si trovavano nella fase in cui può avvenire il contagio. Questo è già certificato e lo comunichiamo per dare tranquillità alla popolazione”. 

Il Ministero ha comunque rafforzato il monitoraggio delle infezioni respiratorie acute gravi e di altri eventi con sintomatologia compatibile, come febbre, mialgie intense, cefalea e disturbi gastrointestinali che possono evolvere rapidamente in sindrome cardiopolmonare. 

L’emergenza sulla MV Hondius conta attualmente un caso confermato in laboratorio e cinque sospetti; tra questi, tre persone sono decedute e una è ricoverata in terapia intensiva a Johannesburg. Gli esperti sudafricani hanno identificato il virus come appartenente alla variante Andes Sur. 

Si tratta di un dato cruciale: secondo la professoressa Adriana Delfraro, esperta di virologia presso l’Università della Repubblica (Udelar), la variante Andes è l’unica per cui esista evidenza di trasmissione interpersonale. Tuttavia, la docente ha sottolineato che il rischio per l’Uruguay è “molto basso”. 

Questa variante è infatti veicolata dal roditore Oligoryzomys longicaudatus (topo dalla coda lunga), una specie non presente in Uruguay. Nel Paese, il principale serbatoio del virus è l’Oligoryzomys flavescens, che trasmette la variante “Lechiguanas”, per la quale non si registrano casi di trasmissione da uomo a uomo. La dottoressa Delfraro ha inoltre precisato che il contagio interpersonale, pur essendo una rarità scientifica, richiede comunque “un contatto molto stretto e prolungato” tra le persone. 

In Argentina, le autorità hanno precisato che il ceppo Andes non è presente nella zona di Ushuaia (Tierra del Fuego) dal 1996, ma circola nelle province di Chubut, Río Negro e Neuquén. Per questo motivo, team tecnici si recheranno a Ushuaia per effettuare operazioni di cattura e analisi dei roditori nelle aree visitate dai turisti, al fine di individuare eventuali serbatoi naturali del virus. 

L’Argentina invierà inoltre l’RNA del virus Andes e materiali per circa 2.500 diagnosi ai Paesi coinvolti nella rotta della nave (Spagna, Senegal, Sudafrica, Paesi Bassi e Regno Unito), insieme a guide e protocolli per garantire una corretta gestione clinica dei casi. 

In Uruguay l’hantavirus è una malattia a notificazione obbligatoria che registra circa 20 casi all’anno, principalmente a sud del Río Negro, con un tasso di mortalità del 20-30%. La storia sanitaria del Paese riporta diversi casi emblematici, come il decesso di un lavoratore agricolo avvenuto a Paysandú nel 2014 e quello di una maestra di 24 anni di Mercedes, morta a fine maggio 2017 dopo due settimane in terapia intensiva per un quadro inizialmente scambiato per leptospirosi.  

Nel 2018, la morte di un giovane di 28 anni, sano e senza patologie pregresse, colpì l’opinione pubblica per la rapidità con cui il quadro respiratorio si era aggravato, mentre nel 2020, poche settimane prima dell’arrivo del Covid-19, un veterinario di 28 anni è deceduto a Río Negro dopo diversi giorni di ricovero. 

L’attuale allerta sulla MV Hondius, sebbene definita “insolita” dagli esperti per la dinamica marittima e la trasmissione umana, rimane sotto la stretta osservazione delle autorità uruguaiane, che continuano a collaborare con l’Oms e i partner regionali per escludere ogni rischio di diffusione sulla terraferma.