WASHINGTON - In una fondamentale pronuncia sul commercio internazionale, la Court of International Trade (Cit) di New York ha confermato la legittimità della stretta sui dazi doganali per i piccoli pacchi in ingresso negli Stati Uniti.
La decisione rappresenta una vittoria per il presidente Donald Trump, che lo scorso anno aveva firmato un ordine esecutivo per sospendere il regime di esenzione da dazi, tasse e oneri (il cosiddetto de minimis) riservato alle spedizioni di valore inferiore a 800 dollari.
A seguito della misura, soltanto i “regali ricevuti in buona fede” a titolo privato e sotto i 100 dollari continuano a beneficiare dell’agevolazione.
Diversi importatori avevano adito la corte sostenendo che il presidente avesse travalicato i propri poteri, giacché la materia tariffaria rientra tra le competenze del Congresso. I giudici della Cit hanno però respinto il ricorso, stabilendo che la revoca è legittima poiché l’esenzione de minimis costituisce a tutti gli effetti un “privilegio”.
Accogliendo con favore la sentenza, la Casa Bianca e lo stesso Trump hanno rivendicato l’importanza della decisione.
In un post pubblicato su Truth Social, il presidente ha commentato: “Grande vittoria oggi presso la Us Court of International Trade contro una delle scappatoie più detestabili della politica commerciale statunitense: la cosiddetta esenzione ‘de minimis’. Per anni, i venditori stranieri hanno potuto spedire nel nostro Paese pacchi del valore fino a 800 dollari senza dazi, senza tariffe e con controlli molto meno rigorosi. È diventata un’enorme scappatoia per chi eludeva i dazi e un canale sfruttato dai trafficanti di fentanyl, dai contraffattori e da altri criminali per spedire negli Usa prodotti pericolosi e illegali”.
Snocciolando il peso economico del provvedimento, Trump ha aggiunto: “I numeri sono impressionanti. Solo nel 2024, la normativa de minimis è costata agli Stati Uniti a circa 10,8 miliardi di dollari in mancati introiti da dazi, e una quota sorprendentemente elevata dei sequestri di stupefacenti e prodotti contraffatti è passata attraverso questo canale. Ora abbiamo posto fine a questo ridicolo regalo e fatto sì che le merci straniere rispettino le regole. Gli importatori hanno fatto causa. Oggi hanno perso. Il tribunale ha stabilito che il presidente disponeva dell’autorità legale per revocare questo cosiddetto ‘privilegio’. Ora gli Stati Uniiti sono più sicuri, i nostri lavoratori sono meglio protetti e i miliardi di dollari di entrate derivanti dai dazi che prima sfuggivano attraverso questa scappatoia possono invece contribuire a finanziare il nostro Grande Esercito e la riduzione delle tasse”.
L’esenzione de minimis era stata introdotta dal Congresso nel 1938 per limitare i costi burocratici sulle spedizioni minime, ma il suo utilizzo è esploso con l’espansione del commercio elettronico. La fine del regime ha impattato direttamente sul modello di business di colossi dell’e-commerce come Temu e Shein, abituati a proporre prezzi estremamente contenuti ai consumatori statunitensi, imponendo un incremento dei costi e la revisione delle relative catene di approvvigionamento. Il giro di vite si sta peraltro estendendo su scala globale, con l’Europa impegnata in una analoga eliminazione delle franchigie sui piccoli pacchi.
Parallelamente alla vicenda de minimis, la Casa Bianca ha reso nota la firma di un secondo ordine esecutivo che introduce tariffe doganali fino al 100% sulle importazioni di droni e componentistica.
La misura colpisce in modo differenziato diverse categorie di prodotti. I dazi al 100% vengono applicati ai droni con peso massimo al decollo superiore a 25 kg, a quelli dotati di specifiche capacità sensibili, come la tecnologia di imaging termico a infrarossi, nonché alle relative stazioni di attracco e ai componenti critici. Per i velivoli di dimensioni minori e privi di caratteristiche ad alto rischio per la sicurezza, oltre che per altri elementi di ricambio, sono invece previsti dazi al 25%.
Infine, sono state fissate tariffe agevolate al 15% per droni e componenti provenienti da Unione Europea, Giappone, Liechtenstein, Corea del Sud, Svizzera e Taiwan, mentre per il Regno Unito la tariffa scende al 10%; tali condizioni preferenziali si applicano a patto che una quota sostanzialmente completa di hardware, software e tecnologia sia originaria di questi Paesi o degli Stati Uniti.
L’entrata in vigore delle tariffe è fissata a 21 giorni dalla firma dell’ordine, che salgono a 180 giorni per i componenti non considerati particolarmente sensibili. Il provvedimento autorizza inoltre il Segretario al Commercio a lanciare un programma di onshoring rivolto alle aziende che investiranno nella produzione interna.
A giustificazione del provvedimento, l’amministrazione Trump ha sottolineato che la misura punta a proteggere la sicurezza nazionale e la base industriale della difesa, sostenendo al contempo la creazione di posti di lavoro Usa: “I droni sono una tecnologia fondamentale nei moderni conflitti armati e rivestono un ruolo cruciale nelle operazioni militari statunitensi presenti e future. I droni utilizzati sia per scopi commerciali sia dalle forze armate statunitensi dipendono da fonti estere per componenti essenziali dei sistemi aerei senza equipaggio (Uas). La produzione Usa di droni deve quindi essere rapidamente ampliata per garantire la sicurezza nazionale ed economica degli Stati Uniti”.