DALLAS – JD Vance ha occupato il centro della scena alla convention Repubblicana di Dallas, offrendo un discorso dal forte accento nazionalista che molti osservatori hanno interpretato come un primo banco di prova per una possibile candidatura alla Casa Bianca nel 2028.

Il vicepresidente, 42 anni, è ormai ritenuto uno dei principali aspiranti alla successione di Donald Trump, che non potrà cercare un terzo mandato consecutivo. Tra i Repubblicani circola anche il nome del segretario di Stato Marco Rubio, ma Vance gode di una forte presa sulla base populista e sui militanti più vicini al movimento MAGA.

Il suo intervento, durato circa 40 minuti, è rimasto in gran parte fedele al testo preparato, in netto contrasto con lo stile più improvvisato di Trump, e in alcuni passaggi ha assunto i toni tipici di un discorso da convention presidenziale.

Vance ha parlato di un “diritto di nascita americano” alla sicurezza e alla prosperità, sostenendo che i Democratici si oppongano a questo principio.

“Non consegnate il Paese a un gruppo di pazzi soltanto perché non siete d’accordo con noi su una questione politica qua e là”, ha dichiarato.

In un momento non previsto, un manifestante ha sventolato una bandiera messicana. Vance ha reagito dicendo: “Se ami così tanto il Messico, vai laggiù”, ricevendo una forte ovazione e cori di “USA, USA, USA”. Ha poi aggiunto di essere disposto a pagargli il biglietto aereo.

Tra il pubblico, alcuni sostenitori hanno scandito “48, 48”, alludendo alla possibilità che Vance diventi il 48esimo presidente degli Stati Uniti. Il vicepresidente ha tuttavia invitato il partito a concentrarsi prima sulle elezioni di metà mandato del 3 novembre.

La convention, convocata proprio per mobilitare l’elettorato Repubblicano, cade in una fase difficile per il partito, alle prese con indici di gradimento in calo e con forti incertezze sul controllo del Congresso.

Trump, intervenuto dopo Vance, ha dedicato poco spazio alla possibile successione e ha concentrato il proprio appello sulla necessità di votare repubblicano a novembre.

Durante i due giorni di lavori, numerosi interventi hanno insistito su immigrazione, criminalità e questioni culturali. Il senatore del Texas Ted Cruz ha accusato i Democratici, senza fornire prove, di fare parte di una nuova e pericolosa alleanza tra comunisti e islamisti.

Molto meno spazio è stato invece riservato ad alcuni dei temi che i sondaggi indicano tra le principali preoccupazioni degli elettori, tra cui inflazione, costo della vita e guerra contro l’Iran.

Vance ha comunque cercato di ricondurre il malcontento economico e sociale agli anni della presidenza di Joe Biden, affermando che gli americani erano stanchi di essere accusati di razzismo quando denunciavano un Paese “più povero, meno sicuro e meno prospero”.

Il vicepresidente presenta caratteristiche che molti militanti ritengono utili per raccogliere l’eredità politica di Trump: è giovane, ha un linguaggio diretto, mantiene un forte rapporto con la base e proviene da una storia personale costruita attorno alla classe operaia.

Ex Marine e laureato a Yale, Vance raggiunse notorietà nazionale con il memoir Hillbilly Elegy, nel quale raccontò la propria crescita in una comunità colpita dal declino industriale, dalla povertà e dalle dipendenze.

Non tutti, tuttavia, vogliono che la successione venga decisa in anticipo.

Trent Morgan, dirigente Repubblicano della Newton County nel Texas, ha elogiato Vance come uno dei migliori comunicatori del partito, ma ha sottolineato che dovranno essere gli elettori delle primarie a scegliere il candidato del 2028.

Anche all’interno dell’arena, comunque, il protagonista visivo è rimasto Trump. Enormi fotografie del presidente dominavano le pareti, compresa quella in cui alza il pugno dopo il tentato assassinio di Butler, Pennsylvania.

Quando è salito sul palco, Trump aveva promesso di essere breve dopo le due ore di intervento della sera precedente. Il discorso è durato invece circa 25 minuti e ha riproposto molti dei temi tradizionali dei suoi comizi.

La convention ha così mostrato un partito che continua a ruotare attorno a Trump, ma nel quale la questione della successione è già apertamente cominciata.