MELBOURNE – Circa 20mila insegnanti, dirigenti e addetti all’assistenza scolastica hanno attraversato oggi il centro di Melbourne, provocando estese interruzioni delle lezioni e la chiusura al traffico di diversi isolati.

La manifestazione, la seconda in pochi mesi, è partita dall’incrocio tra Bourke e Swanston Street, dove una folla vestita con il rosso dell’Australian Education Union (AEU) ha intonato slogan e distribuito volantini.

“Cosa vogliamo? Più fondi. Quando li vogliamo? Ora”, hanno scandito i partecipanti prima di dirigersi verso il Parlamento statale.

I cartelli hanno accusato il governo Laburista di non rispettare la definizione del Victoria come “Stato dell’istruzione”. Tra i messaggi esposti, “Sostenere gli insegnanti significa sostenere gli studenti” e “I miei alunni saprebbero scrivere un’offerta migliore”.

Un docente di scuola primaria, identificato soltanto come Brian per evitare possibili conseguenze professionali, ha affermato che i lavoratori avrebbero preferito restare nelle aule, ma non avevano altre possibilità per far sentire le proprie richieste.

Davanti a Parliament House, il presidente statale dell’AEU, Justin Mullaly, ha annunciato che la campagna potrà essere intensificata se non verrà raggiunta un’intesa. Ha prospettato nuove astensioni dal lavoro mentre il governo si prepara alle elezioni di novembre.

Luisa Thiedeman, addetta all’assistenza educativa in una scuola per bambini con autismo, ha denunciato carenze ormai critiche negli istituti specialistici. “Non siamo riconosciuti, siamo sottofinanziati e sottopagati”, ha dichiarato, aggiungendo che personale e studenti non dispongono delle risorse necessarie per affrontare le attività quotidiane.

Le scuole pubbliche sono rimaste formalmente aperte, ma numerose classi hanno subito variazioni o sospensioni. Niki Galvin, madre di due figli, ha scelto di tenere a casa il figlio che frequenta la primaria e ha espresso solidarietà agli scioperanti, sostenendo che attrarre e trattenere docenti qualificati richiede condizioni più eque.

La vertenza salariale prosegue da quasi un anno. I docenti appena entrati in servizio nel Victoria sono i meno pagati del Paese e ricevono circa 13mila dollari in meno rispetto ai colleghi del Northern Territory.

L’ultima proposta del governo Allan, pari a un aumento del 28,3 per cento in quattro anni, è stata respinta da poco più del 51 per cento degli iscritti.

Il ministro dell’Istruzione Ben Carroll ha ribadito che l’offerta avrebbe reso il personale scolastico del Victoria il meglio retribuito d’Australia. Mullaly ha riconosciuto l’entità dell’aumento, giudicandolo però insufficiente rispetto ai carichi di lavoro e alle condizioni nelle aule.

L’ex vicepreside Melinda Davis ha osservato che la protesta riguarda anche classi sovraffollate e un sistema ormai inadeguato alle esigenze di studenti e lavoratori.