WASHINGTON – La Camera dei Rappresentanti ha approvato ieri (ora locale) un disegno di legge da 1.150 miliardi di dollari americani per la politica della difesa, con un voto quasi interamente diviso lungo le linee di partito e segnato dallo scontro sulla guerra contro l’Iran.

Il provvedimento è passato con 216 voti favorevoli e 212 contrari. Tutti i Democratici, tranne sei, hanno respinto il testo, sostenendo che finanziarlo significherebbe consentire al presidente Donald Trump di proseguire il conflitto senza un’autorizzazione esplicita e senza un controllo adeguato del Congresso.

Anche al Senato i Democratici hanno bloccato la propria versione del National Defense Authorization Act, lasciando i Repubblicani senza i numeri necessari per superare l’opposizione. Per arrivare alla firma presidenziale entro la fine dell’anno saranno quindi necessarie modifiche capaci di raccogliere voti da entrambi gli schieramenti.

Il disegno di legge prevede aumenti salariali per i militari, nuovi fondi per la produzione di sistemi di difesa missilistica e investimenti nei minerali critici. Contiene inoltre disposizioni sull’impiego e sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale all’interno delle forze armate.

Il testo cambierebbe ufficialmente il nome del Dipartimento della Difesa in Dipartimento della Guerra, scelta sostenuta da Trump e dal segretario Pete Hegseth come strumento per riaffermare la funzione operativa dell’apparato militare.

Il presidente della Camera Mike Johnson ha rivendicato l’approvazione come un ulteriore avanzamento dell’agenda presidenziale, osservando che il provvedimento traduce in legge oltre 65 ordini esecutivi e proposte dell’amministrazione.

La spesa aumenterebbe di oltre 227 miliardi rispetto all’anno precedente, il maggiore incremento annuale dell’epoca moderna. Il presidente della commissione Forze armate Mike Rogers ha sostenuto che decenni di investimenti insufficienti abbiano ridotto la capacità produttiva dell’industria bellica e assottigliato le scorte.

Il Democratico Adam Smith ha invece accusato i Repubblicani di avere trasformato una legge tradizionalmente bipartisan in uno strumento per finanziare una guerra priva di un mandato parlamentare chiaro. Ha inoltre contestato il progetto di portare la spesa militare complessiva oltre 1.500 miliardi attraverso tre provvedimenti separati.

Secondo Smith, l’aumento verrebbe sostenuto anche attraverso tagli a Medicaid e ad altri programmi sanitari, con un equilibrio finanziario ritenuto insostenibile.

Hegseth ha dichiarato al Senato che la guerra è già costata 37,5 miliardi di dollari e che nuovi stanziamenti sono indispensabili per evitare carenze operative.

Trump ha intanto minacciato di distruggere un ponte o una centrale elettrica iraniana per ogni nave colpita nello Stretto di Hormuz, avvertendo Teheran che pagherà un prezzo elevato per ulteriori attacchi.