WASHINGTON – Stati Uniti e Arabia Saudita hanno firmato un accordo sul nucleare civile che consentirà al regno di costruire reattori con tecnologia americana, arricchire uranio e trattare combustibile esausto.
Il Dipartimento dell’Energia statunitense ha definito l’intesa “storica”, spiegando che il segretario Chris Wright e il ministro saudita dell’Energia, principe Abdulaziz bin Salman, hanno sottoscritto un accordo di cooperazione nucleare pacifica, noto come “123 agreement”, accompagnato da un’intesa bilaterale sulle garanzie.
Secondo Washington, i due testi stabiliscono la base giuridica per una collaborazione trentennale da diversi miliardi di dollari, destinata a coinvolgere imprese americane nello sviluppo del programma nucleare saudita.
Il negoziato era in corso da anni, sia durante il primo mandato di Donald Trump che sotto l’amministrazione di Joe Biden. Rispetto alla proposta precedente, il nuovo accordo non comprende però un Additional Protocol che avrebbe consentito all’Agenzia internazionale per l’energia atomica di effettuare ispezioni improvvise e particolarmente invasive.
L’intesa permette inoltre a Riad di arricchire uranio e riprocessare rifiuti nucleari, due attività che possono essere impiegate anche nella produzione di materiale per ordigni atomici.
Gli Emirati Arabi Uniti avevano rinunciato a entrambe quando firmarono un accordo analogo con gli Stati Uniti nel 2009.
L’amministrazione Trump sostiene che il progetto rispetti le norme sulla non proliferazione previste dall’Atomic Energy Act e generi miliardi di dollari per l’industria nucleare americana. Riad aveva più volte avvertito che, in assenza di un’intesa con Washington, avrebbe potuto rivolgersi a Cina o Russia.
Il caso assume un peso ulteriore mentre gli Stati Uniti combattono contro l’Iran, conflitto iniziato anche per le preoccupazioni americane sul programma nucleare di Teheran.
Esponenti Democratici e Repubblicani, insieme a funzionari israeliani, avevano già espresso dubbi sulla possibilità che un programma civile saudita venga in futuro convertito a fini militari.
Il senatore Democratico Edward Markey ha affermato che l’accordo renderà il mondo meno sicuro e potrebbe favorire una corsa agli armamenti regionale.
Anche l’ex primo ministro israeliano Naftali Bennett ha parlato di un grave fallimento strategico, sostenendo che l’arricchimento sul territorio saudita potrebbe ridurre il controllo internazionale e indebolire la sicurezza di Israele.
Il testo passerà ora al Congresso. Se le Camere non approveranno una risoluzione contraria entro 90 giorni di seduta, l’accordo entrerà in vigore. Per superare un eventuale veto presidenziale sarebbe necessaria una maggioranza dei due terzi.