MELBOURNE – Uno degli appuntamenti più attesi e importanti per gli studenti di italiano delle scuole superiori del Victoria è il concorso di recitazione poetica organizzato dalla Società Dante Alighieri di Melbourne.
Da 65 anni la gara rappresenta un momento di incontro tra le scuole e un’occasione per i ragazzi di mettersi alla prova con la lingua, ma anche di misurare la capacità di superare i propri limiti esprimendo emozioni e recitando in una lingua che, generalmente, non è la loro lingua madre.
Gloria Caruso, mente e cuore dell’enorme macchina organizzativa dietro all’evento di quest’anno, ha diretto le selezioni dei 1.600 partecipanti attraverso giornate intense che hanno visto 10 giudici avere il difficile compito di valutare l’interpretazione delle poesie fino ad arrivare a 200 finalisti.
Vari gli autori delle opere che i ragazzi potevano scegliere per questa edizione che, insieme a Dante Alighieri e alla Divina Commedia, ha proposto poeti come Giacomo Leopardi, Giosuè Carducci, Alda Merini, Giorgio Caproni e Ada Negri accanto agli italo australiani John Lando e Mariano Coreno.
Nel giorno della finale, martedì 14 luglio, nella sala del teatro dell’Old Arts della Melbourne University l’emozione era palpabile.
Gli alunni, supportati dagli insegnanti, aspettavano con il batticuore la convocazione per presentarsi davanti alla giuria e sapere se sarebbero avanzati nella selezione.
Ma, vincitori o meno, tutti gli studenti hanno sottolineato l’importanza che questa competizione ha per loro e quanto li arricchisca nella comprensione della lingua e della cultura italiana.
Dalla sua prima edizione, nel 1961, il concorso della Società Dante Alighieri di Melbourne consente agli insegnanti di far apprezzare agli studenti la lingua italiana attraverso i versi, un privilegio che altrimenti difficilmente potrebbero avere.
Joseph Romeo, insegnante di italiano al Caroline Chisholm Catholic College di Braybrook, racconta che la partecipazione al concorso è ormai una tradizione consolidata per la scuola.
“È il secondo anno consecutivo che abbiamo studenti in finale”, spiega. Per Romeo il legame con il concorso è anche personale: “Ho partecipato da studente e l’ho vinta per tre anni consecutivi, dal 2004 al 2006”, ricorda confessando di aver conservato le fotografie pubblicate su Il Globo. Un vizio di famiglia, visto che anche la sorella e la madre si sono aggiudicate il primo posto.
Oggi Romeo cerca di trasmettere la stessa passione ai propri alunni. “Li incoraggio a non limitarsi a recitare i versi, ma a interpretarli: devono diventare loro i poeti. La sfida più grande per un insegnante è far capire che imparare una lingua significa entrare nella cultura, scoprire un modo diverso di pensare e di vivere”.
L’insegnante di italiano e francese al Kilbreda College di Mentone, Lucia Barbera, ha introdotto la partecipazione al concorso della Società Dante Alighieri già nel suo primo anno di insegnamento nella scuola, portando una bella novità per le sue allieve.
“Le tredici ragazze che hanno partecipato alla prima fase erano entusiaste e, alla fine della giornata, mi hanno detto che era stata un’esperienza bellissima”, racconta.
Tre di loro hanno raggiunto la finale, due presentando un canto della Divina Commedia e una con L’Infinito di Giacomo Leopardi. “Abbiamo iniziato a prepararci dalla fine del primo trimestre, lasciando che fossero loro a scegliere la poesia da interpretare. Hanno accolto questa opportunità con grande entusiasmo”.
Barbera sottolinea anche il supporto ricevuto dalle famiglie: “Alcuni genitori avevano partecipato al concorso quando erano studenti”, anche per questo hanno sostenuto con entusiasmo le proprie figlie durante tutta la preparazione. “È stato davvero un successo per le ragazze”.
Insieme a John Lando, Andrea Rizzi, Cassamarca Professor del dipartimento di Italianistica della Melbourne University, si è prestato a giudicare i ragazzi e le ragazze che hanno presentato un canto della Divina Commedia di Dante Alighieri.
Una scelta quasi controcorrente, che stride con la rappresentazione delle nuove generazioni a cui siamo abituati.
Ma continuare a leggere la Divina Commedia, un’opera tremendamente attuale, è importante perché apre “una finestra sulla cultura, la storia, le tradizioni italiane. È poesia - spiega Rizzi - e la poesia ha una forza incredibile, anche quando è difficile e in una lingua diversa dalla lingua italiana di oggi”.
La capacità di Dante di comporre un testo poetico “estremamente evocativo” è dimostrato anche dal fatto che gli studenti trovano dei collegamenti personali “alle storie dell’opera dantesca: Paolo e Francesca, il Conte Ugolino, in una maniera che esalta”, prosegue il docente.
In un mondo in cui prevale la ricerca di informazioni e contenuti semplici e veloci, sono ancora tanti i giovani che apprezzano la sfida che un’opera così complessa rappresenta, ecco perché si mettono alla prova per interpretarla, personalizzarla e sentirlo vicina al proprio vissuto.