Le differenze della migrazione italiana e australiana sono legate alla geografia, alla storia, alle opportunità economiche e alle politiche governative.
L’Australia è uno dei Paesi più multiculturali del mondo. L’immigrazione ha svolto un ruolo importante nello sviluppo del Paese dalla fine della Seconda guerra mondiale.
Gli italiani cominciano ad arrivare in massa nel 1951 – grazie a un accordo italo-australiano. Oggi, più di un quarto della popolazione è nata all’estero, con i gruppi di immigrati più numerosi che provengono da Paesi come India, Inghilterra, Cina, Nuova Zelanda, Filippine e Vietnam.
Molte persone si trasferiscono in Australia per lavoro, studio o per raggiungere familiari già residenti nel Paese.
L’Australia dispone inoltre di programmi migratori che attirano lavoratori qualificati per coprire posti di lavoro vacanti e sostenere la crescita economica.
L’esperienza italiana è diversa. Storicamente l’Italia è soprattutto un Paese di emigrazione piuttosto che di immigrazione. Fino agli anni Settanta, milioni di italiani emigrarono all’estero, verso l’Australia, gli Stati Uniti, l’Argentina e il Canada. Però il boom economico degli anni Sessanta elimina in gran parte la necessità di cercare lavoro all’estero.
Sebbene si continui a parlare della storia dell’emigrazione di massa italiana, la direzione dei movimenti migratori si è ormai completamente invertita: dagli anni Ottanta, infatti, l’Italia è diventata un’importante destinazione per i migranti. I gruppi più numerosi di cittadini stranieri residenti in Italia provengono dalla Romania, dall’Albania, dal Marocco, dalla Cina, dall’Ucraina e da altri Paesi dell’Europa orientale, del Nord Africa e dell’Asia.
Molti stranieri arrivano in Italia per trovare lavoro, stare con i familiari o costruirsi un futuro migliore.
Una delle differenze più evidenti tra i due Paesi riguarda la provenienza dei migranti. In Australia molti immigrati arrivano dall’Asia e dai
Paesi di lingua inglese. In Italia, invece, arrivano da Paesi europei vicini e dalle regioni che si affacciano sul Mediterraneo. Poiché l’Italia si trova vicino a queste aree, la distanza geografica influisce molto più sui flussi migratori rispetto a quanto avvenga in Australia.
Però attenzione: esiste anche un’importante differenza nel modo in cui l’immigrazione viene misurata, il che rende difficile un confronto diretto tra i due Paesi.
L’Australia di solito conta gli immigrati in base al Paese di nascita. L’Italia, invece, li conta in base alla cittadinanza. Quando gli immigrati ottengono la cittadinanza italiana, non vengono più inclusi nelle statistiche sugli stranieri.
Ciò significa che i dati dei due Paesi non sono direttamente comparabili. Ad esempio, i romeni preferiscono mantenere la cittadinanza romena: essendo cittadini dell’Unione Europea, hanno già pieno diritto di vivere e lavorare in Italia.
Perché chiedere la cittadinanza italiana allora?
Inoltre, molti latinoamericani di origine italiana non risultano nelle statistiche sugli stranieri perché possiedono già il passaporto italiano (ecco perché di recente il governo italiano ha deciso di cambiare le regole su quante generazioni indietro).
Dall’altro canto, un australiano nato in Inghilterra di genitori cittadini australiani e arrivato da bambino in Australia settimane dopo la nascita conta per sempre nelle statistiche australiane come “nato nel Regno Unito”.
Allora bisogna star un po’ attenti quando si fa un paragone fra l’immigrazione in Australia e Italia: perché, come dicono gli inglesi, ‘Non stiamo paragonando mele con mele’.