SUVA – La politica climatica australiana tornerà al centro del dibattito internazionale da oggi, quando prenderà avvio a Fiji il vertice preparatorio alla COP31, a poche settimane dalla conferenza delle Nazioni Unite prevista in Turchia a novembre.

All’incontro di quattro giorni parteciperanno ministri e delegati di oltre 50 Paesi, insieme a rappresentanti della Banca Mondiale e dell’ONU. Tra gli ospiti figurano anche l’ex primo ministro australiano Julia Gillard e l’ex neozelandese: Jacinda Ardern.

Il primo ministro Anthony Albanese prenderà parte al vertice, nato dal compromesso raggiunto dopo che Canberra non era riuscita a ottenere l’organizzazione della COP31.

L’attenzione, però, sarà rivolta anche alle scelte energetiche dell’Australia, contestate da alcuni leader del Pacifico che accusano il Paese di continuare ad ampliare le esportazioni di combustibili fossili mentre le isole della regione temono l’innalzamento del livello del mare e altri effetti del cambiamento climatico.

Il ministro per il Cambiamento climatico Chris Bowen ha difeso l’impostazione del governo, sostenendo che la transizione richieda un’espansione della produzione di energia rinnovabile in Australia e all’estero.

Bowen ha affermato che i suoi interlocutori nel Pacifico e in altre regioni comprendono questo approccio, che il governo intende presentare come prova dei progressi compiuti nella trasformazione del sistema energetico.

I Verdi chiedono invece al Partito laburista di respingere l’ampliamento dell’Hunter Valley Operations, progetto che prolungherebbe l’estrazione di carbone nel New South Wales fino al 2045.

L’espansione è ancora in attesa dell’approvazione federale dopo il via libera concesso mercoledì dalla NSW Independent Planning Commission.

Australia Institute e Australian Conservation Foundation hanno pubblicato sul Fiji Times una pagina intera per chiedere scusa alle nazioni del Pacifico e definire il progetto un “tradimento”.

Simon Bradshaw di Greenpeace Australia Pacific ha accusato Canberra di riconoscere la gravità della crisi climatica senza intervenire in maniera sufficiente sulle cause legate ai combustibili fossili.

Il confronto si svolge mentre cresce la preoccupazione per l’estate europea eccezionalmente calda e per i possibili effetti di un forte ciclo di El Niño.

Paesi come Fiji e Tuvalu producono una quota minima delle emissioni globali, ma sono tra i più esposti al possibile innalzamento dei mari, caldo estremo, siccità e infiltrazioni di acqua salata.

La segretaria generale di Amnesty International Agnès Callamard ha invitato i leader mondiali ad ascoltare le comunità del Pacifico e a tradurre le dichiarazioni politiche in misure concrete.