TRENTO - “Non mi piaceva il cricket, mi era stato insegnato e facevo finta che mi piacesse: non ero poi così tanto bravo, ai giovani dico ‘non fatelo’. Il nuoto l’ho scoperto per sbaglio: mi è stato detto da mia mamma, mentre guardavo mia sorella nuotare, che avrei potuto fare anch’io qualche gara durante la settimana e quindi ci ho provato”. Lo ha raccontato l’ex nuotatore australiano Ian Thorpe, intervenuto al Festival dello Sport a Trento. “Tutti pensano sia una cosa che mi viene naturale, invece non è vero - ha continuato Thorpe -. Ero allergico alla clorina, cosa molto strana per un nuotatore, e avevo anche delle adenoidi nel naso che poi mi sono state tolte. Anche quando sono diventato campione del mondo tutti gli altri vedevano in me qualcosa che io non riuscivo a vedere: pensavo mi sarebbe capitato una volta nella vita, ma poi nella gara successiva non ho fatto il record mondiale e mi sono reso conto che si trattava di fare sempre un po’ alla volta. Nell’anno successivo ho battuto quattro record mondiali in quattro giorni: è lì che sono passato dall’essere un bambino troppo piccolo per partecipare alle Olimpiadi a un uomo che secondo tutti doveva vincere. Si tratta di scegliere tra avere il peso della nazione sulle spalle e la nazione che ti volta le spalle: ho avuto entrambe le esperienze”.

“Nella staffetta sono stato l’ultimo ed evidentemente ero il più piccolo: ero stato messo contro il nuotatore più veloce del mondo, era un grandissimo rischio ma ognuno in quella gara ha fatto il suo meglio”, ha sottolineato l’ex nuotatore, ricordando i Giochi di Sydney e l’oro nella 4x100. “Quella sera ho tirato un urlo pazzesco quando hanno annunciato che il team australiano aveva vinto la gara - ha aggiunto Thorpe -. Il mio rivale era di poco davanti a me prima del segnale dei 50 metri e l’energia della folla è diventata un silenzio impressionante: dopo la virata avevo perso un po’ di distanza, sapevo che dovevo battere un po’ di più per avvicinarmi. Quando mancavano 25 metri ho cominciato a sentire nuovamente il boato: al segnale dei 10 metri mi sono detto che il mio rivale stava facendo più di me. Quando sono arrivato a toccare la parete c’è stato un urlo incredibile della folla: è stato un caos incredibile in tutto il paese, in Australia c’è un grande folklore in termini di sport”. “La vittoria di Cathy Freeman? Un momento da sogno per le Olimpiadi di Sydney, lo attendevamo tutti: si pensa che l’Australia sia un paese giovane, ma c’è una storia che risale a 50-60mila anni fa e magari le persone se ne dimenticano; Freeman ha unito la nazione”.