La conferma della credibilità ritrovata dall’Italia attraverso l’1-1 in casa della Francia, incontestabilmente tra le prime quattro Nazionali al mondo da almeno dieci anni, sta anche nella reazione di Roberto Mancini, che non si è crogiolato negli elogi, meritati, per il risultato e per il gioco. Nessuno poteva immaginare che il ct sarebbe riuscito a presentare a Saint-Denis una squadra in ricostruzione già così spigliata e consapevole del proprio valore internazionale. Tanto più dopo il tremebondo primo tempo di Roma contro il Belgio, che avrebbe potuto prosciugare le residue riserve di autostima di un movimento calcistico reduce da tre mancate partecipazioni consecutive al Mondiale.

Ora, però, il 4-1 in Turchia e l’autorevole pareggio allo Stade de France hanno restituito all’Italia parte dell’immagine perduta. Mancini lancia quindi un monito ai suoi giocatori e all’ambiente: fatti due importanti passi avanti, guai a tornare subito indietro, perché significherebbe vanificare il lavoro svolto in questa prima finestra, preziosa e insolitamente lunga, sottratta a campionati e coppe.
Il ct conosce bene i rischi di una partita solo apparentemente facile come quella di Bologna contro la Turchia. La squadra di Montella, in difficoltà e sotto pressione, potrebbe trovare proprio nelle critiche motivazioni superiori rispetto agli azzurri, che rischiano invece di sentirsi appagati dopo la bella prestazione di Parigi e per aver quasi raggiunto l’obiettivo minimo della Nations League: il terzo posto nel difficile girone A e la conseguente testa di serie nelle qualificazioni a Euro 2028.

All’insidia mentale si aggiunge quella fisica. Quattro partite in 11 giorni non sono uno scherzo, soprattutto a inizio stagione. Il piano iniziale prevedeva di dosare le energie e programmare il turnover, più semplice nelle prime tre gare e necessariamente più flessibile nell’ultima, considerando le condizioni atletiche dei giocatori e le esigenze dei club in vista della ripresa dei campionati.
Non si può ignorare, per esempio, che Donnarumma, Tonali e Pio Esposito siano stati titolari in tutte e tre le partite disputate finora. Inoltre, chi ha subito colpi o presenta acciacchi muscolari non può essere esposto a rischi inutili. A Bologna è quindi prevedibile un massiccio cambio di formazione. In Francia, invece, Mancini ha confermato nove degli 11 giocatori schierati a Bursa, dando l’impressione di aver individuato una squadra di riferimento, anche a costo di rinunciare a elementi importanti come Barella, Di Lorenzo e Gianluca Mancini.

Dovrà ora cambiare molto, ma l’idea tattica appare chiara: una difesa con Kayode, Scalvini e Bastoni, Calafiori pronto ad accentrarsi, una mediana composta da Frattesi, Tonali e Fagioli e un attacco formato dai fratelli Esposito e Kean, caratterizzato da continui interscambi e inserimenti. Al di là degli uomini, però, Mancini chiede soprattutto di consolidare atteggiamento e tattica, fondati su coraggio e concentrazione.

L’Italia ha mostrato a Parigi di saper difendere con ordine, muoversi compatta e non avere paura di rischiare passaggi e uscite rapide e verticali dalla propria metà campo, accompagnate da un pressing che, se non viene eseguito in modo sincronizzato, può trasformarsi in un boomerang, come accaduto sul primo gol del Belgio a Roma. Il pressing vincente di Bastoni contro la Francia ha però dimostrato che i vantaggi possono superare i rischi.

A Saint-Denis è accaduto soprattutto qualcosa di importante e relativamente nuovo dopo la cavalcata dell’Europeo di cinque anni fa: per la prima volta da allora, davanti all’attacco più forte del mondo anche senza Mbappé, la difesa italiana è stata all’altezza della propria tradizione, non soltanto grazie alle parate di Donnarumma. Per superarla è servita l’invenzione di un campione, con il geniale calcio di punizione di Olise. Per questo, chiunque scenda in campo contro la Turchia dovrà dimostrare di saper difendere allo stesso livello. Sarebbe il primo tassello collocato al posto giusto nella lunga rincorsa verso il Mondiale 2030.