MADRID - Il tintinnio delle chiavi ha accompagnato decine di migliaia di persone nelle strade di Madrid e di oltre cinquanta città spagnole, in una nuova mobilitazione per il diritto alla casa.

Le manifestazioni di sabato sono arrivate all’indomani della bocciatura in Parlamento di due decreti del governo di Pedro Sánchez destinati a rafforzare le tutele degli inquilini e a intervenire sull’emergenza abitativa. A Madrid gli organizzatori hanno parlato di mezzo milione di partecipanti, mentre la delegazione del governo ne ha contati 70 mila.

La protesta è cresciuta dopo lo sfratto, qualche settimana fa, dell’87enne Maricarmen Abascal, diventato il simbolo di una crisi che riguarda soprattutto l’aumento dei prezzi e la difficoltà di trovare alloggi a costi sostenibili. Da giorni alcuni manifestanti sono accampati a Puerta del Sol. Sabato proprio le chiavi di casa sono diventate il simbolo dei cortei, insieme alla richiesta di ridurre gli affitti e rafforzare le garanzie per chi rischia lo sfratto.

Il Sindicato de Inquilinas, tra i promotori della mobilitazione, ha rilanciato l’ipotesi di uno sciopero generale. “La strada è chiara ed è lo sciopero generale”, ha dichiarato la portavoce Valeria Racu. RTVE riferisce che il sindacato ha avviato contatti con le organizzazioni sindacali in vista di una possibile mobilitazione nazionale.

La maggior parte delle manifestazioni si è svolta senza incidenti. Le tensioni maggiori si sono registrate a Valencia, dove alcune persone hanno superato le barriere predisposte attorno al Palau de les Arts, sede del Valencia Real Estate Summit. La polizia è intervenuta con cariche, lacrimogeni e proiettili di gomma. Secondo fonti della polizia citate da RTVE, almeno cinque persone sono state arrestate e nove agenti sono rimasti feriti. Alla manifestazione di Valencia hanno partecipato più di 6 mila persone, secondo la delegazione del governo.

Al centro della protesta ci sono i due decreti approvati dal governo il 29 settembre e sottoposti venerdì al Congresso. I testi prevedevano, tra le altre misure, nuove protezioni per gli inquilini, la sospensione temporanea di alcuni sfratti di persone vulnerabili e interventi sulla disponibilità di abitazioni a prezzi accessibili. Il primo decreto introduceva inoltre limiti temporanei ad alcuni acquisti immobiliari e misure fiscali riguardanti il settore. Il secondo mirava a rafforzare la stabilità dei contratti di locazione delle abitazioni principali. L’esistenza e il contenuto generale dei due provvedimenti sono confermati dagli atti ufficiali del Congresso.

La loro bocciatura è arrivata dopo che PP, Vox e Junts per Catalunya hanno votato contro i provvedimenti, lasciando il governo di minoranza senza i numeri necessari. La sconfitta parlamentare ha aperto anche una fase di incertezza politica. Pedro Sánchez si è preso il fine settimana per valutare la possibilità di convocare elezioni anticipate il prossimo 29 novembre, con l’opposizione di centrodestra guidata dal leader di Partido Popular, Alberto Núñez Feijóo che gli chiede di tornare rapidamente alle urne.

La crisi abitativa, tuttavia, supera lo scontro tra maggioranza e opposizione. Secondo i dati riportati da una delle fonti, la Banca di Spagna stima un deficit di circa 700 mila abitazioni rispetto alla domanda; nello stesso documento vengono citati dati dell’istituto nazionale di statistica INE secondo cui i prezzi delle case sono aumentati del 12,2% su base annua nel secondo trimestre del 2026.

È su questo terreno che la mobilitazione potrebbe pesare sulle prossime decisioni politiche. La richiesta arrivata dalle piazze non riguarda soltanto il destino dei due decreti bocciati, ma una risposta più ampia al costo dell’abitare. Mentre Sánchez valuta il futuro della legislatura, i movimenti degli inquilini puntano a trasformare le manifestazioni di questo fine settimana in una protesta nazionale più strutturata.